• 23 Aprile 2026 19:05

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Ocse, il Pil rallenta nel 2026 ma l’economia è resiliente

Apr 23, 2026

AGI – L’economia italiana ha retto agli shock degli ultimi mesi, ma resta esposta a una crescita debole e a vincoli strutturali. L’Ocse, nel suo ultimo outlook presentato oggi, rivede al ribasso le stime di crescita, Pil a +0,4% nel 2026 e +0,6% nel 2027, spiegando che sul nuovo quadro pesa l’impennata dei prezzi energetici registrata all’inizio dell’anno, che frena consumi delle famiglie, produzione e investimenti, con effetti analoghi a quelli osservati in altri Paesi avanzati.

Lo scenario macroeconomico resta sotto pressione ma in graduale riequilibrio. Il deficit è previsto al 3,1% del Pil nel 2025, in calo al 2,9% nel 2026 e al 2,8% nel 2027. Il debito pubblico, tuttavia, resta su livelli elevati: dal 137,1% del Pil dello scorso anno è atteso al 137,5% nel 2026 e al 137,4% nel 2027. Sul mercato del lavoro, la disoccupazione è prevista in calo dal 6% del 2025 al 5,6% nel 2026, con una lieve risalita al 5,7% nel 2027. L’inflazione, dopo l’1,6% del 2025, dovrebbe accelerare al 2,4% nel 2026 per poi ridursi all’1,8% nel 2027, riflettendo l’effetto dei prezzi energetici e il successivo riassorbimento delle pressioni attuali.

Resilienza e impatto del Pnrr nell’ultimo rapporto Ocse

Secondo l’Ocse, la resilienza recente è stata sostenuta da una combinazione di fattori: struttura produttiva diversificata, intervento pubblico e misure di sostegno, inclusi i crediti d’imposta e gli investimenti legati al Pnrr. Questi hanno contribuito a rafforzare occupazione e redditi reali, mentre i bilanci di imprese e famiglie risultano complessivamente più solidi e il sistema finanziario appare stabile. Le riforme e gli investimenti connessi al Pnrr e al piano fiscale-strutturale di medio termine stanno affrontando alcune debolezze storiche: progressi si registrano su concorrenza, giustizia civile, digitalizzazione della pubblica amministrazione e potenziamento infrastrutturale, oltre che sulla transizione climatica e sul rafforzamento del sistema educativo. L’Ocse sottolinea come rendere permanenti i meccanismi più efficaci introdotti con il Pnrr migliorerebbe la capacità dello Stato di progettare e attuare politiche pubbliche più efficaci.

Criticità strutturali e rischi esterni secondo l’Ocse

Tuttavia, in Italia restano però criticità strutturali importanti. Le prospettive di crescita di lungo periodo sono limitate da un debito pubblico elevato, dall’invecchiamento della popolazione e da una produttività stagnante. Il calo della natalità, la bassa partecipazione femminile al lavoro e l’emigrazione giovanile riducono il potenziale dell’economia. A questi fattori si aggiungono le incertezze esterne: tensioni geopolitiche, nuovi dazi, una crescente concorrenza delle economie emergenti e una rapida diffusione di nuove tecnologie di difficile adozione nel nostro Paese. Per garantire una traiettoria credibile di riduzione del debito, l’Ocse indica la necessità di migliorare la qualità e l’efficienza della spesa pubblica, contenere i costi delle pensioni, rafforzare il contrasto all’evasione fiscale e riequilibrare il mix di entrate in senso più favorevole alla crescita e all’occupazione. Il piano di medio termine prevede un percorso di consolidamento graduale fino al 2031, ma richiederà interventi significativi sia sul lato della spesa sia su quello delle entrate.

Il nodo del mercato occupazionale

Il mercato occupazionale, scrive l’Ocse, resta uno dei nodi principali. Una quota elevata di giovani resta fuori dal mondo del lavoro e dai percorsi di formazione e spesso sceglie di lasciare il Paese, mentre il disallineamento tra competenze offerte e richieste resta assai marcato. L’Ocse raccomanda di rafforzare la transizione scuola-lavoro, ampliare l’offerta di istruzione tecnica e professionale di qualità e diffondere tirocini efficaci integrati nei percorsi formativi. Parallelamente, viene indicata la necessità di ridurre la dualità del mercato del lavoro e sostenere i redditi dei giovani per favorirne la partecipazione.

Imprese produttività ed energia

Sul lato delle imprese, pesano la dimensione ridotta di imprese e micro-imprese, i tanti vincoli normativi e fiscali e le difficoltà di accesso ai finanziamenti. Secondo l’Ocse, alleggerire gli oneri amministrativi, migliorare l’accesso al credito, rafforzare il sostegno all’innovazione e sviluppare competenze manageriali più avanzate sono condizioni necessarie per aumentare produttività e resilienza dell’intero sistema. Infine, il tema energetico resta centrale. Ridurre costi e volatilità dell’energia – attraverso un’accelerazione nello sviluppo delle fonti rinnovabili, il rafforzamento delle reti di trasmissione e dei sistemi di stoccaggio – è considerato cruciale per sostenere la competitività delle imprese e il potere d’acquisto delle famiglie.

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