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Marte, un errore in frenata dietro il silenzio di Schiaparelli – La Stampa

Ott 21, 2016

Che cosa è successo al modulo Schiaparelli? Il silenzio della sonda, che continua a non inviare alcun segnale da Marte, fa temere che sia andata distrutta nell’«ammartaggio» arrivando sul pianeta a velocità troppo elevata. Ma niente è sicuro: «I dati ufficiali in nostro possesso non ci permettono di confermare nessuna ipotesi» ammonisce il presidente dell’Agenzia spaziale italiana (Asi), Roberto Battiston. Intanto nel centro di controllo della missione (Esoc) in Germania a Darmstadt, si continua a lavorare all’analisi dei dati registrati dalla sonda della missione ExoMars, il Tgo (Trace Gas Orbiter), unico veicolo spaziale in grado di «interpretare» al meglio le informazioni che il modulo di atterraggio ha raccolto durante i sei minuti e mezzo di discesa sulla superficie marziana, circa 600 megabyte di dati.

Problema ai propulsori?

Ci vorranno giorni, se non settimane, per studiare una mole così ampia di dati e quindi capire cosa è successo nell’ultima fase di discesa del modulo. L’ipotesi più accreditata riguarda un possibile problema ai propulsori di frenata della fase finale del veicolo spaziale: «I dati che abbiamo raccolto – dice Paolo Ferri, Direttore Operazioni di Volo al Centro Esoc – dicono che la sequenza di atterraggio ha funzionato fino al distacco dello schermo posteriore del paracadute. A quel punto l’accensione dei retrorazzi ha funzionato solo per tre secondi, poi il computer di bordo ha deciso di spegnerli».

Andrea Accomazzo, Direttore Missioni Interplanetarie all’Esoc, aggiunge: «Il rilascio del paracadute, secondo i dati ricevuti, che però vanno anch’essi confermati, sarebbe avvenuto circa 50 secondi prima di quel che ci aspettavamo. E quindi è stato rilasciato a una quota più alta. Ma i retrorazzi sono rimasti accesi solo per tre secondi. Dobbiamo capire perchè la logica di bordo ha preso questa decisione contraddittoria, non in sincronia con le nostre aspettative». Fino a quel momento tutto era andato bene. Anche lo scudo che aveva protetto il modulo di sbarco dal forte calore generato dall’attrito con l’atmosfera si era separato correttamente. Se ne saprà di più, appunto, con i dati del Tgo. In ogni caso, sottolinea l’amministratore delegato di Leonardo-Finmeccanica, Mauro Moretti «la tecnologia italiana non è coinvolta nel problema».

Un successo parziale

Intanto ieri mattina i responsabili hanno comunque ribadito che la missione è stata un successo: «La sonda orbitante Tgo funziona perfettamente – dice Jan Woerner, Direttore Generale dell’Esa – e questo è già di per sé una grande impresa nella storia delle missioni europee di esplorazione spaziale. Per Schiaparelli, abbiamo ricevuto i dati che tutto ha funzionato bene durante la fase di discesa e abbiamo raccolto molte informazioni. La discesa era soprattutto un test per saperne di più in vista di missioni future. Con questa missione abbiamo gettato le basi per la missione del 2020».

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