• 14 Agosto 2026 22:49

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Pagelle metà stagione Ferrari, mezzo capolavoro: la triste verità di Maranello

Ago 14, 2026

L’analisi di metà stagione sulla Ferrari nella F1 2026 rivela una SF-26 eccellente per aerodinamica e telaio. Spinta dalla mentalità di Vasseur, è tuttavia frenata da un pesante deficit sulla Power Unit. Il resoconto di un progetto importante che può ancora dire la sua, dove i giudizi sulle diverse aree della scuderia forniscono preziose chiavi di lettura per valutare il lavoro del team.

La buona base di Maranello per il regolamento di F1 2026

Il team di Maranello ha realizzato una vettura molto competitiva. Un’affermazione che difficilmente può essere smentita. I fatti in pista corroborano questa teoria, e la classifica mondiale lo ribadisce. Manca la power unit però. Un deficit, che nei primi 11 round del campionato mondiale ha limitato fortemente le prestazioni della Rossa nella rincorsa al titolo iridato.

A questo punto viene da chiedersi se, in questa prima metà della stagione, il team di Maranello abbia confermato le attese o meno. Il voto è ampiamente sopra la sufficienza, ma i giudizi, spesso molto duri verso la scuderia, arrivano considerando il contesto globale. Sono infatti troppe le annate dove il Cavallino Rampante ha riempito gli occhi di vittorie altrui. Uno scenario che non si può accettare.

Tuttavia, l’analisi del progetto 678 per la campagna agonistica in corso ha visto un cambio di tendenza importante. I fronti sono principalmente due: mentalità e approccio lavorativo. Ferrari ha dato un taglio alla paura di sbagliare. Un lavoro partito dalla testa di Frederic Vasseur, che nelle ultime annate è stato bravo a impiantare nelle menti pensanti di Maranello un nuovo seme.

Ferrari: il cambio di mentalità necessario per svoltare

Ogni piccolo errore in Formula 1 si paga a caro prezzo. Tutto vero. Ma la massima categoria del motorsport vive di competizione, e prendere rischi è necessario per vincere. La paura di sbagliare è scomparsa, e questo è il primo vero passo importante. La cultura dell’azzardo paga se messa in pratica nella maniera corretta, ovviamente accettando un fatto: non sempre ci si azzecca.

Vasseur ha preteso che il team lavorasse sempre sotto pressione, spremendo costantemente al massimo ogni millesimo di rendimento dall’auto. Aumentano i rischi? Sì, ma vivere costantemente nell’incognita abitua il team a sbagliare meno. Sono infatti maturate alcune capacità, come quella di saper gestire situazioni limite durante il fine settimana ed essere in grado di dare una svolta.

L’esempio calzante è Gran Premio di Barcellona, dove la squadra è stata brava a spingere oltre i limiti le vetture e ad approfittare della situazione. Così è arrivato il tanto e atteso primo trionfo di Lewis Hamilton a bordo della Ferrari. Un successo importante. Lo stesso talento di Stevenage è rinato con questo cambio di mentalità, ora addirittura davanti al compagno nel mondiale piloti.

In passato c’era una grande distanza tra il management della Rossa e il resto del team, un gap che è stato chiuso grazie a nuovi criteri lavorativi. Certo gli errori ci sono sempre, ma in questo caso il gioco vale assolutamente la candela. Il gruppo è ora unito. Funziona. E le responsabilità non sono più ascritte al singolo, ma a tutta la squadra. Vasseur ha grandi meriti in tutto questo.

SF-26, innovazione e sviluppi: la Rossa è prima della classe

Questo tipo di mentalità ha attecchito pure dal punto di vista tecnico. Non a caso, la Rossa ha introdotto almeno 3 novità poi copiate dagli avversari. Parliamo dell’ala Macarena, dello scarico FTM che purtroppo dal prossimo anno sarà bandito dalla FIA, e del lavoro sull’imboccatura del fondo. Al netto dei reali guadagni in pista di queste soluzioni, la Rossa ha fatto scuola.

Per prima ha intravisto vie di sviluppo che poi, appunto, sono divenute una strada percorribile pure dai diretti competitor. E questo dice molto della gestione di Loic Serra, l’altro francese della Rossa che, al suo primo vero progetto, ha fatto vedere che non si intende solo di gomme. Un voto alto va pure dato alla capacità di aggiornare la monoposto.

Il team italiano ha infatti introdotto tanti update, più di Mercedes e McLaren, che peraltro hanno sempre funzionato. Solo Red Bull ha praticamente pareggiato il numero di novità, ma nel caso della RB22, almeno la metà non ha reso quanto la squadra di Milton Keynes si attendeva. Anche per questo abbiamo visto cambi di filosofia importanti su diverse aree della monoposto austriaca.

Ferrari: ampia sufficienza che può diventare qualcosa di più

Giudicare e dare un voto non è mai simpatico, ma fa parte della vita. Anche in Formula 1 serve, e lo fanno per primi gli stessi ingegneri. Nel caso della Ferrari non andiamo oltre il sette pieno. Spieghiamo perché. A livello di telaio e aerodinamica un nove è assolutamente meritato. La SF-26 mostra doti al top della categoria, ma purtroppo, come detto, porta con sé un handicap troppo grande.

Parliamo del motore, dove l‘insufficienza è piuttosto pesante. E lo è proprio in una stagione dove questo elemento fa una grande differenza. Un divario che la Rossa sta pagando a caro prezzo. C’è poi l’ultimo voto che riguarda la famosa esecuzione in pista tanto chiacchierata da Vasseur: parliamo della capacità di ottimizzare l’auto e farla rendere al meglio estrapolando il massimo potenziale.

Il punteggio anche in questo caso è molto positivo, sebbene in almeno tre Gran Premi su undici la monoposto abbia sottoperformato. Ma il salto di qualità c’è. È netto. Nello stimare la Ferrari mancano i due piloti. Di Lewis abbiamo già parlato: la sua rinascita è davvero super. Di Charles Leclerc, invece, va apprezzata la capacità di tirarsi fuori dai guai in un periodo difficile tra errori e brutte prestazioni.

Il team di Via Abetone Inferiore 4 deve ancora crescere e, sino ad ora, non è nel posto in cui vorrebbe essere. Tuttavia, la strada intrapresa è quella corretta e nella seconda parte del campionato ha delle chance per sfidare Mercedes. Cosa possiamo aspettarci? Ne parliamo domani in uno scritto dedicato, dove faremo una previsione tecnico-tattica dei risultati.

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