• 3 Giugno 2026 11:55

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Sconto sulle accise, cosa ci attende dopo il 6 giugno: le ipotesi

Giu 3, 2026

Il prossimo 6 giugno rappresenta uno spartiacque fondamentale per l’economia quotidiana degli italiani. In questa data, infatti, giungerà a scadenza la proroga del taglio delle accise sui carburanti, una misura che ha funto da scudo contro l’impennata dei prezzi di benzina e diesel causata dalle recenti tensioni in Medio Oriente. Quello che si prospetta dopo questo giorno, molto probabilmente, sarà un radicale cambio di paradigma nella gestione della crisi energetica da parte dell’esecutivo.

Il passaggio agli aiuti mirati

Fino a oggi, il taglio delle accise è stato applicato in modo indistinto a tutta la platea dei consumatori, un’operazione che è costata alle casse dello Stato circa due miliardi di euro. Tuttavia, l’orientamento del governo guidato da Giorgia Meloni è adesso quello di abbandonare i sussidi lineari per concentrare le risorse — stimate in circa 500 milioni di euro per coprire il periodo estivo — verso interventi altamente selettivi.

L’obiettivo è proteggere esclusivamente le fasce più deboli della popolazione o i settori produttivi maggiormente esposti ai rincari. Sebbene lo strumento operativo non sia ancora stato ufficializzato, l’ipotesi di utilizzare la “social card” sembra essere stata momentaneamente accantonata, lasciando spazio a nuove valutazioni tecniche in corso presso il Consiglio dei ministri.

Il nodo Bruxelles e la flessibilità sui conti

Il destino dei prezzi energetici in Italia si gioca però su un tavolo più grande: quello della Commissione Europea. I ministri Giancarlo Giorgetti, Antonio Tajani e Guido Crosetto sono impegnati in una complessa trattativa per ottenere maggiore flessibilità fiscale. La richiesta italiana punta a includere l’emergenza energetica all’interno della clausola di salvaguardia nazionale prevista per la difesa.

Le indicazioni che giungono da Bruxelles delineano un perimetro molto rigido: l’Europa è disposta a concedere deroghe fino allo 0,3% del Pil annuo per il triennio 2026-2028, ma pone un divieto assoluto al prolungamento dei sussidi generalizzati che incentivano il consumo di combustibili fossili. Di fatto, l’Ue spinge l’Italia a smettere di finanziare gli sconti sulla benzina per dirottare quei fondi verso la transizione ecologica.

Cosa aspettarsi per il futuro

Il post 6 giugno segnerà quindi l’inizio di una nuova stagione di politiche strutturali. La Commissione Europea ha chiarito che le nuove risorse in deroga dovranno finanziare esclusivamente interventi mirati e temporanei che non aumentino la domanda di petrolio e gas.

Invece di vedere il prezzo calare direttamente alla pompa per tutti, i cittadini potrebbero beneficiare di nuovi incentivi per l’acquisto di veicoli elettrici, installazione di impianti fotovoltaici, sistemi di accumulo e misure di efficienza energetica. Questa strategia mira a rafforzare l’indipendenza energetica del Paese nel lungo periodo, anche se nell’immediato potrebbe significare un ritorno a prezzi pieni per la maggior parte degli automobilisti. L’operatività concreta di questi nuovi modelli di aiuto è attesa per il periodo post-estivo, rendendo i mesi di luglio e agosto un banco di prova cruciale per la tenuta del sistema.

Quanto costeranno i carburanti

Oggi il risparmio è di 6,1 centesimi per la benzina e di 12,2 centesimi per il diesel. Se il taglio alle accise non venisse rinnovato, come abbiamo ampiamente ipotizzato, il costo della benzina arriverebbe a 2,002 euro e quello del diesel toccherebbe i 2,127 al litro. Dunque, un pieno da 50 litri di gasolio potrebbe costare circa 6,10 euro in più. Vedremo se qualcosa effettivamente cambierà e se il governo interverrà in modo differente da quanto analizzato.

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