• 13 Maggio 2026 17:18

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F1, così Ferrari guadagnerà 2 decimi al giro con il nuovo scarico

Mag 13, 2026

L’approfondimento tecnico sul nuovo scarico FTM della Ferrari SF-26 chiarisce le dinamiche del soffiaggio variabile. Tra la ricerca di carico e il delicato compromesso per arginare il drag aerodinamico, la Rossa ha affinato i deflettori per massimizzare l’efficienza. Il responso delle telemetrie promuove l’audace scelta di Maranello: la spinta verticale aggiuntiva garantisce un dividendo cronometrico di oltre due decimi al giro.

Le dinamiche operative del sistema FTM sulla SF-26

Occorre sgomberare subito il campo da un equivoco tecnico: sebbene la finalità rimanga lo sfruttamento aerodinamico dei flussi roventi, il paragone con gli scarichi soffiati della Red Bull nel 2011 è del tutto fuorviante. L’architettura di Milton Keynes si configurava come un dispositivo “attivo”, vincolato a mappature propulsive estreme in grado di pompare gas ad altissima pressione persino a farfalla chiusa. Un espediente che sprigionava un massiccio carico verticale nelle fasi di staccata.

L’impostazione deliberata per la Ferrari SF-26 si muove su coordinate diametralmente opposte, qualificandosi come una soluzione strettamente “passiva”. Essendo del tutto assenti calibrazioni dedicate del motore a combustione interna, il soffiaggio variabile eroga il suo potenziale quasi unicamente nelle frazioni di trazione e di piena accelerazione, ovvero quando l’unità motrice lavora al massimo regime.

Di conseguenza, proprio in frenata, frangente in cui un surplus di spinta verticale risulterebbe vitale per le attuali vetture del ciclo normativo 2026, il volume dei gas espulsi crolla drasticamente. L’energia liberata in tale contesto è irrilevante se accostata ai fasti del decennio passato. Alla luce di questi fatti, ipotizzare un guadagno cronometrico di mezzo secondo al giro è una suggestione priva di fondamento tecnico.

Il verdetto dell’asfalto: il dualismo tra carico extra e resistenza

Oltre le validazioni al computer e i riscontri in galleria del vento, è l’asfalto a sancire la bontà di un progetto. E le telemetrie confermano la reale efficacia del nuovo impianto di scarico installato sulla SF-26. La configurazione, recentemente evoluta in occasione del Gran Premio di Miami, restituisce un tangibile slancio aggiuntivo, rivelandosi preziosa proprio nell’estrazione della monoposto dalle curve.

Tuttavia, l’implementazione impone una convivenza forzata con un severo compromesso aerodinamico: l’inevitabile incremento del drag. L’appendice, dovendo seguire le norme tecniche della FIA, è fissa e non dispone di automatismi per flettersi sui tratti rettilinei, continuando a generare resistenza all’avanzamento. Un fattore penalizzante che il reparto corse deve tassativamente contabilizzare.

Proprio per mitigare questa criticità, Ferrari ha optato per un passo indietro tattico, schierando una variante ibrida che incrocia l’architettura primigenia con le geometrie viste in Bahrain. Nello specifico, la superficie dei deflettori investita dai gas combusti è stata ridotta, contestualmente a un netto calo dell’angolo di incidenza e all’assottigliamento strutturale dei piloni di sostegno. Ma a quanto ammonta, cronometro alla mano, il reale beneficio di questo elemento?

Il dividendo cronometrico: oltre due decimi di vantaggio

La domanda cruciale ruota sempre attorno al delta prestazionale effettivo. Un parametro che i tecnici di Maranello continuano a decifrare senza sosta. Stando alle indiscrezioni più attendibili trapelate dal paddock, il guadagno assicurato dall’FTM supera di poco i due decimi a tornata. Un margine assolutamente cruciale nell’estremizzata economia della Formula 1 odierna.

A prescindere dal layout del tracciato, le prime indagini testimoniano che il soffiaggio variabile inietta il carico posteriore desiderato sulla Rossa. Un pacchetto aerodinamico che, per inciso, esprimerebbe un potenziale nettamente superiore se assecondato da una power unit capace di erogare la medesima cavalleria del propulsore Mercedes. Un capitolo, quello inerente ai limiti del turbocompressore e dell’endotermico, che meriterà una rigorosa trattazione separata.

L’equazione è chiara: la massima categoria del motorsport impone compromessi costanti, ma nessun dipartimento tecnico delibererebbe una soluzione atta a peggiorare un’area di per sé già carente rispetto alla concorrenza. Significherebbe compiere un clamoroso autogol ingegneristico. Resta da capire come evolverà la stagione con gli aggiornamenti sulla SF-26.

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