• 26 Settembre 2026 20:10

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Omicidio Garlasco, le indagini bis al rush finale e i rebus sulla ‘fase due’

Set 26, 2026

AGI – “E’ un momento importante e delicato, bisogna mantenere riservatezza ed evitare indiscrezioni” dice all’AGI Ugo Ricci, genetista e consulente della difesa di Alberto Stasi. L’attesa è tutta per lunedì quando, salvo sorprese, la Procura di Pavia scoprirà le ultime carte dell’inchiesta che sta mettendo in discussione dall’inizio del 2024 la condanna di Alberto Stasi ipotizzando che a uccidere Chiara Poggi sia stato Andrea Sempio.

Omicidio di Garlasco, sale l’attesa per lunedì 

Col secondo avviso di chiusura delle indagini dopo quello di maggio i magistrati guidati da Fabio Napoleone metteranno un punto e si sveleranno i contenuti delle ultime consulenze. Tra queste ci sono lo studio di Carlo Previderé sul dna sulle unghie della vittima dopo le osservazioni della difesa alla sua riconducibilità alla linea paterna di Sempio, quella integrativa sulle misurazioni antropometriche di Sempio, firmata da Cristina Cattaneo, e la consulenza sulle impronte a pallini, da sempre considerate la ‘firma’ del killer sul pavimento della villetta, affidata a Giampaolo Iuliano e a Nicola Caprioli.

I dubbi sulla fase due 

In dubbio invece il deposito del dossier assegnato allo psichiatra Roberto Catanesi che potrebbe non essere stato in grado di trovare spunti sufficienti dopo che Sempio si è rifiutato di sottoporsi alla consulenza psichiatrica e personologica disposta dalla Procura.

La testimonianza di Luciano Garofano 

Tutto questo materiale d’indagine, comprensivo anche di altri accertamenti, unito a quello acquisito dopo la ‘fase 1’ fonderà la base per chiedere di processare l’indagato. Non è ancora chiaro in quale contesto rientri la testimonianza di ieri dell’ex comandante del Ris Luciano Garofano che si occupò delle indagini nel 2007.

La complessità dal caso Garlasco 

Alla conclusione dell’indagine segue di solito in breve tempo, dopo i 20 giorni lasciati alle parti per replicare, il rinvio a giudizio e quindi la fissazione dell’udienza preliminare. Il caso Garlasco è però molto particolare perché c’è la sentenza definitiva di condanna a carico di Stasi in contemporanea alla possibilità che si possa arrivare allo stesso verdetto per Sempio.

Non essendo stato ipotizzato un concorso tra i due, potrebbero esserci due sentenze in conflitto, una coesistenza che non è ‘tollerabile’ né dal punto di vista logico né giuridico. A questo punto, Pavia potrebbe prendersi un tempo non breve prima di arrivare a chiedere di processare Sempio augurandosi che, nel frattempo, la Procura Generale di Milano accolga la sua sollecitazione a presentare un’istanza di revisione del processo Stasi a Brescia.

Anche perché se dovesse chiedere il rinvio a giudizio con molta probabilità il giudice per l’udienza preliminare di Pavia sospenderebbe l’udienza in attesa che si chiariscano le cose. In altre parole presentarsi davanti a un giudice senza che la Procura Generale abbia fatto propri i dubbi sulla colpevolezza di Stasi significherebbe andarsi a infilare in una situazione molto insidiosa.

Il commento dell’avvocato Steccanella 

“Non credo che la Procura di Pavia voglia rischiare di arrivare a una situazione di due possibili sentenze in conflitto – spiega all’AGI l’esperto avvocato Davide Steccanella che segue la vicenda nelle vesti di opinionista -. Non è mai successo nel nostro Paese. In un caso del genere in linea teorica sarebbe sollevato un conflitto alla Cassazione, ma è un’ipotesi sulla carta, non ci si arriverà”. 

La memoria di 100 pagine dei pm di Pavia 

L’11 maggio scorso la procuratrice Francesca Nanni aveva fatto sapere di avere ricevuto una memoria di cento pagine dai colleghi pavesi e disse che l’avrebbe letta e analizzata con attenzione. Un lavoro non facile quello di addentrarsi in due decenni di indagini con molti errori e sentenze contrastanti.

La sentenza della Cassazione su Stasi 

Ed è per questo che le toghe pavesi starebbero lavorando per mettere in dubbio gli indizi indicati dalla Cassazione come “gravi” che hanno portato ai 16 anni di carcere per Stasi. Sembra che l’attenzione sia puntata sull’indizio della “notevole quantità di dna della vittima” sui pedali della bicicletta Umberto Dei nella disponibilità di Stasi.

Il colpo di scena dell’appello bis 

Uno dei colpi di scena dell’appello-bis quando emerse la possibilità che l’imputato avesse scambiato i pedali della Umberto Dei con quelli della bicicletta nera da donna vista dalla vicina di casa dei Poggi in un orario compatibile col delitto. “Non so nulla di questo – afferma Amando Palmegiani, consulente del team Sempio -. Mi sembra però che più che cercare prove su Sempio si stia cercando di eliminare quelle pregresse su Stasi”. 

 

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