• 20 Maggio 2026 18:47

Corriere NET

Succede nel Mondo, accade qui!

Servizi in abbonamento, come trasformare gli automobilisti in entrate mensili

Mag 20, 2026

C’è stato un tempo in cui comprare un’auto significava possederla davvero. Si sceglieva il motore, magari qualche optional, si firmava il contratto e tutto ciò che era montato sulla vettura diventava del proprietario. Fine della storia. Oggi invece il rapporto tra automobilista e automobile sta cambiando rapidamente, e non sempre nella direzione che gli utenti speravano.

Le auto moderne stanno diventando sempre più simili a servizi su ruote: aggiornamenti software, funzioni attivabili da remoto e, soprattutto, servizi in abbonamento mensile. Una trasformazione che divide il settore e che sta facendo discutere automobilisti e costruttori. Perché la domanda è inevitabile: ha davvero senso pagare ogni mese per utilizzare qualcosa che è già fisicamente presente sulla propria auto?

Genesi del nuovo modo di intendere l’auto

Il cambiamento non nasce oggi. Da anni il mercato automobilistico si sta spostando da un concetto di possesso a uno di utilizzo. Una volta l’auto si comprava quasi sempre in un’unica soluzione oppure con finanziamenti relativamente semplici. Si sceglieva il modello che ci si poteva permettere e quello restava per anni nel garage di famiglia.

Con il tempo sono arrivati leasing, noleggi a lungo termine, maxi rate finali e formule sempre più aggressive. Il risultato? Molti automobilisti oggi guidano vetture più costose rispetto alle loro reali possibilità economiche, sostenuti da rate diluite nel tempo.

E adesso arriva un ulteriore passaggio: gli abbonamenti software. Non si paga più soltanto l’auto, ma anche l’accesso continuativo a funzioni già installate a bordo. Una sorta di “paywall automobilistico” che trasforma l’esperienza di guida in un servizio permanente.

Il paradosso è evidente: l’hardware è già lì, dentro l’auto. Sensori, centraline e dispositivi sono stati già acquistati dal cliente al momento della consegna. Ma senza un pagamento mensile alcune funzioni restano bloccate o limitate.

Per molti automobilisti questa filosofia rappresenta un cambio culturale difficile da accettare. Per altri invece è semplicemente il futuro inevitabile della mobilità connessa, sempre più vicina alle nuove generazioni.

Dai sedili riscaldati alla guida autonoma

Negli ultimi anni diversi costruttori hanno sperimentato questa strategia. Uno dei casi più discussi è stato quello di Volkswagen, che ha introdotto in alcuni mercati la possibilità di attivare i sedili riscaldati tramite abbonamento mensile. Una funzione tradizionalmente considerata un semplice optional diventava così un servizio “on demand”. Anche BMW ha provato questo genere di funzione, salvo fare marcia indietro a seguito delle forti critiche.

L’idea alla base è semplice: offrire al cliente la possibilità di attivare certe funzioni solo quando servono davvero. In teoria può sembrare comodo. In pratica, però, molti utenti l’hanno interpretata come una forma di monetizzazione estrema. Tesla ha portato questo concetto sulle proprie elettriche, trasformando software e aggiornamenti in una parte centrale del prodotto. La guida autonoma avanzata, ora viene sbloccata solo pagando cifre importanti mensili.

E la tendenza potrebbe accelerare ulteriormente. Con l’avanzata delle auto elettriche e dei veicoli software-defined, i costruttori vedono negli abbonamenti una nuova enorme fonte di guadagno. Non più un singolo margine ottenuto alla vendita della vettura, ma entrate costanti per tutta la vita del mezzo.

Dal punto di vista industriale la strategia ha perfettamente senso. Dal punto di vista dell’utente molto meno.

Ma non tutti sono d’accordo

Non tutte le case automobilistiche però stanno seguendo questa strada. Alcuni marchi hanno iniziato a prendere le distanze da questa filosofia, probabilmente anche dopo le forti critiche ricevute dal pubblico. Volvo, per esempio, si è recentemente espressa contro l’idea di far pagare in abbonamento funzioni considerate naturali per l’auto. La casa svedese ha chiarito di non voler chiedere altri soldi per servizi premium già presenti sulla vettura.

Anche Dacia, già qualche anno fa, aveva colto perfettamente il malcontento degli utenti. Dopo la polemica sui sedili riscaldati in abbonamento, il marchio rumeno lanciò una provocatoria campagna di guerrilla marketing regalando borse dell’acqua calda brandizzate. Un messaggio ironico ma chiarissimo: certe funzioni dovrebbero restare semplici e immediate, senza canoni mensili.

Il tema, però, resta apertissimo. Da una parte ci sono le aziende, che cercano nuovi modelli di business per sostenere gli enormi investimenti tecnologici richiesti dall’elettrificazione e dalla guida autonoma. Dall’altra gli automobilisti, sempre più preoccupati di trasformarsi in utenti permanenti di servizi da pagare all’infinito.

La sensazione è che il settore automobilistico stia attraversando una trasformazione molto più profonda di quanto sembri. Non sta cambiando soltanto il motore delle auto, ma il concetto stesso di proprietà. E capire fin dove i clienti saranno disposti a spingersi potrebbe diventare una delle sfide più importanti dell’intera industria nei prossimi anni.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Guarda la Policy

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close