• 25 Agosto 2026 14:34

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“Mai via”, 100 famiglie contro il trasloco dalle case popolari di Milano‌

Ago 25, 2026

AGI – “Non ci muoveremo da qui, faremo resistenza fisica” promette Ciro che dal 1983 vive in una delle case popolari in via Lulli, a pochi minuti a piedi da piazzale Loreto. “Abbiamo speso i nostri soldi per renderle abitabili, fatto tanti sacrifici e ora ci chiedono di andare via”. Entro fine mese, in teoria, ma i tempi potrebbero allungarsi, 130 famiglie dovrebbero lasciare gli appartamenti dell’Aler per farvi rientro dopo una ristrutturazione ritenuta necessaria da tutti per le condizioni precarie degli edifici ma non accettata dagli inquilini nella formula del trasloco di massa.

Chi abita qui da sempre o da molti anni, in un intreccio di abitudini e affetti cresciuti in quello che appare un piccolo mondo a parte e lontanissimo dai clamori dello shopping del vicino corso Buenos Aires, chiede di poter restare mentre si svolgono i lavori finanziati coi fondi Repower EU e affidati a Edison. Il trasferimento ventilato in quartieri anche lontani, sempre in case di edilizia popolare, come il Gratosoglio, viene vissuto come una deportazione e una lacerazione non sostenibile per l’età e la fragilità della popolazione. L’apertura del cantiere è fissata entro novembre del 2026, la fine dei lavori è prevista per il 2029.

 

 

Le famiglie che hanno accettato il trasferimento

Una trentina delle famiglie coinvolte ha accettato il trasferimento, alcune con la riserva di poter valutare le condizioni degli alloggi dove andrebbero. Agli alloggi di via Porpora-via Lulli si arriva girando a destra camminando verso la piazza dove il cadavere di Benito Mussolini venne esposto. Sul tronco di un albero è appesa la foto di una donna morta da poco: il senso di unione tra gli abitanti è evidente, la sensazione è quella di una grande famiglia ora rappresentata dal Comitato Inquilini che da mesi si confronta con l’Aler, il Comune, la Regione e i sindacati per evitare la diaspora.

Le richieste del comitato

Giovanni Candida del Comitato spiega all’AGI: “Il progetto da 60 milioni prevede di sistemare scale, muri e solai e mettere infissi, pompe di calore, pannelli solari sui tetti, in 1700 appartamenti Aler in tutta Milano e hinterland. Qui sono interessati 4 civici su 6 delle vie Porpora e Lulli. Si sostiene che le case vadano svuotate perché stanno crollando e sarebbe pericoloso svolgervi i lavori. Si sono accorti solo ora che stanno crollando? Il sospetto è che, una volta e se rientrati dopo la fine delle opere, i canoni saranno aumentati in modo insostenibile per tornarci e che all’orizzonte ci sia un progetto immobiliare in linea con l’appetibilità di una zona centrale. La nostra proposta è quella, dove possibile, di svolgere i lavori con le persone dentro e dove non lo è di spostarle nelle case sfitte del complesso, senza mandarle lontano. Una sorta di ‘cantiere a rotazione’, non uno svuotamento totale che per gli inquilini sarebbe una condanna a morte”.

 

 

Le preoccupazioni degli abitanti

Luigi che ha 68 anni osserva: “Molti di noi hanno problemi di salute, qui abbiamo vicini ospedali, farmacie, metropolitana. Siamo gente onesta, che ha lavorato, paga le tasse, una comunità forte con generazioni cresciute assieme giocando nei cortili”. Sonia, quarantenne con la sindrome di Down, assicura battaglia: “Io da qui non me ne vado, piuttosto dormo tra i topi”.

La mobilitazione dei residenti

Giovanna Ferramosca, portavoce del Comitato, arriva col nipotino. “Qui sono nate le mie figlie e lui, ci sto da 43 anni. Continueremo a combattere per restare, a manifestare come già abbiamo fatto. La destinazione dei fondi Repower EU deve essere partecipata, lo prevede l’Europa. Secondo il nostro censimento, tre quarti dei residenti sono persone in condizioni di estrema vulnerabilità, tra cui anziani storici del quartiere, spesso soli, e c’è una presenza massiccia di disabili psichici e invalidi”.

Le rassicurazioni di Aler

In alcuni incontri pubblici, Alan Rizzi, il presidente di Aler, ha assicurato l’impegno a favorire la permanenza dei fragili in altri alloggi del quartiere di Città Studi e garantito che non c’è nessun progetto speculativo all’orizzonte, sottolineando che i finanziamenti europei sono legati all’edilizia popolare. Al momento, spiega Giovanni Candida, “non esiste nessun documento scritto da parte di Aler che dia garanzie sulla tutela degli inquilini”.

 

 

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