• 11 Agosto 2022 3:52

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Le Borse Ue girano in ribasso nonostante la buona prova di Wall Street

Apr 18, 2017

MILANO – Ore 10:15. I mercati europei riaprono dopo il lungo ponte pasquale e girano in ribasso dopo un avvio positivo. Sfuma dunque il traino di Wall Street, che ieri ha chiuso in buon rialzo nonostante restino ben fermi i focolai di tensione internazionale, a cominciare dalla minaccia militare della Corea del Nord e per seguire con la grande instabilità legata al referendum turco, che ha determinato una ulteriore svolta autoritaria da parte di Erdogan ma resta contestatissimo nella sua legittimità. I listini del Vecchio continente si muovono deboli: Milano accelera in rosso dello 0,7%. Londra lima l’1%, Parigi lo 0,9% e Francoforte lo 0,4%.

A Piazza Affari si guarda a Mediaset, mentre l’Agcom si riunisce per un aggiornamento e una eventuale decisione sul dossier che riguarda i francesi di Vivendi, che sono anche primi soci di Tim. Fincantieri recupera invece i valori dell’Ipo grazie a una nuova commessa. Pesa però il comparto petrolifero: Tenaris scivola, Saipem paga la nuova esclusione dai progetti di Gazprom e l’Eni perde terreno dopo che la Basilicata ha deliberato, lo scorso 15 aprile, la sospensione di tutte le attività dell’eni del centro oli val d’agri di Viggiano (Potenza). Sul settore in generale si fa sentire il report di giovedì scorso dell’International Energy Agency che ha ridotto per il secondo mese consecutivo la stima di domanda globale.

Mentre in Italia parte il percorso parlamentare del Def, con le audizioni delle parti sociali interessate, a livello internazionale si guarda agli incontri di primavera del Fmi, occasione per la presentazione del nuovo rapporto sull’economia globale. Grande attenzione ai difficili equilibrismi economici e politici, con la minaccia del protezionismo agitata dall’amministrazione Trump che rischia di gelare la ripresa. La crescita si è messa in moto, anche in Europa, ma sussistono incertezze politiche, inclusa quella che lei definisce la “spada di Damocle del protezionismo”, in particolare in Francia e Stati Uniti: è la preoccupazione espressa dalla direttrice generale del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, in un’intervista pubblicata oggi su Repubblica. Dagli Usa sono attesi i dati sulle nuove costruzioni abitative, sulle licenze, sui permessi di costruzione e sui nuovi cantieri di edilizia residenziale; in uscita anche i dati della produzione industriale e dell’utilizzo degli impianti.

Lo spread tra Btp e Bund tedeschi è stabile in avvio di giornata in area 210 punti base, con il rendimento dei decennali italiani attorno al 2,3% sul mercato secondario. Poco mosso anche il cambio euro-dollaro con la moneta del Vecchio continente che scambia a 1,06493 biglietti verdi. Il segretario Usa al Tesoro, Steve Mnuchin ha frenato sulle dichiarazioni del presidente Donald Trump contro il dollaro troppo forte e la minaccia di guerre valutarie: “Il presidente – ha spiegato al Financial Times – ha solo fatto un commento realistico sulla forza del dollaro a breve termine…C’è una grande differenza tra parlare e agire”.

La Borsa di Tokyo ha terminato stamattina le contrattazioni in leggero rialzo, sostenuta dalla chiusura positiva degli indici azionari statunitensi e dallo stop alla rivalutazione dello yen, mentre gli investitori guardano ai possibili sviluppi di natura geopolitica, con la la Corea del Nord ancora in primo piano. L’indice Nikkei ha segnato un aumento dello 0,35% a quota 18.418,59, aggiungendo 63 punti. Lo yen ha fermato temporaneamente la manovra di apprezzamento sul dollaro, trattando poco sopra un livello di 109, e a un valore di 116,10 con la moneta unica europea. Ieri sera, Wall Street ha chiuso la seduta di ieri con gli indici sui massimi intraday. A fare da traino è stato il settore finanziario (+1,75%) alla vigilia dei conti di BofA (+2,1%) e Goldman Sachs (+1,32%) e in scia alle trimestrali bancarie già pubblicate e superiori alle attese. Il Dow Jones ha guadagnato alla fine lo 0,9%, in linea con il Nasdaq.

I timori sulla crisi fra Nord Corea e Stati Uniti mantengono il prezzo dell’oro, sebbene in calo, sui massimi degli ultimi 5 mesi. Dopo essersi avvicinato, lunedì, a quota 1300 dollari l’oncia, oggi il metallo arretra leggermente e viene scambiato in Asia a 1283 dollari. Il prezzo del petrolio si stabilizza: in Asia il Light crude Wti cede di 2 cent a 52,63 dollari e quello sul Brent sale di 2 cent a 55,38 dollari al barile.

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