• 7 Agosto 2026 21:43

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Bugatti Destrier, la hypercar da 1.600 CV alta un metro

Ago 7, 2026

Ai tempi del Medioevo il destriero era il forte e agile cavallo che i cavalieri usavano in battaglia. Ai giorni nostri quella parola assume un’altra forma: ha quattro ruote, uno sguardo minaccioso e niente sembra poterla intimidire. Terza opera unica del programma Solitaire, la Bugatti Destrier conserva la base tecnica della Bolide, ma si libera dalla ricerca ossessiva della deportanza. Le appendici più vistose vengono ridotte o integrate nella carrozzeria e le forme trovano ampio risalto. Non tutte, in realtà, sono scomparse: la Casa francese ha valorizzato la conformazione della vettura, simile a un purosangue prossimo allo scatto.

Un metro di altezza

Ok il nome evocativo, ma da cosa si riconosce una Destrier? Dall’altezza, innanzitutto: un metro preciso preciso, un risultato mai raggiunto prima da una Bugatti, reso possibile anche grazie alla particolare collocazione dell’abitacolo, incassato fra i due parafanghi anteriori. La posizione deriva dall’impostazione estrema della Bolide, ma la Destrier accentua l’effetto con cerchi da 20 pollici davanti e 21 dietro, contro i 18 della progenitrice. È forte il contrasto con la carrozzeria molto bassa, che si restringe subito dietro le portiere, prima di allargarsi sopra le ruote posteriori. Come sottolinea il produttore stesso, l’accostamento tra la vita pronunciata e i tratti muscolosi, comune nei primi bozzetti dei designer, difficilmente arriva intatto sulla vettura definitiva.

Ufficio Stampa BugattiBugatti Destrier: la Bolide si trasforma in una scultura da 1.600 CV

Regnare in pista, monopolizzare le attenzioni alle fiere con vetture derivanti dalla stessa base tecnica. In questo, i libri di storia ce lo insegnano, Bugatti è maestra dalla fine degli anni Trenta, quando impiegò il telaio della famiglia Type 57 su modelli diversi, entrati negli albi d’oro o nei ricordi degli appassionati. Ve le ricordate, la 57G Tank e la 57C Tank? Una vincitrice alla 24 Ore di Le Mans del 1937, l’altra trionfante nell’edizione del 1939, avevano entrambe messo in ginocchio le rivali più accreditate del periodo. E anche la 57SC Atlantic ha sfondato i cancelli dell’immortalità, ma per l’estetica.

Accomunate dalla monoscocca in fibra di carbonio, la Bolide e la Destrier hanno un presente e un futuro radioso davanti, una in pista e l’altra alle esposizioni. Sopra il parabrezza della Destrier si trova una targhetta incisa al laser con le immagini della Type 57G Tank e della Type 57SC Atlantic: non sia mai che sfugga il collegamento.

Tonalità Sapphire Celeste

Le Bugatti moderne si riconoscono anche per la C-line, la cornice metallica delle fiancate. Sulla Destrier i designer hanno pensato di spezzare la continuità prima del passaruota anteriore e di riprenderla subito dopo, facendola incontrare con la griglia anteriore. Così la carrozzeria “respira”, fanno sapere dalla Casa e tradotto significa “appare meno rigida”. A tal proposito, la griglia, sempre a ferro di cavallo, è più larga rispetto a quella della Bolide, in modo da comunicare maggiore eleganza e meno aggressività, entro certi limiti, perché di una granturismo rassicurante non ha nemmeno l’ombra. Ispirato alla Chiron Profilée, l’alettone confluisce nella carrozzeria, mentre fari e fanali seguono sequenze geometriche ripetute, i motivi parametrici, come dicono “quelli bravi”.

Al variare della luce, risaltano le forme della carrozzeria, in tonalità Sapphire Celeste, sviluppata appositamente per l’occasione. Da questa particolare vernice multistrato deriva un effetto visivo magnetico: lo scintillio del diamante. Il contrasto con gli elementi in alluminio lucidato lascia il segno, e lo stesso si può dire riguardo alle parti in fibra di carbonio coordinate con il Sapphire Celeste, visibili sullo splitter anteriore e sul diffusore posteriore. Nel vano motore alcune parti metalliche hanno una superficie martellata, richiamo alle armature medievali lavorate a mano. E la storia bussa di nuovo prepotentemente: la “Pope”, soprannome affibbiato alla Type 57SC Atlantic con telaio 57591, era blu in origine, prima che il proprietario la facesse riverniciare di nero.

Salotto agli antipodi della Bolide

L’abitacolo, essenziale e orientato alla pista, della Bolide non ha nulla a che vedere con il salotto della Destrier, paragonato da Bugatti all’atelier di un sarto. E in effetti i punti in comune si sprecano, come ad esempio il fatto che ciascun materiale è stato selezionato per l’unico proprietario: pelle, nabuk e un tessuto tridimensionale. I primi due sono in Ambre Voyageur, un marrone caldo.

Ufficio Stampa BugattiIl salotto della Bugatti Destrier non ha nulla a che vedere con l’abitacolo della Bolide

Il tessuto riprende le tecniche applicate nell’alta moda e nell’abbigliamento sportivo ad alte prestazioni. A differenza di un normale rivestimento, permette di realizzare superfici tridimensionali continue, prive delle cuciture tradizionali, e al suo interno presenta sottili fili di rame, che producono piccoli riflessi luminosi. La finitura metallica martellata dell’esterno viene ripresa nell’abitacolo su quattro elementi: apriporta, bocchette dell’aria, mozzo del volante e battitacco. Nel bel mezzo dell’abitacolo, una piccola bandiera francese è la prova inequivocabile che il marchio non ha dimenticato le proprie radici.

1.600 CV di eleganza

Un pezzo unico l’auto lo è fin nei minimi dettagli, come dimostrano l’emblema della Destrier e la sigla 1/1 sul tappo dell’olio, malgrado il motore sia lo stesso della Bolide, un W16 quadriturbo da 8,0 litri, che sprigiona 1.600 CV. Quali siano le prestazioni effettive sarebbe interessante scoprirlo, ma dovremo convivere con questa curiosità visto che Bugatti, almeno nel comunicato ufficiale, ha preferito non soffermarsi, quasi fossero un elemento secondario. E, in un certo senso, lo sono anche: in confronto ad altre hypercar, la Destrier preferisce farsi riconoscere per l’eleganza e la lavorazione artigianale.

Il gran debutto avverrà fra poco più di una settimana al Pebble Beach Concours d’Elegance, l’appuntamento centrale della Monterey Car Week in programma il 16 agosto 2026. Frank Heyl, direttore del design, commenta con enfasi l’ultima fatica del programma Solitaire:

“La Destrier non è un’auto da capire con la testa, ma da sentire con il cuore. La Bolide ci ha dato le proporzioni più estreme mai create e, liberandole dalla sua incessante ricerca della deportanza, abbiamo potuto mostrarle per quello che sono: pura scultura. Proprio come il telaio della Type 57 ha dato al mondo una vincitrice di Le Mans e l’Atlantic, oggi una sola base tecnica ha generato due capolavori completamente diversi. Sono convinto che, fra cinquant’anni, la Destrier farà ancora bella mostra di sé sui prati dei concorsi d’eleganza”

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