AGI – Una ricompensa sudata, arrivata dopo più di quarto di secolo, per una scoperta casuale e del tutto fortuita. È la vittoria di due appassionati di apnea siciliani, che nel 1999 realizzarono uno dei sogni più grandi di ogni appassionato di romanzi di avventura: scoprire un relitto nelle profondità del mare.
Il relitto e il premio arrivato 27 anni dopo la scoperta
Il Consiglio di giustizia amministrativa ha ordinato alla Regione siciliana di completare la procedura che porterà a ricompensare due sub che 27 anni fa individuarono nel mare antistante Trapani il relitto di una nave di epoca romana, affondata oltre duemila anni fa e i cui resti lignei, assieme a pezzi di anfore, erano adagiati sui fondali.
Il no del Tar e la lotta dei due sub
In primo grado il Tar aveva respinto il ricorso contro la mancata conclusione, da parte dell’amministrazione di Palazzo d’Orleans, del procedimento relativo alla concessione del premio. A impugnare il “non-provvedimento”, equivalente a un diniego, erano stati i due subacquei, Fabio Di Bono e Dario D’Amico, ma il Tar aveva detto loro di no. Ora il collegio presieduto da Ermanno de Francisco, relatore Sebastiano Di Betta, ha accolto l’appello.
Il presupposto è che il ritrovamento fu casuale e non conseguente a una ricerca archeologica mirata, così come invece era stato ritenuto dal tribunale amministrativo regionale: il premio spetta infatti solo per la scoperta fortuita di beni archeologici. D’Amico e Di Betta, che stavano svolgendo un’immersione in apnea, successivamente si impegnarono per la tutela del sito, da loro scoperto l’11 agosto 1999 e poi segnalato alla Guardia di finanza, ma la cura dell’area archeologica non prova che stessero svolgendo ricerche organizzate.
La scoperta e la sua preservazione
Il relitto fu successivamente recuperato, restaurato ed esposto nei musei della Sicilia. Secondo la sentenza del Cga, il ritrovamento non può essere limitato ai soli reperti materialmente recuperati dai due subacquei, ma deve essere esteso anche in relazione al valore dell’intero relitto successivamente recuperato, ricostruito ed esposto. L’accoglimento del ricorso impone ora alla Regione di concludere il procedimento, in vista del pagamento del premio, che dovrà essere commisurato alle parti del relitto e ai reperti riconducibili alla scoperta del 1999.
Sarà la Regione stessa a determinare il valore e a stabilire l’entità del premio: i due sub avevano chiesto, nel promuovere la causa, mezzo milione di euro.