Tra le foto di Lucio Battisti ce n’è una che riesce forse meglio di ogni altra a descrivere il suo rapporto con i motori. Lo ritrae al volante di una Citroën Méhari sulle strade della Maddalena. Tutto talmente evocativo da sembrare quasi studiato a tavolino, ma diverse fonti accostano il cantante alla piccola francese, mai dimenticata da chi all’epoca visse i suoi anni d’oro.
Una vita anche sulle due e quattro ruote
Quando debuttò nel 1968, Citroën aveva preso la meccanica della Dyane 6 e l’aveva coperta con pannelli in plastica ABS. Il risultato pesava 525 kg, non arrugginiva e si puliva con l’acqua, il massimo se andavi regolarmente in spiaggia: sabbia e salsedine potevano sporcarla, quasi mai rovinarla.
Il bicilindrico raffreddato ad aria proveniva da 2CV e Dyane. La velocità massima si fermava intorno ai 100 km/h, mentre con un litro di benzina si percorrevano una ventina di chilometri. Numeri modesti anche per l’epoca, ma la Méhari non nasceva per divorare l’autostrada. Tetto e fiancate potevano essere smontati, lasciando passare l’aria disponibile.
Citroën ne produsse quasi 150.000 esemplari in vent’anni. Bastavano pochi interventi per passare dalla cabriolet al pick-up oppure ottenere una specie di vettura chiusa, capace di proteggere dalle sorprese del tempo, e la gamma includeva persino una versione 4×4. Un modello essenziale, insomma, ma dotato di parecchie idee e di colori impossibili da ignorare.
Più che ipotesi, l’appartenenza della MV Agusta 175 a Battisti è una certezza. A Molteno la utilizzava anche per portare in giro Mogol, relegato nel ruolo del passeggero, e chissà quanti discorsi avrà ispirato, magari una volta raggiunto un posto tranquillo.
Arrivata nei primi anni Cinquanta, la 175 decretò il passaggio della Casa italiana ai quattro tempi nella produzione di serie. L’offerta – comprensiva di versioni turistiche, sportive e da gara – potrebbe avere creato anche qualche imbarazzo della scelta a Battisti e, per quanto attribuirgli la celebre CSS “Disco Volante” sarebbe suggestivo, mancano conferme ufficiali sulla tipologia esatta.
La motocicletta si ritaglia il suo spazio anche ne Il tempo di morire, dove il protagonista arriva a offrirla alla donna desiderata pur di trascorrere una notte insieme, una proposta discutibile, accompagnata dai 10 CV indicati da Mogol nella convinzione di avere scelto una potenza fuori dal comune. Sul versante tecnico aveva preso un abbaglio, ma il successo del brano gli evitò qualsiasi ramanzina.
Rispetto alle due ruote, le automobili compaiono con una certa regolarità nei testi. In Sì, viaggiare la messa a punto del motore diventa quasi un consiglio su come affrontare la vita, invece Emozioni descrive una guida notturna spinta fino al pericolo. L’aquila lascia passare un’auto coperta dal fumo e Sognando e risognando porta il protagonista nel traffico, prima di concedergli la non scontata fortuna di trovare parcheggio.
Lucio per amico: Mogol racconta il lungo sodalizio
Il ricordo di Battisti non si fermerà alle auto e alle moto. Stasera, alle 21.20, Rai 3 manderà in onda Lucio per amico. Ricordando Battisti, docufilm diretto da Angelo Bozzolini e visibile anche su RaiPlay. A tenere insieme il racconto sarà soprattutto Mogol, chiamato a ripercorrere il lungo sodalizio artistico fino alla separazione, seguita dalla collaborazione di Battisti con Pasquale Panella.
Alcune sequenze arriveranno da filmati in Super8 e apparizioni televisive oggi quasi dimenticate, raccolte in Italia e all’estero. Ai ricordi di Mario Lavezzi, Pietruccio Montalbetti, Caterina Caselli e Mara Maionchi si aggiungeranno quattro interpretazioni affidate a Gianluca Grignani, Noemi, Giovanni Caccamo e Giusy Ferreri. Se tra una canzone e l’altra riaffiorerà anche un motore, ormai sappiamo che non sarà per caso.