Ferrari a podio con Hamilton dopo una rimonta strepitosa. Leclerc idem al quarto posto. Sarebbe tutto fantastico se parlassimo di un’altra corsa. Le Rosse pativano davanti e si sono auto flagellate con una strategia omicida, sportivamente parlando. Un errore che ha tolto la possibilità di lottare per la vittoria. Non ci sono scuse per una scelta così sciagurata sulle gomme al via.
Avvio da incubo per la Ferrari
Il semaforo verde si fa attendere, bloccato dai capricci delle power unit, ma quando i motori tornano a ruggire, ai box Ferrari si consuma il primo dramma sportivo della giornata. Mercedes e Red Bull puntano sicure sulle Pirelli intermedie, la McLaren azzarda addirittura le mescole medie. Il muretto della Rossa, invece, gioca all’attacco in modo estremo: mescola Soft.
Il team italiano nutriva la speranza di un rapido miglioramento dell’asfalto umido. I tre passaggi alle spalle della Safety Car asciugano in parte la traiettoria, eppure l’aderenza è un miraggio. Sulla griglia, con la ripartenza da fermo, la tensione taglia l’aria. Lewis Hamilton e Charles Leclerc scuotono la testa: le coperture a banda rossa necessitano di almeno dieci tornate per entrare nella corretta finestra di utilizzo.
La pista emette subito la sua sentenza. Allo spegnimento dei semafori le due SF-26 annaspano, scivolano nelle retrovie, ostaggio di un’aderenza inesistente. Leclerc rientra ai box con urgenza. Al sesto passaggio il disastro è servito: il monegasco è ultimo, a oltre un minuto dal leader. Hamilton naviga nella piazza 17, con un passivo di dieci secondi a giro rispetto ai diretti rivali. Avvio letale.
Le Rosse mostrano i muscoli
Tuttavia, le corse sanno premiare la pazienza. Al decimo giro i tempi di Hamilton scendono, i parziali si accendono di verde. L’asfalto è pronto. Il ritiro di Bottas chiama in causa la Safety Car, momento in cui il gruppo intero passa alle gomme da asciutto. Charles Leclerc coglie l’attimo per una sosta, Lewis sceglie la continuità e rimane in pista. Si riparte con le Rosse in quindicesima e diciassettesima piazza.
Da quel momento si accende la miccia della SF-26. La vettura italiana domina sull’asciutto e dà il via a una furiosa progressione. Lewis scavalca Piastri con disinvoltura, archivia Lindblad e Ocon, e si prende la sesta posizione. Dal muretto arrivano i complimenti, uniti all’ordine perentorio di preservare le coperture in trazione per farle durare il più possibile.
Più indietro, Leclerc fatica molto di più contro la McLaren di Norris nel valzer dell’overboost, ma alla fine rompe gli indugi e si lancia all’inseguimento di Hülkenberg, Piastri e Lindblad. La progressione non si ferma. Hamilton si sbarazza di Lawson e mette nel mirino Hadjar. Al venticinquesimo giro, le comunicazioni radio confermano: gomma in buone condizioni e miglior ritmo in pista.
GP Bahrain, è podio: un risultato che fa male
Charles risale fino alla nona piazza con grinta assoluta, ma alla trentesima tornata torna ai box per un set di Soft nuove e rientra in dodicesima posizione. Poco dopo, con le coperture ormai esauste, anche Hamilton effettua la sua sosta insieme ad Hadjar e opta per la mescola Media. A mescole fresche, la musica non cambia. Leclerc stampa il giro più veloce assoluto, Lewis bracca la Red Bull.
L’inglese non ama le Pirelli a banda gialla, eppure il suo passo è comunque molto buono. Resta l’imperativo di gestire il degrado per ventidue infiniti giri. A sette passaggi dal termine, il britannico è incollato agli scarichi di Hadjar, ma no riesce a passarlo. Poi arriva la Virtual Safety Car, seguita a stretto giro da una Safety Car per il ritiro di Russell, che riscrive però le regole del finale.
Ferrari risponde con freddezza e chiama una doppia sosta per montare di nuovo le Soft. Alla ripartenza, con sole quattro tornate a disposizione, si consuma l’assalto. Hamilton divora la Red Bull in un giro, Leclerc fa lo stesso al passaggio successivo. Le SF-26 tagliano il traguardo in terza e quarta posizione. Un podio dal sapore dolceamaro, non può essere altrimenti.
Senza quella disastrosa roulette iniziale con le gomme, il Cavallino Rampante aveva le carte in regola per dettare legge fino alla bandiera a scacchi. Ed è proprio questo il rammarico che resta nell’analizzare la gara della Ferrari. Uno sbaglio davvero inspiegabile. Un rischio preso senza cognizione di causa che poteva solo trasformare il via in un disastro e buttare via una buona qualifica.
BP Bahrain, classifica finale:
N.
Pilota
Team
Giri
Tempo / Ritiro
Punti
1
3
Max Verstappen
Red Bull Racing
55
1:47:14.808
25
2
12
Kimi Antonelli
Mercedes
55
+2.307s
18
3
44
Lewis Hamilton
Ferrari
55
+4.919s
15
4
16
Charles Leclerc
Ferrari
55
+7.258s
12
5
6
Isack Hadjar
Red Bull Racing
55
+8.571s
10
6
81
Oscar Piastri
McLaren
55
+9.454s
8
7
30
Liam Lawson
Racing Bulls
55
+12.753s
6
8
14
Fernando Alonso
Aston Martin
55
+13.372s
4
9
1
Lando Norris
McLaren
55
+13.993s
2
10
41
Arvid Lindblad
Racing Bulls
55
+15.928s
1
11
27
Nico Hulkenberg
Audi
55
+17.404s
0
12
18
Lance Stroll
Aston Martin
55
+18.052s
0
13
43
Franco Colapinto
Alpine
55
+18.997s
0
14
87
Oliver Bearman
Haas F1 Team
55
+22.305s
0
15
31
Esteban Ocon
Haas F1 Team
55
+22.532s
0
16
10
Pierre Gasly
Alpine
55
+23.315s
0
17
55
Carlos Sainz
Williams
55
+25.431s
0
18
5
Gabriel Bortoleto
Audi
55
+28.233s
0
19
11
Sergio Perez
Cadillac
55
+29.310s
0
20
63
George Russell
Mercedes
49
DNF
0
NC
23
Alexander Albon
Williams
41
DNF
0
NC
77
Valtteri Bottas
Cadillac
7
DNF
0