AGI – Gli americani sono di cattivo umore e non sono mai stati così pessimisti da 70 anni, mentre il mercato azionario non lo è affatto. L’indice di fiducia dei consumatori Usa dell’Università del Michigan è sceso a un minimo storico, mentre l’S&P 500 e il Dow Jones viaggiano a livelli record. Lo evidenzia il Wall Street Journal, secondo il quale l’umore degli americani era già basso all’inizio di quest’anno, ma è calato bruscamente dopo l’inizio della guerra con l’Iran alla fine di febbraio, che ha fatto impennare i prezzi del gas.
Solo nel giugno 2022, quando l’inflazione aveva raggiunto il livello più alto degli ultimi decenni per colpa del Covid, c’era stata altrettanta preoccupazione ma, come commenta Joanne Hsu direttrice delle indagini sui consumatori all’Università’ del Michigan, “ora i prezzi restano estremamente elevati, il mercato del lavoro negli ultimi quattro anni si è inequivocabilmente indebolito e ci troviamo nel bel mezzo di una guerra”. Tuttavia, se si guarda al mercato azionario, nessuno si immaginerebbe un sentiment cosi’ basso: le azioni hanno raggiunto livelli record e sono molto costose. L’indice S&P 500 registra una valutazione di 40,8, misurata dal rapporto prezzo/utili corretto per il ciclo economico. Si tratta di un indicatore reso popolare dall’economista dell’Universita’ di Yale Robert Shiller, vincitore del premio Nobel nel 2013 per il suo lavoro sui prezzi degli asset.
L’indice S&P 500 mai così alto. Il precedente del 2000
AGI – L’unica altra volta in cui il valore di questo indice è stato superiore a 40 nei 145 anni di dati raccolti da Shiller è stata negli anni immediatamente precedenti e successivi al picco della bolla delle dot-com all’inizio del 2000.
Il 2000 è stato anche l’anno in cui l’indice di fiducia del Michigan ha raggiunto i massimi storici. Da allora non si è mai più avvicinato a quei livelli. Cosa rende dunque la situazione odierna cosi’ anomala rispetto al normale andamento delle cose? Gli economisti, spiega il WSJ, hanno diverse ipotesi. Nel 2000 l’economia era in crescita e creava posti di lavoro, e l’inflazione era contenuta. La Guerra Fredda era finita, la Cina si stava aprendo e il governo statunitense registrava un surplus. Proprio come oggi con l’intelligenza artificiale, si stava affermando una nuova tecnologia rivoluzionaria: Internet, cioè una nuova tecnologia che avrebbe connesso il mondo e migliorato le vite.
I motivi di questa sfiducia
L’IA non è vista in modo altrettanto positivo. Robert Barbera, direttore del Center for Financial Economics della Johns Hopkins University, individua tre fattori diversi tra loro che potrebbero spiegare l’attuale disconnessione. Innanzitutto, i prezzi delle azioni potrebbero non essere in sintonia con i fondamentali dell’economia statunitense e potrebbero subire un brusco calo. In altre parole, i consumatori hanno ragione a essere insoddisfatti. In secondo luogo, i mercati azionari potrebbero prefigurare un futuro che molti americani non hanno ancora compreso appieno, un futuro, ad esempio, in cui la guerra con l’Iran finisce, l’inflazione si attenua e la crescita riprende. In altre parole, l’andamento euforico dei mercati azionari è giustificato. Il terzo fattore mette insieme euforie e paura. Il fattore che più di ogni altro ha alimentato l’entusiasmo nei mercati azionari ultimamente è stata l’intelligenza artificiale, che è anche fonte di crescente preoccupazione per molti americani. Un mondo in cui le aziende possono utilizzare l’IA per ridurre i costi del lavoro e ampliare drasticamente i margini di profitto è positivo per le azioni. Ma potrebbe anche essere un mondo in cui più persone faticano a trovare lavoro. “L’impennata del mercato azionario e il crescente pessimismo delle famiglie riflettono la stessa cosa”, ha affermato Barbera.