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«Jihad in Italia, rischio più concreto»

Feb 27, 2017

Anzich partire per i territori di guerra, dove ormai l’Isis spesso in difficolt, sempre pi concreta l’ipotesi che un jihadista residente in Europa pianifichi subito un attacco. E l’Italia fa parte di questo scenario. L’allerta contenuta nella relazione annuale del Dis presentata oggi a Palazzo Chigi dal presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. Il documento nota come due avvenimenti hanno alterato gli equilibri geopolitici internazionali: sono la Brexit e l’elezione di Donald Trump. Riducono la forza dei contesti di alleanze internazionali, riportano le nazioni ad agire da sole.

L’Italia si trova in una pronunciata esposizione alle sfide del terrorismo jihadista, i massicci flussi migratori e una non ancora piena ripresa economica. In particolare la minaccia fondamentalista agisce con diverse matrici: pianificazioni di attentati ad alto impatto mediatico, attacchi di “lupi solitari”, reclutamenti in line di nuovi adepti. L’intelligence lancia l’allarme sui cosiddetti “leoncini del Califfato”: Ha assunto maggio rilievo nella propaganda il ruolo dei bambini e la relazione ricorda i video che ritraggono giovani seduti tra i banchi di scuola o nei campi di addestramento. E in Italia poi sempre pi concreto si configura il rischio, dice la relazione annuale, che nell’impossibilit di partire per i territori del Califfato, gli affiliati all’Isis decidano di compiere il jihad direttamente in territorio italiano.

N separato con un confine netto, da questo scenario, il fenomeno delle migrazioni di massa, ormai definito una patologia sistemica dove spiccano non solo network criminali transnazionali ma anche pericolose tra i trafficanti di esseri umani e circuiti terroristici attivi nei Paesi di origine. In proposito l’intelligence fa notare come nel 2016 sia ripresa ed in corso una campagna anonima contro i Cie, i centri di identificazione ed espulsione, svolta dai circuiti antagonisti e anarco-insurrezionalisti.

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Il Dis mette anche in guardia sulle criticit delle imprese nazionali dinanzi a un’accresciuta sovraesposizione rispetto a manovre acquisitive dettate – sottolinea la relazione – da finalit di depotenziamento competitivo. La lista delle minacce si allunga con quelle informatiche: cybercrime, cyberterrorism, spionaggio per la sottrazione di valori industriali e commerciali, ma anche istituzionali.

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