• 25 Agosto 2026 13:36

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Dazi al 50% anche sulle auto, la nuova rappresaglia di Trump è contro il Canada

Ago 25, 2026

C’è una guerra commerciale in corso tra due Paesi che condividono il confine più lungo del mondo e che fino a poco tempo fa erano i principali partner commerciali l’uno dell’altro. E stavolta l’industria automobilistica è in prima linea. I dazi che Washington ha deciso di imporre al Canada colpiscono direttamente i veicoli, l’acciaio e i componenti che viaggiano tra i due Paesi ogni giorno e le conseguenze si sentiranno ben oltre il confine del Nord America.

Trattative saltate

I negoziati tra Washington e Ottawa si sono interrotti nella notte del 22 agosto, senza accordo. Il premier canadese Mark Carney ha ribadito che il Canada non accetterà un’intesa “a qualsiasi prezzo“, sostenendo che gli Stati Uniti chiedono troppo e offrono troppo poco.

Le proposte americane avrebbero messo a rischio settori strategici come l’automotive, l’acciaio e l’alluminio, tre pilastri dell’economia di alcune province canadesi, in particolare l’Ontario dove si concentra la produzione automobilistica. Washington minaccia dazi complessivi per 20 miliardi di dollari su merci canadesi. Considerando che gli Stati Uniti assorbono circa il 70% delle esportazioni canadesi, è facile capire la dimensione del problema.

Trump si è giustificato accusato pubblicamente il Canada di “depredare gli Stati Uniti d’America da anni“, il che ha contribuito ad alzare ulteriormente il livello dello scontro politico tra i due Paesi. Nonostante questo i sondaggi sembrerebbero indicare che il 76% dei canadesi sostenga l’interruzione dei negoziati e il 62% approvi le ritorsioni annunciate dal governo.

Auto e acciaio con il 50% di dazi

Dal 1° gennaio 2027, auto, camion, componenti automobilistici e acciaio canadesi saranno soggetti a tariffe del 50% negli Stati Uniti. Gran parte dell’acciaio canadese è già colpita da dazi al 50%, ma Washington aveva lasciato intendere la possibilità di una riduzione in caso di accordi commerciali favorevoli.

Il 50% su veicoli e componentistica è invece una cifra che cambia completamente la logica produttiva dell’industria automobilistica nordamericana. Le catene di fornitura tra Canada e Stati Uniti sono profondamente intrecciate: molti modelli venduti negli USA montano componenti canadesi, e molti stabilimenti canadesi producono per marchi con sede al di là del confine.

Mettere un dazio del 50% su questo flusso significa, nella pratica, alzare i costi di produzione in modo significativo, costi che alla fine si trasferiranno con tutta probabilità sul prezzo finale dell’auto. Una mossa anche più dura rispetto a quella fatta nei confronti del Vecchio continente durante le trattative.

Per l’Europa la questione non è indifferente: diversi costruttori europei con impianti in Canada o con forniture da quel paese si trovano ora a dover ricalcolare i loro modelli di costo per il mercato nordamericano.

In arrivo la risposta “dollaro per dollaro

Il Canada ha promesso una risposta “dollaro per dollaro” e ha annunciato che presenterà la propria controffensiva oggi, illustrata dai ministri delle Finanze, dell’Industria e del Lavoro.

Il premier Carney ha anche ricordato che il Canada sta rafforzando i legami commerciali con l’Asia e l’Unione europea, un segnale che Ottawa intende ridurre la dipendenza strutturale dal mercato statunitense nel lungo periodo, indipendentemente da come si risolverà questa crisi specifica.

Uno scenario di escalation prolungata tra i due Paesi avrebbe effetti significativi sul mercato automobilistico globale. Il Messico, che ospita molti impianti di produzione di componenti e veicoli, guarda con attenzione a questa vicenda: se il Canada trova accordi alternativi con l’Europa, alcune produzioni potrebbero spostarsi ulteriormente.

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