• 4 Giugno 2026 10:02

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Gp Montecarlo, quella volta che Ascari finì in mare con la sua auto

Giu 4, 2026

Il 22 maggio 1955 Alberto Ascari compì un vero miracolo. Il due volte campione del mondo di Formula 1 uscì vivo da uno degli incidenti più spettacolari e incredibili della storia dell’automobilismo. Quattro giorni dopo, però, il destino gli presentò un conto impietoso: una banale sessione di prove a Monza si trasformò in una tragedia che avrebbe privato l’Italia di uno dei suoi più grandi piloti.

Il ‘tuffo’ nel porto di Montecarlo

Al Gran Premio di Monaco del 1955, Ascari era al volante della Lancia D50. Dopo il ritiro di Stirling Moss, l’italiano si trovò in una posizione favorevole quando, all’80° giro, commise un errore all’uscita della chicane del porto. La vettura sfondò le protezioni del circuito e si lanciò direttamente nelle acque del porto.

Per alcuni interminabili secondi il pubblico vide soltanto bolle d’aria e una chiazza d’olio sulla superficie del mare. Poi accadde l’impensabile: il caratteristico casco azzurro di Ascari riemerse dall’acqua. Il pilota riuscì a liberarsi dall’abitacolo e fu recuperato dai soccorritori. Se la cavò con un naso rotto, varie contusioni e un forte shock.

Il ritorno in pista

Ascari tornò a Milano per riprendersi dall’incidente. Nessuno poteva immaginare che quella sarebbe stata l’ultima settimana della sua vita. Il 26 maggio ricevette una telefonata dagli amici Luigi Villoresi ed Eugenio Castellotti, impegnati a Monza nei test della Ferrari 750 Sport in vista della 1000 Chilometri Supercortemaggiore. Ascari decise di raggiungerli all’autodromo.

In teoria non avrebbe dovuto guidare. Era lì soltanto come spettatore. Ma all’ultimo momento chiese di percorrere qualche giro per verificare di non aver perso fiducia dopo l’incidente di Monaco.

Salì così sulla Ferrari 750 Monza di Castellotti. Indossava abiti civili, una camicia con la cravatta e il casco bianco prestato dall’amico. Aveva lasciato a casa il suo inseparabile casco azzurro portafortuna.

L’incidente mortale a Monza

Dopo appena tre giri accadde l’inspiegabile. Alla veloce curva del Vialone, una delle più rapide del circuito brianzolo, la Ferrari sbandò improvvisamente. La vettura si capovolse più volte e Ascari venne sbalzato fuori dall’abitacolo. Le ferite riportate furono fatali. Morì pochi minuti dopo, all’età di soli 36 anni.

Le cause dell’incidente non sono mai state chiarite con certezza. Nel corso degli anni sono state avanzate molte ipotesi: un malore conseguente al trauma di Monaco, un errore di guida, una distrazione, un problema meccanico o addirittura la presenza di una persona sulla pista. Nessuna teoria è mai stata confermata definitivamente.

Una serie di coincidenze inquietanti

La morte di Ascari è entrata nella leggenda anche per una serie di sorprendenti coincidenze. Suo padre, il celebre pilota Antonio Ascari, era morto in gara il 26 luglio 1925. Anche lui aveva 36 anni. Anche lui lasciò una moglie e due figli. E anche lui perse la vita pochi giorni dopo essere scampato a un altro incidente. Persino il numero delle vittorie nei Gran Premi validi per il campionato era lo stesso: tredici.

L’eredità di un campione

Quando morì, Ascari era il pilota italiano più forte della sua generazione e uno dei più grandi talenti della Formula 1 nascente. Campione del mondo nel 1952 e nel 1953, fu il primo pilota Ferrari a conquistare il titolo iridato. La curva del Vialone di Monza, dove perse la vita, venne successivamente ribattezzata in suo onore e oggi il suo nome vive nella celebre Variante Ascari, uno dei punti più iconici del circuito.

La sua storia resta una delle più drammatiche e affascinanti dell’automobilismo: sopravvissuto a un tuffo nel porto di Montecarlo che sembrava impossibile da raccontare, Alberto Ascari trovò la morte appena quattro giorni dopo in quello che avrebbe dovuto essere un semplice test tra amici. Un epilogo che ancora oggi rappresenta uno dei più grandi misteri della Formula 1.

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