Lungo una strada di campagna un pensiero prendeva forma, su una piccola Fiat. Per scrivere una pagina indimenticabile della musica italiana, in fondo, non serviva altro. Venerdì 14 agosto Mogol torna in prima serata su Rai 1 con Viva Mogol! Con i grandi della musica, lo spettacolo condotto da Massimo Giletti e realizzato nel 2016 per gli ottant’anni del paroliere. Sul palco si alternano decine di artisti, chiamati a interpretare i brani ai quali Giulio Rapetti ha prestato le parole. Una di quelle canzoni, però, deve qualcosa anche a un’automobile: la Fiat 500 Giardiniera sulla quale nacque la seconda parte di Emozioni.
La seconda parte di Emozioni nacque sulla 500 Giardiniera
Destinazione Silvano d’Orba, vicino a Ovada. Per quindici anni Mogol vi trascorse con la famiglia i fine settimana estivi, caricando i bambini sulla 500 Giardiniera e partendo verso il Monferrato. Durante uno di quei tragitti gli venne in mente la seconda parte di Emozioni: il paesaggio scorreva fuori dal finestrino e lui cominciava a mettere insieme le parole che avrebbero accompagnato la musica di Lucio Battisti. Una canzone entrata nella storia, insomma, prese forma almeno in parte al volante.
La 500 Giardiniera debuttò nel 1960, con un compito non proprio semplice: offrire più spazio senza smettere di essere una 500. Opera di Dante Giacosa, la carrozzeria guadagnò qualche centimetro soprattutto dietro, mentre tra le ruote anteriori e quelle posteriori la distanza aumentò di dieci centimetri. Alla fine, da un paraurti all’altro, si arrivava comunque ad appena 3,18 metri. Dentro c’erano quattro posti e rimaneva ancora margine per 40 kg di bagagli. Tirando giù il divano posteriore, la piccola Fiat cambiava mestiere e poteva trasportare circa 200 kg di merce insieme a due persone, non a caso piacque alle famiglie, ma anche a negozianti e artigiani.
Il motore a sogliola liberava spazio per i bagagli
Motore giù, bagagli su. Alla Fiat prese il bicilindrico della 500, lo ruotò di 90 gradi e lo fece entrare sotto il vano posteriore, dove, disteso su un fianco, ricordava una sogliola: il nome gli rimase addosso. Sopra trovava posto il carico, accessibile da un portellone che si apriva lateralmente. Il piccolo 499,5 centimetri cubi metteva insieme 17,5 CV e, insistendo con l’acceleratore, accompagnava la Giardiniera fino a 95 km/h. Mogol poteva prendersela comoda: Silvano d’Orba lo avrebbe aspettato.
L’aria entrava dal lungo tetto in tela, esteso fin sopra i sedili posteriori, e dai finestrini laterali scorrevoli. Le portiere anteriori conservavano l’apertura controvento, una soluzione già abbandonata dalle altre 500 ma rimasta sulla Giardiniera. Dietro, il portellone incernierato a sinistra si apriva come una porta e rendeva più semplice sistemare a bordo i bagagli oppure gli attrezzi da lavoro, in una carrozzeria che pesava poco più di 550 kg.
Fiat costruì il modello a Mirafiori e in seguito trasferì la produzione nello stabilimento Autobianchi di Desio. Dal 1968 cambiò anche il marchio sul cofano, mentre l’impostazione generale rimase quella pensata da Giacosa fino all’uscita di fabbrica nel 1977, dopo una carriera durata diciassette anni. Quando Mogol la guidava verso Silvano d’Orba, insomma, la piccola station wagon si trovava nel proprio ambiente: una famiglia a bordo, il necessario per il fine settimana e parecchia strada davanti.