• 18 Maggio 2026 18:58

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Ricci (AIDIC): “Non c’è trasformazione industriale senza sicurezza”

Mag 18, 2026

AGI – Nessun cambiamento nel comparto manifatturiero può prescindere dalla tutela del lavoro e del territorio. A sostenerlo è Giuseppe Ricci, presidente di AIDIC (Associazione Italiana Ingegneria Chimica) e Chief Operating Officer Industrial Transformation di Eni, che domani parteciperà al convegno “Seveso, 50 anni dopo: dall’Incidente all’innovazione della Cultura della Sicurezza”, presso l’Istituto Superiore Antincendi (ISA) a Roma in via del Commercio 13. L’obiettivo dell’incontro è creare sinergie e integrazioni tra le competenze di CNVVF, ISPRA (SNPA), INAIL, Protezione Civile Nazionale, e della comunità dell’Ingegneria Chimica (Università ed Industria) rappresentata da AIDIC per un momento che non sia solo il ricordo di un fatto storico così rilevante, ma capace di tracciare le traiettorie future della prevenzione e della tutela del territorio.

“A cinquant’anni dall’incidente di Seveso, il nostro Paese ha il dovere di trasformare la memoria in responsabilità concreta. Il 10 luglio 1976 ha rappresentato una data spartiacque per l’Europa, dando origine alla normativa ‘Seveso’ e a una moderna coscienza del rischio industriale. Seveso – spiega Ricci – non è soltanto una pagina della storia industriale europea: è il punto da cui è nata una nuova cultura della prevenzione, della gestione del rischio e della tutela del territorio. Oggi, però, quella cultura è chiamata a confrontarsi con sfide ancora più complesse e profondamente diverse rispetto al passato”.

La sicurezza industriale torna a essere prioritaria proprio mentre il settore produttivo europeo attraversa una metamorfosi epocale. La transizione energetica, la digitalizzazione degli impianti e l’introduzione di nuove filiere tecnologiche stanno infatti ridisegnando i potenziali pericoli legati alle attività industriale.

L’impatto del clima e dei nuovi vettori energetici

Negli ultimi tempi, l’Unione Europea ha focalizzato l’attenzione sui fenomeni NaTech, ovvero quegli incidenti tecnologici provocati da anomalie climatiche e ambientali sempre più violente, che minacciano la tenuta infrastrutture strategiche e sistemi produttivi. Al contempo, il rapido sviluppo verso idrogeno, batterie, sistemi di accumulo energetico, biocarburanti e nuove reti intelligenti impone una costante revisione delle conoscenze ingegneristiche e dei protocolli di protezione.

“Oggi in Italia sono presenti oltre un migliaio di stabilimenti soggetti alla Direttiva Seveso, spesso collocati in aree industriali limitrofe a zone residenziali o strategiche per la logistica e l’energia – sottolinea il presidente di AIDIC – per questo, da tempo la sicurezza industriale non è un tema confinato agli addetti ai lavori: riguarda direttamente la tutela dei lavoratori, dei cittadini, dell’ambiente, delle infrastrutture critiche e quindi della resilienza del Paese”.

Dalla minaccia informatica allo sviluppo sostenibile

L’attualità ci ricorda inoltre quanto i sistemi industriali siano esposti a nuove vulnerabilità, comprese quelle digitali. Gli attacchi cyber contro infrastrutture strategiche e reti energetiche rappresentano oggi un elemento di rischio concreto che si affianca ai tradizionali imprevisti d’impianto. La cultura della prevenzione deve quindi evolversi integrando la tutela fisica delle strutture, la salvaguardia dell’ecosistema e la cybersecurity.

L’insegnamento che deriva dal disastro del 1976 conserva intatta la sua forza: finanziare la prevenzione non rappresenta un mero adempimento formale, bensì una leva per stimolare l’avanzamento tecnologico, l’efficienza sui mercati e la sostenibilità sul lungo periodo. La transizione ecologica e l’adozione di fonti alternative offrono un’occasione d’oro all’economia europea, a patto che vengano supportate da calcoli ingegneristici rigorosi, controlli periodici, addestramento del personale e una lungimirante pianificazione del rischio.

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