• 8 Agosto 2026 9:26

Corriere NET

Succede nel Mondo, accade qui!

Manca l’acqua, autolavaggi costretti a chiudere in Francia

Ago 8, 2026

Davanti alle piste di lavaggio le file di auto hanno lasciato posto a un cartello con l’ordinanza prefettizia. In alcune zone della Francia la siccità ha costretto i centri di autolavaggio a chiudere, lasciando i gestori senza incassi mentre bollette e altre spese continuano ad arrivare. Nell’Essonne, dipartimento situato a sud di Parigi, sette imprenditori indipendenti denunciano una situazione diventata insostenibile.

Dal 17 luglio 2026 la zona Orge-Rémarde è stata collocata al livello di crisi, il più grave previsto nella gestione francese della siccità. Il provvedimento interessa 33 Comuni e limita gli utilizzi secondari dell’acqua, compreso il lavaggio delle automobili. L’interdizione riguarda sia i privati sia le attività professionali presenti nel territorio coinvolto.

Centri chiusi e nessun incasso

Tra gli esercenti colpiti figura Steve Lyonnard, 52 anni, proprietario della stazione La Folie di Saint-Germain-lès-Arpajon che da settimane osserva l’impianto vuoto, impossibilitato ad accogliere clienti e costretto a esporre il provvedimento davanti alle postazioni.

Il problema va al di là la perdita degli incassi giornalieri. Canoni e costi legati alla gestione continuano a correre anche con i getti fermi e, secondo gli operatori ascoltati dalla stampa francese, manca persino un’indennità per la chiusura forzata. Dopo la siccità del 2022, sostengono, diverse assicurazioni avrebbero smesso di coprire questo genere di fermo, perché i rimborsi versati in quella circostanza erano stati troppo elevati.

Riaprire ignorando il divieto sarebbe impraticabile: stando alle informazioni riportate, per i professionisti le sanzioni possono arrivare a 7.500 euro e tentare di limitare le perdite rischierebbe, quindi, di peggiorare ulteriormente il bilancio.

La battaglia sull’acqua riciclata

I gestori riconoscono la necessità di proteggere una risorsa diventata scarsa, ma contestano il modo in cui le restrizioni vengono applicate. Le stazioni professionali raccolgono e trattano l’acqua sporca, impedendo che residui di idrocarburi o metalli finiscano direttamente nel terreno, e molti impianti recuperano una parte dell’acqua utilizzata, anche se il recupero va distinto da un circuito completamente chiuso.

Per gli operatori, il divieto finisce per mettere sullo stesso piano un’attività professionale e il lavaggio domestico dell’auto. Il 23 luglio un gruppo di gestori indipendenti ha scritto alla prefettura per ottenere una deroga, in cui i firmatari si impegnavano a rinunciare temporaneamente ai rulli e a utilizzare soltanto le lance ad alta pressione, considerate meno esigenti in termini di consumo.

La loro richiesta mette le autorità davanti a una scelta scomoda: consentire l’apertura, anche con forti limitazioni, permetterebbe alle imprese di conservare almeno una parte del fatturato, mantenere il divieto garantirebbe invece un risparmio immediato proprio nel momento di massima emergenza. Al momento manca una soluzione capace di tenere insieme entrambe le esigenze.

Un problema destinato a ripetersi

L’ordinanza è prevista fino al 31 ottobre, salvo revoca anticipata o successiva proroga. Molto dipenderà dalle piogge e dal recupero della portata dei corsi d’acqua, scesa sotto i livelli critici dopo settimane di caldo e precipitazioni insufficienti.

Con periodi di siccità più frequenti, altre imprese legate all’utilizzo dell’acqua potrebbero ritrovarsi davanti allo stesso problema. Se risparmiare la risorsa rimane inevitabile, decidere chi debba sopportarne interamente il costo economico è una questione politica ancora senza risposta.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Guarda la Policy

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close