• 25 Maggio 2026 8:24

Corriere NET

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Cuba, pannelli solari per salvarsi dalla crisi energetica

Mag 25, 2026

Si pensa a Cuba e l’immagine che viene in mente è quasi sempre la stessa: strade polverose percorse da Chevrolet e Buick degli anni Cinquanta rimesse in sesto con pezzi di fortuna, un paese fermo nel tempo per necessità più che per scelta, dove l’arte del riciclo è diventata una forma di sopravvivenza. Eppure quella stessa isola, da decenni ostaggio di embarghi e blocchi commerciali, sta vivendo in questo periodo una trasformazione energetica che nessuno avrebbe previsto, e che la crisi petrolifera imposta dall’amministrazione Trump ha accelerato. Cuba si sta coprendo di pannelli solari, e lo sta facendo più in fretta di molti paesi che hanno decenni di politiche green alle spalle.

Dal 2024 la svolta green

I blackout generalizzati che hanno colpito Cuba a partire dal 2024 hanno fatto da detonatore. Nel 2023 Cuba importava pannelli solari dalla Cina per un valore di appena 3 milioni di dollari. Nel 2025 quella cifra è schizzata a 117 milioni. Nello stesso periodo il governo ha avviato una collaborazione con Pechino per costruire oltre 50 parchi solari entro la fine dell’anno.

Secondo l’analista Dave Jones di Ember, il solare potrebbe già oggi coprire fino al 10% del fabbisogno energetico cubano, rispetto a una quota praticamente nulla dodici mesi fa. Una crescita verticale che ha spinto lo stesso Jones a parlare di una delle rivoluzioni solari più rapide mai registrate a livello mondiale. Un primato di un paese che per decenni ha simboleggiato l’immobilismo, e che ora si ritrova in testa a una classifica che molti paesi ricchi faticano a scalare.

A cercare di tamponare la crisi anche sul piano umanitario è arrivata la Croce Rossa Internazionale, che ha inviato sull’isola duramente colpita anche dall’uragano Melissa, veicoli elettrici e impianti fotovoltaici per garantire continuità operativa alle squadre di soccorso. Quattordici sistemi di ricarica per batterie, una vettura e otto motociclette elettriche.

Il problema della mobilità

La crisi energetica cubana ha un riflesso diretto anche sulla mobilità, e qui il paradosso si fa ancora più acuto. L’isola è famosa nel mondo per quel parco auto da museo vivente che gira per l’Avana: Studebaker, Chrysler, Pontiac degli anni Quaranta e Cinquanta tenuti in vita con soluzioni artigianali di ogni tipo. Vetture alimentate a benzina, e spesso a benzina di scarsa qualità, che oggi si trovano nel mezzo di una tempesta perfetta: carburante che non arriva, prezzi che salgono e infrastrutture che scricchiolano.

La transizione verso la mobilità elettrica è ancora agli inizi per una nazione con risorse limitate, ma qualcosa si muove. La Croce Rossa ha già portato sull’isola i primi veicoli a zero emissioni per uso operativo, e il governo sta guardando con interesse crescente a soluzioni elettriche per i trasporti pubblici. Non è una rivoluzione, ma è un inizio. E considerando da dove si parte, anche un solo passo avanti conta.

Tutto il mondo segue

Cuba non è un caso isolato. La crisi dei combustibili fossili innescata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz ha mandato un’onda d’urto su scala globale. In risposta, le esportazioni cinesi di pannelli solari hanno raddoppiato il proprio volume a marzo, raggiungendo un nuovo massimo storico. Come ha sintetizzato l’analista Euan Graham di Ember: gli shock legati ai combustibili fossili stanno alimentando un’ondata solare senza precedenti, con paesi che importano moduli fotovoltaici a ritmi mai visti prima.

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