L’Italia guida la classifica europea delle zone a traffico limitato. Lo stivale copre oltre la metà di tutte le restrizioni del vecchio continente. A metterlo nero su bianco è la recente e dettagliata ricerca curata dall’Osservatorio Auto e Mobilità della Luiss Business School. Lo studio scatta una fotografia nitidissima della mobilità urbana del nostro Paese, incoronandoci re indiscussi dei blocchi alla circolazione.
ZTL: un fenomeno quasi solo italiano
Entrando nel dettaglio dei dati emersi dallo studio della Luiss Business School, i numeri parlano di un totale di circa 500 Zone a Traffico Limitato attive nell’intero territorio europeo, ben 446 si trovano in Italia. Una percentuale schiacciante che sfiora il 90% e che dimostra come lo strumento della ZTL sia una peculiarità quasi esclusivamente nostrana.
Ma perché questa sproporzione? Nel dibattito pubblico italiano il termine “ZTL” viene spesso utilizzato come definizione generale di restrizione degli accessi, quasi fosse un sinonimo di qualsiasi blocco del traffico. In realtà, rappresenta solo una delle possibili forme di regolazione urbana della mobilità.
Da noi le ZTL sono nate principalmente con un obiettivo storico e conservativo: proteggere i centri storici medievali, limitare il congestionamento nelle strade strette e tutelare l’immenso patrimonio artistico e architettonico dall’usura e dalle vibrazioni dei veicoli. Nel resto d’Europa, invece, le amministrazioni locali hanno imboccato strade decisamente differenti, preferendo restrizioni mirate a salvaguardare la qualità dell’aria piuttosto che il singolo perimetro del centro cittadino.
Le Low Emission Zone e il panorama europeo
Mentre l’Italia blindava i centri storici, all’estero prendevano piede le LEZ (Low Emission Zone). Queste aree sono pensate specificamente per ridurre l’inquinamento attraverso restrizioni selettive basate esclusivamente sulle tecnologie di trazione e sulle classi ambientali dei veicoli (i famosi standard Euro).
In Europa si contano complessivamente 338 Low Emission Zone. In questa specifica classifica la mappa dei divieti cambia radicalmente: la Spagna è in testa con 82 zone attive, seguita da vicino dalla Francia (63), dalla Germania (57) e dai Paesi Bassi (40). L’Italia, con le sue 37 LEZ, si colloca solamente al quinto posto.
Tuttavia, se proviamo a sommare tutte le tipologie di barriere stradali introdotte dagli amministratori locali, ovvero combinando insieme ZTL classiche, Low Emission Zone e i sistemi di congestion charge, il risultato finale non cambia. Il nostro Paese si conferma il paradiso dei divieti: su un totale complessivo di 863 interventi di limitazione censiti in tutta Europa, l’Italia ne concentra da sola ben 485, ossia il 56,2% del totale. Più della metà dei varchi elettronici europei parla italiano.
Non ci sono standard nazionali
Se il primato numerico può spaventare gli automobilisti, il vero problema sollevato dalla Luiss Business School non è tanto la quantità dei divieti, quanto la loro gestione. Nei principali Paesi europei emergono infatti modelli più strutturati e coerenti. Francia e Spagna, ad esempio, adottano sistemi centralizzati basati su bollini ambientali colorati e una segnaletica uniforme per tutto il territorio, mentre la Germania garantisce standard tecnici comuni a livello federale. Un automobilista tedesco o spagnolo sa esattamente cosa aspettarsi anche quando cambia città.
L’Italia, invece, presenta una cronica assenza di standard nazionali. Da noi regna l’anarchia locale: i criteri di ammissione, le fasce orarie, i costi dei pass, le regole di accesso e persino la grafica dei pannelli luminosi variano sensibilmente da comune a comune. Le differenze sono marcatissime non solo tra Nord e Sud, ma spesso anche tra città limitrofe della stessa regione.
Questa estrema frammentazione normativa crea una giungla burocratica che rende complessa la comprensione delle norme sia per i cittadini che per gli operatori della logistica e del trasporto. La sfida per il futuro non sarà tanto cancellare i divieti, necessari per la vivibilità urbana, quanto unificarli sotto un’unica regia nazionale che metta fine al far west delle multe.