Messa davanti a un bivio come tutte le altre realtà del settore, Stellantis ha appena definito la rotta per restare protagonista nell’industria automobilistica. Ormai non si può neanche più parlare solo di motori, carrozzeria o di quanto una plancia sia bella: lo scontro vero, quello destinato a riscrivere gli equilibri negli anni a venire, riguarda il software. Con i due accordi appena chiusi con Wayve e Qualcomm, il gruppo italo-franco-americano si accinge a cambiare l’architettura stessa delle sue vetture, dando prova di un coraggio industriale non indifferente in un momento di profonda incertezza sulla scena globale.
Piattaforma universale
Probabilmente la collaborazione più audace è quella stipulata insieme a Wayve. Invece di puntare sui soliti sensori che seguono regole fisse e rigide, Stellantis ha scelto l’approccio end-to-end del partner per assicurarsi un’intelligenza artificiale capace di fare tesoro dell’esperienza sul campo. Ne dovrebbe derivare un’assistenza alla guida (il cosiddetto Livello 2++) molto meno “robotica” e più naturale nel gestire il traffico cittadino o i cambi di corsia in autostrada. Il punto critico, qui, non è solo la capacità di frenare o sterzare da soli, ma la fluidità di interazione uomo-macchina, da sempre il tallone d’Achille dei sistemi attuali.
Lo sviluppo di un prototipo funzionante in appena due mesi la dice lunga su quanto stiano correndo, dopotutto l’impegno è di portare la tecnologia sul mercato americano nel 2028. Fantascienza? No, il piano industriale serrato mira a portare l’innovazione su un bacino enorme di veicoli.
Da un lato Wayve mette il “cervello”, dall’altro Qualcoom fornisce i “muscoli”. Per mantenere un prodotto all’avanguardia occorre potenza di calcolo elevata ed è proprio quanto il nuovo accordo offre. Usare lo Snapdragon Digital Chassis come piattaforma universale sull’intera flotta, dal modello entry-level al fuoristrada premium, permette di avere una base solida, un punto di riferimento a cui aggrapparsi per evitare la frammentazione tecnologica che affligge diverse rivale.
Aggiornamenti in tempo reale
Oltre all’abbattimento dei costi, viene implementata una piattaforma dove aggiornare software, infotainment e sistemi di sicurezza in tempo reale, sulla falsariga dei meccanismi ormai rodati sugli smartphone: il telefono rimane lo stesso, le funzioni cambiano con un click. Basato sugli upgrade via etere (OTA), il modello di business apre inoltre la strada a ulteriori flussi di ricavi ricorrenti, ai quali gli investitori prestano la massima attenzione.
Inoltre, il probabile passaggio di aiMotive (l’azienda di simulazione di Stellantis) sotto l’ala di Qualcomm darebbe modo al colosso delle quattro ruote di delegare una parte dello sviluppo complesso a un partner specializzato.
Forse nella prospettiva dell’utente medio cambia poco, ma la promessa è significativa: le auto che compreremo tra un paio d’anni non saranno più “congelate” al momento dell’acquisto. Entreremo in possesso di mezzi abilitati a diventare più sicuri e intelligenti col tempo grazie a un’elettronica condivisa dall’intera gamma. Stellantis sta provando a togliersi di dosso l’etichetta di “vecchio costruttore” per mettersi addosso quella di “azienda tech”: una scommessa enorme, perché se è vero che la potenza di calcolo è il futuro, è anche vero che gestire milioni di auto connesse non è una passeggiata. La sfida è aperta: il 2028 non è così lontano.