• 18 Luglio 2024 0:34

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Auto elettriche, le batterie inquinano il Pianeta: il nuovo studio

Lug 10, 2024

Saranno le auto elettriche a salvare il Pianeta? Questa è la domanda che ormai da parecchi anni ha acceso il dibattito tra i sostenitori intransigenti dei veicoli a zero emissioni e chi, invece, ritiene che non sarà l’abbandono ai motori termici l’elemento determinante per contrastare i cambiamenti climatici. Oggi, però, è emerso uno studio che rischia di minare le certezze di chi ritiene le auto elettriche l’unica via per la salvezza.

Il nuovo pericolo è dato dai PFAS

Pensare che una vettura a emissioni zero possa avere un impatto ambientale importante sembra un controsenso, ma in realtà non è così stando allo studio pubblicato su Nature Communications e guidato da Università Tecnologica del Texas e Duke University. L’analisi di questa ricerca è stata condotta sull’impatto delle batterie agli ioni di litio presenti nelle vetture elettriche e come queste possano essere nocive per l’ambiente per via dei Pfas.

Lo studio ha evidenziato come le batterie agli ioni di litio siano utilizzate a livello globale come componente chiave di infrastrutture energetiche pulite e sostenibili, ma queste contengono al loro interno i Pfas, ossia sostanze perfluoroalchiliche indicate come ‘forever chemicals perché non si degradano e rimangono nell’ambiente praticamente per sempre andandosi ad accumulare nell’organismo con tutti i rischi per la salute che ne conseguono.

Perché all’interno delle batterie agli ioni di litio sono presenti questi Pfas? Perché queste sostanze contribuiscono a rendere le batterie meno infiammabili e a condurre l’elettricità. Lo studio ha voluto sottolineare come gli impatti ambientali delle infrastrutture per l’energia pulita meritano di essere esaminati per garantire che la riduzione delle emissioni di CO2 non avvenga a spese di un aumento del rilascio globale di inquinanti organici persistenti.

Livelli alti sia negli USA che in Europa

Per rendere lo studio il più oggettivo possibile, i ricercatori hanno effettuato dei prelievi di campioni sia in prossimità degli impianti siti negli Stati Uniti a Cottage Grove, in Minnesota, ed a Paducah and Louisville, nel Kentucky che in quelli presenti in Francia, a Salindres, e ad Anversa in Belgio. Il risultato che ne è conseguito è stato allarmante perché i Pfas sono stati rilevati in tutte queste aree di produzione sia nelle acque reflue che in quelle potabili.

La preoccupazione degli studiosi deriva dalla composizione chimica di questi forever chemicals perché l’unione di una molecola di carbonio ed una di fluoro crea un legame indissolubile, ed inoltre essendo i Pfas idrosolubili si diffondono facilmente nell’ambiente anche attraverso l’acqua con tutte le conseguenze per la salute che ne conseguono potendo provocare effetti tossici in caso di ingestione di acqua o cibo contaminati da queste sostanze.

Il timore dei ricercatori emerso dallo studio pubblicato su Nature Communications riguarda poi la possibilità sempre maggiore di dispersione nell’ambiente dei Pfas in relazione alla scarsa percentuale di riutilizzo delle batterie agli ioni di litio. Soltanto il 5% di questi dispositivi, infatti, viene riciclato una volta esaurita la vita utile sulle auto elettriche, e considerando l’aumento di BEV che si prospetta nei prossimi anni questo rappresenta un problema di non facile soluzione.

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