• 6 Agosto 2026 20:09

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Addio a Francesco Guccini, perché non prese mai la patente

Ago 6, 2026

“Con la macchina di un altro”. Tutto in stile Francesco Guccini. Quando gli chiesero nel dicembre 2014, durante una visita al Motor Show di Bologna, come fosse arrivato all’Autogrill della canzone, il cantautore rispolverò la sottile arte dell’ironia. La patente? Mai presa né voluta, ma questo non gli aveva impedito di accettare l’invito della Polizia di Stato a un incontro sulla sicurezza stradale. Prima di entrare nel merito, i giornalisti presenti vollero capire che cosa ci facesse tra automobili e piloti. Oggi Guccini se n’è andato, a 86 anni. Di lui restano le canzoni, certo, ma anche risposte come questa, date senza attribuirsi troppa importanza.

L’ospite più inatteso del Motor Show

Era la prima volta di Guccini al Motor Show e l’ambiente non sembrò conquistarlo. “Il mio interesse per i motori è proverbiale”, disse, continuando a prendere in giro sé stesso. Lo infastidiva soprattutto la confusione, lui che da anni viveva a Pàvana, sull’Appennino tosco-emiliano, e aveva cominciato a tenersi lontano persino da Bologna. Troppa gente, troppo rumore. “Mi piace sempre meno. Evito anche Bologna”, ammise.

Ci teneva tanto ad averlo Paola Aulizio, allora vicequestore aggiunto della Polstrada emiliano-romagnola: da anni provava a coinvolgerlo. Il gancio fu Canzone per un’amica, il brano in cui Guccini parlava di una giovane donna morta in un incidente stradale, per Aulizio una sorta di inno alla sicurezza. Ogni volta che si cercava un testimonial il suo nome tornava di moda, così lo chiamò e andò bene al primo tentativo: il cantautore si incuriosì e accettò.

Un rapporto con la strada Guccini lo aveva comunque sviluppato. In musica il tema delle automobili, e in senso più ampio della mobilità, era ricorrente: le considerava utili, non degli oggetti da ostentare. Un incontro dietro il bancone di un’area di servizio, solo sognato, ispirò Autogrill, mentre un viaggio rocambolesco da Bologna a Trieste – in quattro su una Fiat 500 guidata da un amico, con le chitarre stipate nel bagagliaio – fu raccontato in Dizionario delle cose perdute.

L’ultima apparizione in pubblico

L’ironia non lo aveva abbandonato neppure a maggio, in occasione del suo ritorno in pubblico a Reggio Emilia per la mostra Canterò soltanto il tempo. Da diciotto mesi trascorreva le sue intere giornate tra le quattro mura di casa e ammise di aver avuto paura. Ad affliggerlo, una malattia agli occhi, che gli impediva di leggere senza spegnerne lo spirito. Trovava pace davanti alla televisione, intrattenuto pure da programmi leggeri, da Temptation Island al Grande Fratello, da lui guardati con fare “un po’ snob”.

Marino Bartoletti moderò l’incontro nello spazio della Polizia di Stato, mentre dagli altri padiglioni arrivavano il rumore delle esibizioni e il via vai delle presentazioni. Passeggero da una vita, Guccini parlò delle conseguenze degli incidenti proprio nel “paradiso della velocità”, come Aulizio aveva definito la fiera. Neppure il Motor Show riuscì a portarlo a scuola guida. Ripartì da Bologna come era arrivato, seduto accanto al conducente, e continuò così anche negli anni successivi. Il modo più semplice per raccontare il suo rapporto con i motori lo aveva trovato lui stesso, con cinque parole: “Con la macchina di un altro”.

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