• 4 Luglio 2026 13:10

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Ponte sullo Stretto, raccolta firme contro i vertici: chieste le dimissioni

Lug 4, 2026

Il Ponte sullo Stretto di Messina torna al centro dello scontro pubblico, ma questa volta il confronto non riguarda soltanto costi, cantieri, ambiente o tempi di realizzazione. Si è fatto teso il clima dopo l’indagine aperta dalla Procura di Roma sulle presunte pressioni sul parere della Corte dei Conti. Un passaggio che ha dato nuova forza ai comitati contrari all’opera, decisi a trasformare la protesta locale in una mobilitazione di ampio respiro.

La petizione per il rinnovo dei vertici

Con una petizione che ha già raccolto oltre 2.000 firme, il Comitato No Ponte Capo Peloro chiede a gran voce le dimissioni dell’intero Consiglio di amministrazione della Stretto di Messina Spa, la società incaricata di portare avanti il progetto. L’istanza è arrivata a Palazzo Chigi, alla Procura di Roma e ai soci della Stretto di Messina Spa: Ministero dell’Economia, ANAS, RFI, Regione Siciliana e Regione Calabria. Da qui la richiesta di azzerare i vertici della società e rivedere la gestione del percorso autorizzativo.

Secondo i comitati, la vicenda giudiziaria ha indebolito la fiducia nella governance della società. Mentre la battaglia contro il Ponte continua, si insiste su un altro punto: come viene guidata la società incaricata dell’opera. Per questo la raccolta firme si allarga oltre Sicilia e Calabria, cercando adesioni anche nel resto del Paese.

Sul tavolo resta poi il nodo tecnico. I contestatori dell’opera pretendono di avere un quadro dettagliato su alcuni test ritenuti decisivi, a partire da quelli sui cavi e sulla loro resistenza nel tempo. Tra i temi citati ci sono anche gli approfondimenti sulle faglie, sulle condizioni geologiche dell’area e sulle criticità segnalate da esperti e associazioni ambientaliste. Prima di andare avanti, secondo i comitati, andrebbero chiariti i progressi compiuti e i risultati delle verifiche tecniche.

Nel frattempo, una parte della documentazione tecnica è arrivata al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, chiamato a valutare il progetto nel percorso autorizzativo. Centinaia di pagine destinate ad alimentare un dibattito feroce, dove i passaggi amministrativi sul Ponte vengono letti anche alla luce dell’inchiesta e delle tensioni cresciute attorno alla società concessionaria.

L’impatto sul futuro dell’opera

Il Governo continua a considerare il collegamento stabile tra Sicilia e Calabria un’opera strategica, capace di incidere sui trasporti e sui tempi di attraversamento. Nelle intenzioni dell’esecutivo, avrebbe un impatto positivo sulla crescita economica del Mezzogiorno, avvicinando la Sicilia al resto della penisola in modo stabile. Di rimando, i No Ponte danno una lettura più dura: il Ponte costa troppo, cambierebbe lo Stretto e, prima di correre, servono verifiche capaci di reggere davvero alle obiezioni sollevate negli ultimi mesi. Ancora una volta, la stessa infrastruttura divide l’opinione pubblica e l’indagine avviata rischia di inasprire ulteriormente gli animi.

Le prossime settimane diranno se la protesta riuscirà davvero ad allargarsi su scala nazionale oppure resterà concentrata nei territori più vicini allo Stretto. Accolta da opinioni contrastanti fin dall’inizio, dal momento in cui il ministro Matteo Salvini comunicò la volontà di renderlo realtà, il Ponte anima sempre il confronto, un banco di prova sulla fiducia nelle istituzioni chiamate a controllarne ogni passaggio.

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