Per una consegna si possono guadagnare fino a 5.000 euro. Nonostante nell’immaginario collettivo i camionisti occupino l’ultimo posto della filiera, nella realtà dei fatti – quella che conta davvero – possono guadagnare diversi stipendi con un solo viaggio. È quanto ha spiegato la Guardia di Finanza a Rai News Friuli-Venezia Giulia, durante un incontro al confine orientale dedicato al traffico illegale di carburanti.
Solitamente la trasferta parte dall’Est Europa e, una volta attraversato proprio il Friuli-Venezia Giulia, arriva fino al Centro e al Sud Italia. Il sistema, ormai rodato da anni, porta la firma di gruppi attivi su base internazionale, composti sia da membri italiani che stranieri.
Come funziona il traffico illegale di carburanti
La lunga trafila deve essere attribuita alle differenze fiscali presenti fra gli Stati dell’Unione Europea. Nessuna legge impedisce di acquistare il gasolio in un Paese dove costa meno e la libera circolazione delle merci permette di portarlo oltreconfine. Ma se è tutto così cristallino dove nascono i problemi? Nei passaggi successivi, quando il prodotto entra nel mercato italiano evitando di pagare le accise previste. Del resto, la domanda continua a esserci per via del prezzo inferiore, un’attrattiva niente affatto trascurabile.
In questi anni il traffico ha subito delle revisioni. Oltre ai carburanti comprati all’estero gli spostamenti interessano i cosiddetti “designed fuels”, prodotti petroliferi registrati con nomi diversi da quelli reali, così da eludere gli obblighi fiscali. Il traffico non vive quindi soltanto sulle differenze di prezzo fra uno Stato e l’altro: in alcuni casi il bene viene autoprodotto, rendendo l’operazione ancora più remunerativa.
Quanto guadagnano le organizzazioni
Le cifre raccolte nell’ultimo anno aiutano a inquadrare le dimensioni del fenomeno. La Guardia di Finanza ha denunciato 80 persone soltanto in Friuli-Venezia Giulia, oltre a sequestrare circa 40 fra autoveicoli e rimorchi. A questi si aggiungono circa 150.000 chili di carburanti sottratti all’evasione delle accise. Numeri che raccontano l’attività svolta sul territorio, ma non tutto ciò che riesce a superare i controlli.
Le organizzazioni muovono centinaia di milioni di euro, dei quali diverse decine rimangono sotto forma di profitto, e il prezzo inferiore deriva dalle imposte evitate, anziché da una particolare abilità commerciale. A pagarne le conseguenze sono quindi l’erario e i benzinai onesti, chiamati a competere con chi ha aggirato il fisco.
Il compenso riconosciuto ai camionisti sembra sproporzionato soltanto finché non lo si confronta con i guadagni delle organizzazioni. Ricevere 5.000 euro per una consegna resta un affare per i guidatori, ma incide ben poco sui milioni ricavati da chi controlla il traffico. Senza gli autisti, d’altra parte, i carichi non potrebbero superare il confine e raggiungere il resto d’Italia.
Quanto pesa il fenomeno se dal Friuli-Venezia Giulia si allarga lo sguardo al resto d’Italia? Tra il 1° marzo e il 31 luglio 2026 la Guardia di Finanza ha concluso 1.371 interventi sulle accise dei prodotti energetici. Il bilancio parla di 265 persone denunciate, oltre 20 milioni di chilogrammi sequestrati e altri 6,5 milioni consumati in frode. I controlli hanno permesso di scoprire anche depositi clandestini e distributori abusivi: il viaggio dall’Est Europa rappresenta soltanto una delle facce di un mercato illecito molto più esteso.