C’è un accordo provvisorio tra Stati Uniti e Europa su due atti legislativi, per mettere in pratica l’intesa stilata l’estate scorsa. Questo dovrebbe evitare l’aumento dei dazi minacciato da Trump, a patto che l’adozione definitiva avvenga entro il prossimo 4 luglio. Per il settore automotive europeo, questa notizia vale quanto un respiro di sollievo. I mesi di incertezza sui dazi hanno pesato sulle prospettive di esportazione dei principali costruttori del Vecchio Continente, che guardavano agli Stati Uniti con sempre più preoccupazione. Un’intesa, anche provvisoria, cambia il clima. Non risolve tutto, ma abbassa la tensione.
L’accordo preliminare
I termini dell’intesa, nella sua forma attuale, prevedono un dazio massimo del 15% sulla gran parte delle esportazioni europee verso gli Stati Uniti. La soglia include categorie strategiche come le automobili, che nei mesi scorsi avevano rischiato di essere colpite da tariffe ben più pesanti, fino al 25% evocato più volte dall’amministrazione americana. Il 15% non è una cifra indolore per i costruttori europei, ma è un livello gestibile, soprattutto se paragonato agli scenari peggiori che circolavano fino a pochi mesi fa.
Dal lato americano, l’accordo prevede invece l’azzeramento completo delle tariffe europee sulle importazioni statunitensi, auto incluse. Una concessione significativa da parte di Bruxelles, che di fatto apre il mercato europeo ai prodotti a stelle e strisce senza dazi. È il prezzo da pagare per stabilizzare la situazione e, soprattutto, per evitare che il confronto si trasformi in una guerra commerciale aperta con effetti a catena su tutta l’economia.
L’intesa include poi diverse clausole di salvaguardia, pensate per tutelare settori o situazioni specifiche in cui gli equilibri potrebbero perdersi troppo rapidamente. La loro presenza nell’accordo è un segnale che entrambe le parti hanno lavorato per costruire un testo con qualche margine di flessibilità, non solo un documento di principio.
Va detto che si tratta pur sempre di un accordo provvisorio. Il linguaggio della diplomazia commerciale è fatto di strati: c’è l’intesa politica, poi c’è il testo giuridico, poi ci sono i voti. Fino a quando tutto questo percorso non sarà completato, un margine di incertezza resta aperto. E con Trump, la storia recente insegna che i percorsi raramente sono lineari.
Il percorso verso l’accordo definitivo
Il testo provvisorio dovrà ora percorrere un iter istituzionale piuttosto serrato, considerando la scadenza del 4 luglio. Il primo passaggio è la riunione straordinaria del Comitato per il commercio internazionale del Parlamento europeo, alla quale seguirà il voto del Parlamento europeo in seduta plenaria, previsto per la sessione del 15-18 giugno.
Una volta incassato il via libera dell’Europarlamento, il testo finale tornerà al Consiglio dell’Unione Europea per l’approvazione conclusiva. Il regolamento entrerà in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’UE: una volta che tutto sarà firmato e depositato, non ci sarà spazio per ripensamenti.
Per il mondo dell’auto, il conto alla rovescia è cominciato. I costruttori europei seguono questo percorso con attenzione maniacale, perché ogni settimana di incertezza si traduce in piani industriali sospesi, decisioni di investimento rinviate e margini compressi. Un accordo stabile, anche al 15%, vale più di mesi di attesa sotto la minaccia di tariffe imprevedibili.