Per tre anni Le Mans aveva parlato italiano, tre edizioni consecutive vinte dalla Ferrari avevano riportato il Cavallino Rampante al centro del mondo endurance, riscrivendo una storia che sembrava appartenere soltanto ai libri e alle fotografie in bianco e nero. Ma la 24 Ore più famosa del pianeta vive di cicli, di rivincite e di attese. Dopo aver osservato da lontano la festa rossa, la Toyota è tornata a fare ciò che meglio conosce: vincere. La 94esima edizione della classica francese si è chiusa con il trionfo della GR010 Hybrid numero 7 affidata a Kamui Kobayashi, Mike Conway e Nyck De Vries, protagonisti di una gara praticamente perfetta. Una vittoria che interrompe il periodo di digiuno per il colosso giapponese e mette fine alla striscia Ferrari iniziata nel 2023.
È stata una Le Mans diversa da quelle degli ultimi anni, meno favorevole alla Ferrari, più aperta dal punto di vista tecnico e strategico. Una gara combattuta fino alle ultime ore tra marchi che rappresentano il meglio dell’automobilismo mondiale. BMW, Cadillac e Toyota si sono sfidate senza esclusione di colpi, mentre la Ferrari ha dovuto inseguire in una gara che si era messa subito in salita.
Ferrari, da favoriti a inseguitori
La vigilia aveva raccontato una storia abbastanza chiara. A Maranello sapevano che ripetere il miracolo delle precedenti edizioni sarebbe stato complicato, lo aveva ammesso anche il management Ferrari nei giorni precedenti alla gara. Le simulazioni non lasciavano spazio a illusioni, la 499P avrebbe dovuto superarsi per lottare per la vittoria. Le prime ore di gara hanno subito confermato le previsioni. Tra i 186 piloti che hanno preso parte alla gara, in pole position c’era la BMW di Kevin Magnussen, ma già nelle prime curve il danese ha perso il comando sotto gli attacchi della Cadillac e della seconda BMW guidata da René Rast. Le Ferrari ufficiali si sono mantenute nelle posizioni di vertice senza però mostrare quel passo devastante che aveva caratterizzato le ultime edizioni. La sensazione era chiara, questa volta il Cavallino non aveva il vantaggio tecnico necessario per controllare la corsa. E quando a Le Mans non puoi dominare, ogni minimo errore pesa il doppio.
Gli episodi che hanno condannato la Ferrari
La gara della Ferrari è stata una continua lotta contro gli imprevisti. La numero 51 di Alessandro Pier Guidi, James Calado e Antonio Giovinazzi ha compromesso parte della propria corsa nelle prime ore quando Pier Guidi è entrato in contatto con una vettura LMP2, abbattendo alcuni paletti di delimitazione del tracciato. L’episodio è costato un drive through che ha fatto precipitare l’equipaggio nelle retrovie. Ancora più complicata la corsa della vettura gemella numero 50 con Antonio Fuoco protagonista di un testacoda durante una fase di doppiaggio e, nella notte, l’equipaggio ha perso circa mezz’ora ai box a causa di un problema all’impianto antincendio. Otto giri lasciati per strada che hanno cancellato ogni ambizione di podio. La resa definitiva è arrivata dopo circa diciotto ore di gara, quando un guasto elettronico ha costretto la vettura al ritiro.
A quel punto le speranze Ferrari erano affidate soprattutto alla numero 51 e alla AF Corse numero 83 di Robert Kubica, Phil Hanson e Yifei Ye. Troppo poco per contrastare una Toyota che, giro dopo giro, stava costruendo la propria rivincita.
Il capolavoro strategico della Toyota
Se c’è una parola che descrive la vittoria della casa giapponese è pazienza. La Toyota non è stata la vettura più veloce sul giro secco, non ha dominato la qualifica e non è partita davanti a tutti. Ha semplicemente eseguito la gara perfetta. Gli ingegneri del team giapponese hanno intuito fin dalle prime ore che la chiave della corsa sarebbe stata la strategia. Così hanno anticipato le soste rispetto agli avversari, una scelta che ha pagato immediatamente quando una Full Course Yellow nella terza ora ha rimescolato le carte. Da quel momento le due GR010 Hybrid hanno iniziato una lenta ma inesorabile risalita. Mentre Ferrari accumulava problemi, BMW perdeva una vettura in seguito a un incidente e Cadillac vedeva sfumare le proprie ambizioni per una serie di inconvenienti tecnici e penalità, Toyota continuava a macinare chilometri senza sbavature. È il vecchio mantra dell’endurance, prima di vincere bisogna sopravvivere. I giapponesi sono stati i migliori a farlo.
Le ultime tre ore che hanno deciso tutto
Il momento chiave della gara è arrivato nel pomeriggio della domenica. Per gran parte della mattinata BMW e Cadillac avevano dato l’impressione di poter contendere il successo alla Toyota. La BMW numero 20 di Frijns, Rast e Van der Linde era addirittura riuscita a prendere il comando. Poi è arrivato l’errore, un’incomprensione nel traffico e una sbavatura del pilota olandese hanno fatto perdere secondi preziosi e soprattutto il controllo della gara. Toyota non si è fatta pregare, Brendon Hartley con la numero 8 e Nyck De Vries con la numero 7 hanno attaccato contemporaneamente la Cadillac numero 12, prendendosi le prime due posizioni e cambiando definitivamente il volto della corsa.
Da quel momento la GR010 numero 7 ha iniziato a costruire il proprio vantaggio. Negli ultimi stint Kamui Kobayashi ha mostrato tutta la sua esperienza, controllando il margine sugli inseguitori e guidando la Toyota verso una vittoria che mancava dal 2022. Quando la bandiera a scacchi è finalmente scesa sul rettilineo dell’Hunaudières, il messaggio era chiaro, Toyota è tornata.
Una vittoria che vale molto più di una gara
Per Toyota questo successo ha un valore enorme. Dopo cinque vittorie consecutive tra il 2018 e il 2022, la casa giapponese aveva visto Ferrari prendersi la scena. Tre anni di dominio rosso avevano ridimensionato una squadra che sembrava imbattibile. Le Mans, però, è una corsa che premia la perseveranza. Kobayashi e compagni hanno saputo attendere il momento giusto, senza mai perdere la convinzione di poter tornare al vertice. Il podio finale racconta bene il livello della competizione: Toyota prima e terza, BMW seconda, Cadillac quarta e Ferrari soltanto quinta con la vettura campione del mondo in carica. Un risultato che certifica quanto il FIA World Endurance Championship sia diventato il campionato più competitivo degli ultimi decenni.
Ferrari guarda avanti
Il quinto posto della numero 51 e il settimo della numero 83 non possono soddisfare una squadra che arrivava a Le Mans da dominatrice assoluta. A Maranello nessuno parla di disfatta, anzi le parole di Antonello Coletta e Ferdinando Cannizzo al termine della gara raccontano un ambiente consapevole dei propri limiti in questa specifica occasione, ma ancora convinto della bontà del progetto 499P. Ferrari lascia la Francia con punti importanti per il mondiale Costruttori e con la consapevolezza di aver massimizzato quanto possibile in un weekend complicato.
La sensazione è che il Cavallino abbia perso una battaglia, non la guerra. Perché il campionato è ancora lungo e il prossimo appuntamento di Interlagos, con la 6 Ore di San Paolo in programma il 12 luglio, offrirà immediatamente una possibilità di riscatto. Intanto, però, la notte più importante dell’anno appartiene nuovamente al Giappone. Dopo quattro anni di attesa, Toyota è tornata sul tetto del mondo e guida anche la classifica costruttori con oltre 60 punti da Ferrari. A Le Mans, dove il tempo sembra fermarsi ma la storia continua a correre, questa è sempre una notizia destinata a lasciare il segno.