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THX 1138, ecco George Lucas prima di Star Wars

Ott 22, 2017
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Per quanto possa sembrare inverosimile dopo aver visto i prequel di Star Wars, George Lucas era un tempo considerato il regista più brillante della sua generazione. Aveva frequentato la scuola di cinema insieme a futuri nomi di rilievo quali Francis Ford Coppola, Walter Murch, John Milius e Martin Scorsese e si era guadagnato la fama di talento timido e distante.

Quando Coppola fondò l’American Zoetrope, il fallimentare progetto di creare uno studio indipendente di cineasti idealisti, nessuno si sorprese del fatto che il primo film prodotto fosse il debutto registico del suo vecchio amico George Lucas.

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Il punto di partenza era Electronic Labyrinth: THX 1138 4EB, un applaudito cortometraggio universitario del 1967. Il giovanissimo regista decise di ampliarlo e farne un lungometraggio; Lucas si dedicò dunque a realizzare un film di fantascienza d’avanguardia che rappresentasse uno specchio distopico della società dei consumi. Nasce così THX 1138, noto anche come L’Uomo che fuggì dal futuro.

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La storia è ambientata in un futuro alla 1984, con uno Stato che domina e controlla i cittadini anche tramite l’uso (e l’abuso) di psicofarmaci. Il protagonista non ha un nome ma una sigla: THX 1138, a riprendere il lungometraggio originale che abbiamo citato poco sopra. Un eroe che all’improvviso si scopre umano, scopre che cos’è il Desiderio, e per questo viene braccato da poliziotti androidi.

«Andrà tutto bene […] sei qui nelle mie mani. Tu non sai dove andare.»

-poliziotto robot

Distopico anche il retroscena

Rifiutando di accogliere le rimostranze della distributrice Warner Bros., Lucas pretese che ogni aspetto della sua opera prima rimanesse fedele alla propria visione artistica: dalle musiche atonali ispirate ad Arnold Schönberg, alle interpretazioni degli attori.

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L’esperienza si sarebbe rivelata formativa per Lucas sotto molti aspetti: il film gli venne strappato dalle mani e fu rimontato dalla Warner, detentrice del final cut sulla versione in uscita; poi il regista dovette assistere alla circolazione minima, alle critiche negative e agli incassi nulli di quello che doveva essere il prodotto di lancio del giovane Studio.

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Deluso dall’impatto con il mondo del cinema, l’introverso regista fece voto di non rinunciare più al controllo artistico e tagliò i rapporti anche con l’American Zoetrope. Da allora è noto come Lucas abbia creato la Lucasfilm, un impero cinematografico del tutto autosufficiente, indipendente ed esterno al mondo degli Studios – almeno fino all’acquisto da parte di Disney. Paradossalmente la sua ricchezza è fondata proprio sul successo di quei film che hanno di fatto cacciato il cinema indipendente da Hollywood.

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George Lucas ebbe dunque una partenza disastrosa ma anche romantica, con un’azione alla Don Quijote. Non basterà, ne siamo certi, a convincere nessuno dei suoi detrattori riguardo il suo talento come regista.

L’uomo che fuggì dal futuro conserva comunque motivi sufficienti per essere raccomandato, soprattutto nella versione director’s cut restaurata e rimontata nel 2004. Potrà sembrare cupo, privo di umorismo, debole di struttura e recitato in maniera inespressiva, ma tutto ciò fa parte dello strano e ipnotico fascino di un “film dal futuro”, come ama definirlo Lucas. Certi aspetti che si potrebbero criticare, in altre parole, sono almeno in parte il risultato di precise scelte creative.

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Il risultato finale è un film del tutto godibile ancora oggi. Seppure con i suoi difetti THX238, come viene a volte chiamato, è un lungometraggio Sci-Fi che vale assolutamente la pena di vedere. Per gli stilemi che mette in scena, per le tecniche scelte, per Robert Duvall (lui vale sempre la pena a prescindere) e per il fatto che è il primo lavoro “grosso” di George Lucas dopo le esperienze studentesche.

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Vale la pena vederlo e rivederlo anche perché negli anni è diventato un cult della fantascienza, e rientra a pieno diritto in Retrocult. Sì perché quelli che all’epoca furono considerati difetti nel tempo furono rivalutati, e oggi THX 1138 è amato indistintamente da pubblico e critica, come conferma la tabella all’inizio di questo articolo.

Se anche solo uno di questi motivi vi sembra valido, allora L’uomo che fuggì dal futuro non può mancare nella vostra personale collezione.

Omar Serafini

Classe 1965, è laureato in Ingegneria Elettronica e in Scienze della Comunicazione, con una tesi sulla Storia e critica della filmografia di Godzilla del periodo Showa. Ha curato molti prodotti dedicati al genere kaiju eiga, e ha collaborato con Fantascienza.com, e Università dell’Insubria di Varese nell’ambito dei seminari Scienza & Fantascienza. Nel 2011 crea il podcast FantascientifiCast (FacebookTwitter), già vincitore di diversi riconoscimenti. Potete seguire Omar su Twitter.

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Retrocult è la rubrica di Tom’s Hardware dedicata alla Fantascienza e al Fantastico del passato. C’è un’opera precedente al 2010 che vorresti vedere in questa serie di articoli? Faccelo sapere nei commenti oppure scrivi a retrocult@tomshw.it.


Tom’s Consiglia

THX 1138 è un gran bel film, ma Lucas è famoso sopratuto per Star Wars. Se ancora vi manca, vale la pena di averlo in questo cofanetto con gli episodi da I a VI.

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