C’è un piccolo paradosso nella vittoria di Jaguar in Formula E. Considerando le attuali auto elettriche in circolazione, tra i primi marchi da associare e che vengono in mente, probabilmente non c’è Jaguar. Eppure, mentre il mercato associa l’elettrico soprattutto a nuovi protagonisti asiatici o a marchi che hanno costruito la propria identità recente attorno alla batteria, Jaguar ha appena conquistato il Mondiale Team di Formula E.
Non per caso e non per una fiammata estemporanea: il team britannico ha chiuso la stagione 2025/26 con 288 punti, 4 vittorie e ben 10 podi, precedendo di 17 lunghezze la Porsche. È il secondo titolo mondiale a squadre conquistato da Jaguar nell’era GEN3.
La strada parte dalla pista
La Formula E, più di altre categorie del motorsport, ha senso quando si smette di considerarla soltanto una gara. È un laboratorio, o meglio un banco prova nel quale efficienza, gestione dell’energia, software, rigenerazione e controllo della potenza devono convivere con una cosa molto semplice: andare forte. Jaguar ha deciso di utilizzare quel laboratorio per costruire il proprio futuro.
La protagonista di questa storia è la I-TYPE 7, la monoposto elettrica che ha accompagnato Jaguar nella sua stagione più vincente in Formula E. Dieci vittorie e 17 podi nei 10 anni di partecipazione del marchio alla categoria ne fanno la Jaguar elettrica da competizione più vincente di sempre. Ma una monoposto non finisce la propria carriera quando viene spenta ai box.
Le conoscenze accumulate durante le gare vengono trasferite ai tecnici che lavorano sulle vetture stradali. E qui arriva il passaggio più interessante: Jaguar sostiene che la tecnologia sviluppata e collaudata da Jaguar TCS Racing abbia contribuito direttamente allo sviluppo della nuova Type 01, la GT elettrica a quattro porte che rappresenta il primo capitolo della nuova generazione del marchio.
Jaguar indica applicazioni concrete: il software di controllo della trazione integrale, gli inverter a commutazione rapida con tecnologia al carburo di silicio, la frenata rigenerativa, l’efficienza, l’autonomia e la capacità di ricarica rapida. La Formula E non serve soltanto a dimostrare che un’auto elettrica può essere veloce, serve a capire come renderla più intelligente.
Il caso Jaguar è aperto
La Jaguar arriva all’elettrico da una strada diversa rispetto ai marchi nati elettrici. La sua storia è fatta di sportive, lusso, eleganza e prestazioni. Il nome evoca la E-Type, le corse, Le Mans, le grandi GT. Persino la denominazione “Type” della nuova vettura guarda indietro alla tradizione: fu utilizzata per la prima volta sulla C-Type, vincitrice a Le Mans nel 1951.
Oggi, però, lo “0” della Type 01 indica proprio la propulsione elettrica e le zero emissioni allo scarico, mentre l’”1” identifica l’inizio di una nuova generazione. È quasi una dichiarazione d’intenti, non cancellare il passato, ma utilizzare quel passato per costruire qualcosa di completamente diverso. E qui la Formula E diventa fondamentale, perché se Jaguar vuole convincere il proprio pubblico che un’auto elettrica può conservare quella combinazione di prestazioni, risposta e piacere di guida che storicamente associamo al marchio, non basta raccontarlo in una campagna pubblicitaria. Bisogna dimostrarlo, e quale posto migliore di una pista?
Il commento
“In un momento in cui Jaguar sta dando vita al suo prossimo capitolo, questo successo dimostra l’innovazione, il lavoro di squadra e l’ambizione che continuano a definire il marchio. Mentre celebriamo questa vittoria del Campionato del Mondo, guardiamo anche avanti con entusiasmo all’inizio dell’era GEN4 e alle opportunità che creerà per Jaguar TCS Racing“, le parole di Chris Thorp, responsabile aziendale e presidente di JLR Motorsport.
Sulla stessa lunghezza d’onda Khriti Krithivasan, CEO e MD, servizi consulenza TATA (TCS) : “Abbiamo dimostrato come l’ingegno e la tecnologia umana possano guidare le prestazioni in pista avanzando verso un futuro più sostenibile. Mentre un’epoca finisce e inizia l’era GEN4, sono immensamente orgoglioso di ciò che stiamo costruendo insieme“.
Evans, il simbolo di un passaggio
Merita particolare attenzione anche la storia di Mitch Evans. Una storia che sembra scritta per chiudere un capitolo e aprirne un altro. Il pilota neozelandese ha disputato la sua ultima gara con Jaguar dopo 10 anni nel team. Ha chiuso al quarto posto nel round finale di Londra e al terzo nella classifica piloti con 160 punti, a soli nove punti dal campione Pascal Wehrlein.
Con 16 vittorie, lascia Jaguar come il pilota più vincente nella storia del marchio e come il pilota con più successi nella storia della Formula E. È un addio importante, ma anche una fotografia perfetta di ciò che Jaguar è diventata nella categoria. Non più una presenza sperimentale nel mondo elettrico, ma uno dei riferimenti tecnici della Formula E.
Lo dimostra anche un altro dato, Jaguar e il team cliente Envision Racing, ovvero le squadre motorizzate Jaguar, hanno conquistato 3 dei 4 titoli mondiali a squadre dell’era GEN3. In Gran Bretagna, la tecnologia ha smesso di essere una promessa.
E adesso arriva la strada
La nuova Type 01 sarà il banco di prova più importante. Jaguar l’ha presentata come una GT di lusso a 4 porte con tecnologia a tre motori, oltre 1.000 CV e più di 1.300 Nm di coppia. Ma il numero più interessante, paradossalmente, potrebbe non essere quello della potenza. Perché in un’auto elettrica moderna la partita si gioca anche su quanto bene riesca a utilizzare quella potenza.
Quanto rapidamente risponde l’acceleratore? Come viene distribuita la coppia? Quanto efficacemente l’energia viene recuperata in frenata? Quanto è precisa la gestione della trazione? Quanto rapidamente si può ricaricare? Tutte domande che in Formula E non rappresentano un dettaglio, ma sono la gara. È proprio questo il collegamento più interessante tra la monoposto e la vettura che vedremo sulle strade.
Il futuro di Jaguar corre già
A Londra, Jaguar ha festeggiato il titolo a squadre, ma contemporaneamente il marchio sta già guardando alla prossima generazione della Formula E. Il team ha infatti presentato anche il prototipo di sviluppo GEN4, destinato alla nuova era della categoria. Il percorso, dunque, continua. E questa è forse la parte più interessante della vittoria: il Mondiale non rappresenta il punto di arrivo, ma una tappa del processo con cui Jaguar sta cercando di ridefinire se stessa.
La Formula E è diventata anche in questo caso, qualcosa di molto più concreto di una vetrina sportiva. È il luogo nel quale Jaguar può permettersi di rompere, sbagliare, migliorare e ricominciare. In pista ogni soluzione viene sottoposta alla pressione della gara; sulla strada, quella stessa conoscenza deve trasformarsi in comfort, efficienza, autonomia e piacere di guida.
È anche il vecchio principio del motorsport, soltanto con una grammatica nuova: ciò che impari domenica, prima o poi può arrivare sulle strade. E forse è proprio questo il modo migliore per capire la vittoria Jaguar, che tutto quello che ha corso silenziosamente tra le curve di un circuito arriverà presto sulla strada di tutti i giorni.