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La stretta di Erdogan rafforza la lira turca. La Cina cresce più delle attese

Apr 17, 2017

MILANO – Erdogan ha rivendicato una vittoria con il 51% dei voti al referendum costituzionale che mette nelle mani del presidente un potere di fatto assoluto sui destini del Paese. Nonostante le denunce di brogli delle opposizioni e la preoccupazione di molti osservatori internazionali, la reazione del mercato valutario è stata chiara: la lira truca è arrivata a rivalutarsi di oltre 2 punti percentuali contro il dollaro, in area 3,62. La divisa era reduce da un lungo periodo di debolezza: se si guarda la performance da inizio anno è la peggior valuta emergente degli ultimi tempi.

Gli investitori ragionano in questi casi senza andare troppo per il sottile: possono ora accogliere l’ulteriore stretta autoritaria di Erdogan come un elemento che rimuove incertezza sulle prospettive economiche del Paese. Bloomberg raccoglie il commento dell’economista di Commerzbank, Tatha Ghose, secondo il quale un breve rallly può portare il cambio lira/dollaro sotto 3,6 nei prossimi giorni. Segue però avvertenza: “Questi movimenti difficilmente durano a lungo, i mercati probabilmente torneranno a prendere in considerazioni le maggiori sfide politiche della Turchia che riguardano le relazioni con Usa, Russia ed Europa, insieme alla questione curda”.

La stretta di Erdogan rafforza la lira turca. La Cina cresce più delle attese

I mercati preferiscono concentrarsi sulle certezze: la contestata affermazione di Erdogan nel referendum sulla svolta costituzionale in Turchia porta a un netto rafforzamento della lira (il grafico mostra che servono meno valute turche per acquistare un dollaro)

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Sempre sul fronte valutario, in un periodo di tensioni internazionali che ha portato gli investitori a spostarsi verso i beni rifugio, è continuato il rafforzamento dello yen che si è consolidato ai massimi da cinque mesi: la valuta giapponese si porta a un livello di 118 sul biglietto verde. L’euro sale leggermente mentre il vicepresidente americano, Mike Pence ha definito “una provocazione” l’ultimo, fallito test missilistico da parte della Corea del Nord e gli Usa non escludono nessuna opzione per tenere a bada il regime di Kim Jong-Un. Scambi limitati sui mercati valutari: la moneta europea avanza a 1,0625 dollari e arretra a 115,13 yen.

Le azioni asiatiche hanno chiuso in leggero rialzo mentre quelle cinesi hanno ceduto terrenno nonostante i buoni dati economici: resta più alta la preoccupazione per la situazione della Corea del Nord, mentre si aspetta la riapertura di Wall Street dopo il fine-settimana di Pasqua. I mercati europei rimangono invece chiusi. La Borsa di Tokyo ha terminato le contrattazioni in lieve rialzo nel primo giorno della settimana: stamane il Nikkei ha guadagnato lo 0,11% a quota 18.355,26. La Borsa di Shanghai è arrivata invece a perdere l’1,1%, proseguendo la debolezza di venerdì.

Come accennato, la Cina ha chiuso il primo trimestre del 2017 con un Pil in crescita dell’1,3% sui tre mesi precedenti e del 6,9% su base annua, in leggera accelerazione sulle attese, suggerendo che l’economia, impegnata in una delicata fase di transizione, si stia stabilizzando. Con i segnali positivi in evidenza e i principali indicatori migliori delle attese, “l’economia ha mantenuto uno sviluppo stabile e solido”, ha reso noto l’Ufficio nazionale di statistica. Le principali direttive della crescita sono rimaste ancorate agli investimenti infrastrutturali pubblici: al 6,8% annuo avuto nell’ultimo trimestre 2016, ha fatto seguito un +6,9% del Pil che vale il passo più veloce dal terzo trimestre del 2015. Su base trimestrale il +1,3% di gennaio-marzo segue l’1,7% di ottobre-dicembre ed è inferiore all’1,6% atteso. Grazie anche al mercato immobiliare a uso abitativo, in rialzo, il periodo gennaio-marzo si è caratterizzato per il secondo trimestre di fila in crescita, per la prima volta da luglio-settembre 2010. In ogni caso, l’Ufficio ha rimarcato anche che si è trattato di “un buon avvio” del 2017 e una solida base per centrare “il target per l’intero anno”, annunciato a inizio marzo, intorno al 6,5%, meno del 6,5-7% annunciato nel 2016. Lo scorso anno il Pil si è attestato al 6,7%, al passo più lento degli ultimi 26 anni. Secondo i dati ufficiali, gli investimenti in asset fissi, che includono la spesa per infrastrutture e costruzioni immobiliari, sono saliti del 9,2% a marzo, contro l’8,9% dei primi due mesi. Gli investimenti nel real estate sono invece saliti del 9,1% nell’intero primo trimestre. La produzione industriale e le vendite al dettaglio hanno fornito ulteriore spinta: la prima a marzo è tornata a salire del 7,6% (dal +6,3% di febbraio) e la seconda del 10,9% (dal +9,6%), contro attese rispettivamente pari al 6,% e al 9,5%.

Sul fronte delle materie prime, il prezzo del petrolio è in calo. I mercati guardano all’aumento delle produzione Usa. Limitati gli scambi. In Asia i future sul Light Wti cedono 43 cent a 52,75 dollari e quelli sul Brent arretrano di 43 cent a 55,46 dollari al barile. I ministri Opec si riuniranno a Vienna il prossimo 25 aprile. In vista una possibile estensione a tutto il 2017 degli accordi sui tagli alla produzione del novembre scorso. L’oro si conferma ai massimi da novembre dopo il +2,5% della scorsa settimana: il lingotto tratta a 1,288.46 dollari l’oncia.

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