• 5 Agosto 2026 13:44

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Giorgetti: “All’Unione europea chiederemo il massimo per la sicurezza energetica”

Ago 5, 2026

AGI – Il governo intende chiedere alla Commissione europea il massimo spazio disponibile per gli interventi sulla sicurezza energetica, pari complessivamente allo 0,6% del Pil, mentre per la difesa si fermerà allo 0,9%. Lo ha spiegato il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, intervenendo alla Camera sulle comunicazioni relative alla clausola di salvaguardia nazionale.

“Il Governo, sulla base delle informazioni al momento disponibili, intende, con il coinvolgimento preventivo del Parlamento, avviare le interlocuzioni con la Commissione europea per la presentazione di un Piano che preveda, nel triennio coperto dalla NEC, un incremento complessivo della spesa per gli interventi connessi alla sicurezza energetica di circa lo 0,6% del Pil e per la sicurezza e difesa di circa lo 0,9% del Pil”, ha detto il ministro.

Parlando successivamente con i cronisti in Transatlantico, Giorgetti ha precisato che “sulla parte difesa non chiederemo il massimo, ci fermeremo a 0,9%”, mentre sulla sicurezza energetica “sicuramente chiederemo tutto il massimo: 0,3% più 0,3%, uguale 0,6%”.

Quali spese potranno rientrare nella clausola

La Commissione europea ha delimitato in modo preciso la tipologia di interventi ammissibili. “La decisione della Commissione europea precisa il tipo di spese e da quando siano maturate che si possono utilizzare”, ha spiegato Giorgetti. “Noi potremo muoverci all’interno di quelle che sono le prescrizioni della Commissione, che ha fatto molta fatica a concedere questa eccezione sull’energia, ma l’ha ricondotta a determinate spese, non è che tutte quelle fatte in un determinato periodo possono essere considerate”.

Secondo il ministro, sono ammesse esclusivamente misure addizionali decise a partire dal 28 febbraio 2026 e finalizzate a migliorare strutturalmente la sicurezza energetica degli Stati membri, favorendo la transizione verde e riducendo la dipendenza dai combustibili fossili e dagli approvvigionamenti esteri. Gli interventi potranno riguardare famiglie, attività produttive, infrastrutture energetiche e di trasporto e, più in generale, il settore pubblico. Saranno inoltre coordinati con quelli previsti dal Piano sociale per il clima.

Giorgetti: accise e sussidi esclusi

Restano invece fuori dalla clausola le misure destinate soltanto ad attenuare temporaneamente gli effetti della crisi energetica. Giorgetti ha citato esplicitamente la riduzione delle accise e altre forme di sussidio diretto o indiretto ai prodotti energetici di origine fossile. “Paiono escluse misure che mirino ad attenuare solo provvisoriamente gli effetti della crisi in atto, quali ad esempio la riduzione delle accise, o altre forme di sussidio diretto o indiretto ai prodotti energetici di origine fossile”, ha spiegato il ministro. Sarebbero escluse anche le iniziative a sostegno del settore privato che, pur contribuendo indirettamente alla riduzione della spesa energetica, non determinino un miglioramento strutturale della sicurezza e dell’autonomia del sistema energetico.

Il nodo del deficit e della procedura Ue

La Commissione europea ha invitato gli Stati membri che intendano beneficiare degli spazi di flessibilità già nella valutazione del Documento programmatico di bilancio 2027 a presentare la richiesta di attivazione o estensione della clausola entro la metà di agosto 2026. La richiesta dovrà contenere un elenco preliminare delle misure da finanziare e una stima dei relativi costi. Bruxelles valuterà le domande nel mese di settembre e potrà raccomandarne l’approvazione al Consiglio Ue, chiamato a pronunciarsi nella riunione Ecofin di ottobre. Successivamente il governo potrà procedere, con modalità analoghe a quelle previste dall’articolo 6 della legge 243 del 2012, al cosiddetto scostamento di bilancio, indicando l’entità delle clausole utilizzate e gli interventi ai quali destinare le risorse.

“Alla ripartizione delle risorse nei diversi esercizi finanziari e alla predisposizione delle disposizioni necessarie per l’attuazione degli interventi si procederà con la prossima manovra di bilancio”, ha spiegato Giorgetti. Solo in quel momento il Parlamento sarà chiamato a deliberare formalmente sullo scostamento. Il ministro ha sottolineato che, in assenza di una procedura formale già recepita nella disciplina contabile nazionale, il governo ha comunque ritenuto necessario presentarsi preventivamente davanti al Parlamento per ottenere l’autorizzazione ad avviare il negoziato con la Commissione europea.

Giorgetti ha richiamato anche il possibile impatto sui conti pubblici. Se la procedura per deficit eccessivo aperta dall’Unione europea nel 2024 non dovesse essere chiusa anticipatamente, un successivo peggioramento dei conti tale da riportare il deficit oltre il 3% potrebbe comportare la permanenza dell’Italia nella procedura.

Questo potrebbe avvenire anche nel caso in cui il deficit aggiuntivo fosse interamente riconducibile a spese compatibili con i parametri della clausola. L’attivazione del meccanismo consente infatti di giustificare gli scostamenti rispetto al percorso della spesa netta, ma gli interventi continuano ad avere pieno impatto sul deficit. La richiesta italiana potrà comunque essere aggiornata e integrata. Lo Stato membro dovrà inoltre fornire alla Commissione, due volte l’anno, entro il 15 aprile e il 15 ottobre, le informazioni necessarie a monitorare l’attuazione degli interventi.

Per la Difesa regole diverse

Per le spese relative alla difesa il meccanismo è differente. In fase di presentazione del piano non è necessario individuare e quantificare puntualmente gli interventi che determinano l’aumento della spesa. L’addizionalità viene infatti valutata sulla base dell’andamento complessivo della spesa per la difesa rispetto all’anno di riferimento. Per l’Italia dovrebbe essere il 2024, quando la spesa per la difesa calcolata secondo la classificazione COFOG si è attestata all’1,3% del Pil.

Per la componente energetica, invece, dalle informazioni disponibili non sembrerebbero ammissibili spese contabilizzate oltre il 2028. Il governo avvierà interlocuzioni tecniche con le istituzioni europee per verificare la possibilità di includere investimenti avviati nel triennio 2026-2028 ma destinati a produrre effetti anche negli anni successivi.

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