A volte basta un dettaglio piccolo a far crollare un castello di irregolarità. È quello che è successo a un camionista italiano di 63 anni fermato sull’autostrada A13 in Svizzera, nel canton Grigioni: a tradirlo, all’inizio, è stata una coppia di fari non a norma. Gli agenti del Centro di controllo del traffico hanno fermato il mezzo per una questione di illuminazione e, una volta avviata l’ispezione approfondita, hanno trovato ben altro. Il tachigrafo raccontava infatti una storia piuttosto diversa da quella che avrebbe dovuto.
Le pause obbligatorie
Il regolamento europeo 561/2006 – valido in tutta l’Unione Europea e recepito anche in Svizzera – fissa limiti precisi sui tempi di guida e riposo per i conducenti di veicoli pesanti. Il limite giornaliero è di 9 ore, estendibile a 10 ore per un massimo di due volte alla settimana. Quello settimanale non può superare le 56 ore, con un tetto di 90 ore su due settimane consecutive.
Le soste obbligatorie previste dalla normativa sono altrettanto vincolanti: dopo 4,5 ore di guida continuativa è obbligatoria una pausa di almeno 45 minuti, che può essere suddivisa in due spezzoni (prima una pausa da 15 minuti, poi una da 30). Queste regole non esistono per burocratizzare la vita degli autotrasportatori: esistono perché un camion di decine di tonnellate guidato da una persona stanca è uno dei pericoli più concreti che si possano trovare su un’autostrada.
Tachigrafo truccato
L’ispezione svizzera ha rivelato che negli ultimi 57 giorni il camionista aveva ignorato le pause obbligatorie più di 40 volte, restando al volante fino a 13 ore consecutive. Non si trattava di qualche sforamento occasionale dovuto a traffico o imprevisti: era un comportamento sistematico, documentato nel tempo. L’uomo aveva percorso numerosi tragitti senza inserire la propria carta nel tachigrafo, un modo per impedire al dispositivo di registrare i dati reali di guida.
Il tachigrafo digitale è praticamente impossibile da ingannare in modo trasparente: ogni manipolazione lascia tracce. Solitamente il tentativo di aggirarlo non è un gesto isolato, richiede abitudine, consapevolezza e, il più delle volte, la complicità o almeno la tacita tolleranza dell’azienda di trasporto per cui si lavora.
Multa e non solo
Le conseguenze immediate sono state la fermata del mezzo e una multa di 2.000 franchi svizzeri, pari a circa 2.146 euro. Ma la storia non finisce con l’incasso della contravvenzione. Le autorità cantonali hanno avviato accertamenti per stabilire le sanzioni definitive e, soprattutto, per capire se si tratti di un caso sporadico o di una prassi consolidata all’interno dell’azienda. È questo il punto che può cambiare radicalmente la portata delle conseguenze.
Se l’impresa risultasse a conoscenza delle irregolarità – o peggio, le avesse incoraggiate indirettamente con obiettivi di consegna incompatibili con il rispetto dei tempi di riposo – scatterebbe la responsabilità in solido, con sanzioni che coinvolgerebbero direttamente la società.
Sul piano individuale, per il conducente il rischio più pesante non è la multa: è la possibile sospensione della carta di qualificazione del conducente, il documento senza il quale non si può lavorare nel trasporto professionale. Perderla significherebbe, di fatto, perdere il lavoro.
Un epilogo che sarebbe facilmente evitabile rispettando le norme. Ma che, ogni volta che si verifica, ricorda perché quelle norme esistono.