La bella stagione ce la stiamo ormai lasciando alle spalle ed è pronto a riaffiorare uno dei piccoli fastidi della vita in auto. Dopo aver lasciato qualche ora la nostra metallica compagna di viaggio al freddo saliamo a bordo con la giacca bagnata, accolti da una sorpresa sgradita: la condensa sul parabrezza. Istintivamente ci viene da afferrare uno straccio o passare una mano sul vetro. Il rimedio fai-da-te sembra funzionare, ma solo per qualche secondo, perché lascia dietro degli aloni, che alla prima luce contro danno fastidio.
La causa dell’appannamento è piuttosto semplice. L’aria nell’abitacolo contiene umidità, alimentata dal respiro degli occupanti e dagli abiti bagnati. Quando incontra la superficie fredda dei cristalli, il vapore acqueo condensa formando minuscole gocce. Basta qualche passeggero in una giornata piovosa perché il fenomeno diventi evidente in fretta.
Il ricircolo può peggiorare le cose
Una delle abitudini meno utili consiste nell’accendere il riscaldamento lasciando inserito il ricircolo. L’aria presente nell’abitacolo continua così a muoversi senza essere sostituita da quella esterna e l’umidità accumulata impiega un maggiore lasso di tempo ad andarsene. Il ricircolo può rimanere spento, al climatizzatore spetta invece il lavoro principale e non importa se fuori fa freddo: l’A/C asciuga l’aria che raggiunge il parabrezza e aiuta a liberarlo dalla condensa. Un compito meno estivo del previsto, insomma, ma parecchio utile quando i vetri iniziano ad appannarsi.
Sulle auto dotate della funzione di sbrinamento rapido il lavoro risulta ancora più semplice. Premendo il comando dedicato, normalmente contraddistinto dal simbolo del vetro anteriore, l’impianto regola automaticamente ventola, temperatura e distribuzione dei flussi.
In assenza del comando automatico è possibile ottenere lo stesso effetto intervenendo manualmente. Climatizzatore acceso, temperatura alta, ricircolo disinserito e aria indirizzata verso il parabrezza costituiscono la combinazione da utilizzare. Chiudere le bocchette centrali consente inoltre di concentrare maggiormente il flusso sul vetro anteriore.
Anche la pulizia del vetro conta
Lo straccio fa sparire la condensa, almeno sul momento. Il rovescio della medaglia sono le strisciate lasciate sul vetro, particolarmente evidenti di notte sotto i fari. Polvere e residui accumulati all’interno del parabrezza non aiutano affatto, perché favoriscono il deposito delle goccioline: una pulizia fatta come si deve evita almeno di partire già svantaggiati.
Un anno o 15.000 km è l’intervallo indicato per sostituire il filtro dell’abitacolo, salvo diverse prescrizioni della Casa. Lasciarlo sporco troppo a lungo fa passare meno aria e trattenere più umidità. Se i cristalli continuano ad appannarsi con una certa facilità, vale la pena controllare pure lui.
Sulle auto con diversi anni sulle spalle il problema potrebbe avere origini diverse. Guarnizioni delle portiere deteriorate possono favorire l’ingresso dell’acqua, così come gli scarichi della carrozzeria ostruiti da foglie e sporcizia. In presenza di tappetini continuamente umidi o condensa insolitamente abbondante conviene dunque cercarne la causa anziché limitarsi ad asciugare ogni mattina il parabrezza.
Alla fine non servono prodotti strani o elaborate procedure. Il climatizzatore rappresenta già l’alleato numero uno: aria calda verso il parabrezza, A/C inserita e ricircolo spento. Pochi comandi corretti battono di gran lunga una manica passata sul vetro prima di partire.