AGI – Non un’emergenza futura, ma una trasformazione già pienamente presente, capace di incidere sulla qualità della democrazia, sul lavoro, sulla formazione, sulla privacy, sulla sicurezza e persino sul modo in cui costruiamo la realtà attraverso l’informazione. È questa la chiave di lettura proposta da Luca Nitiffi, consigliere politico di David Sassoli e già presidente della Commissione Roma Capitale con Veltroni sindaco, intervenendo alla Camera alla presentazione del libro “Elly e Giorgia allo specchio, crescere nei social senza protezione”.
Nel suo intervento, Nitiffi invita a superare approcci difensivi e frammentari rispetto all’intelligenza artificiale generativa. “Non possiamo pensare di affrontare lo tsunami dell’Intelligenza artificiale digitale e generativa con misure tampone, divieti simbolici o semplici applicazioni correttive. Sarebbe un errore di prospettiva”.
Il parallelo è con una delle grandi svolte del Novecento: l’energia nucleare. Quando il mondo ne comprese la portata, ricorda Nitiffi, emerse la necessità di regole condivise, trattati internazionali e organismi di controllo, non per fermare il progresso scientifico, ma per impedirne conseguenze incontrollabili.
Oggi, sostiene, la sfida è diversa ma per molti aspetti analoga. “Non siamo di fronte a un problema del futuro, ma a una trasformazione già pienamente presente, che incide sulla qualità della democrazia, sul lavoro, sulla formazione, sulla privacy, sulla sicurezza e persino sul modo in cui costruiamo la realtà attraverso l’informazione”.
L’intelligenza artificiale e gli algoritmi, infatti, non producono esplosioni materiali, ma possono alterare equilibri sociali e democratici: dalla concentrazione del potere economico alla manipolazione dell’opinione pubblica, fino alla sostituzione di competenze umane e all’indebolimento dei diritti fondamentali.
Da qui la richiesta di un salto di qualità nella risposta politica. “Per questo non bastano reazioni episodiche: serve una visione politica matura, capace di comprendere la portata storica del cambiamento”.
E soprattutto, aggiunge, servono strumenti nuovi su scala globale. “Come il nucleare richiese accordi globali sulla proliferazione, sulla sicurezza e sugli usi civili, così oggi servono nuovi trattati internazionali sull’AI”.
Per Nitiffi, la questione centrale non è tecnologica ma politica. “La vera questione, dunque, non è tecnologica ma politica. Il problema non sono gli altri: siamo noi, e la nostra capacità di governare il cambiamento invece di subirlo”.
In un contesto globale, conclude, nessun Paese può agire da solo: “Nessun Paese può affrontare da solo una tecnologia che non conosce confini. Per questo, come ieri furono necessari i trattati sul nucleare, oggi sono indispensabili nuovi patti globali sull’Intelligenza artificiale. Non contro il progresso, ma per renderlo umano, sicuro e democratico”.