• 1 Agosto 2026 9:50

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L’auto tedesca è in crisi, è ora di cercare soluzioni

Ago 1, 2026

Il primo semestre del 2026 passerà alla storia come uno dei periodi più complicati per l’industria automobilistica tedesca. Volkswagen, Audi, Porsche, Mercedes e ora anche BMW hanno annunciato, uno dopo l’altro, cali di vendite, tagli occupazionali e piani di ristrutturazione che raccontano di un settore costretto a fare i conti con un modello di business che non funziona più come un tempo. Una crisi sistemica che coinvolge l’intera locomotiva d’Europa e che, inevitabilmente, si ripercuote anche sulla filiera italiana ed europea legata all’automotive tedesco.

La situazione dei brand tedeschi

I numeri dipingono un quadro oscuro. BMW ha annunciato che entro la fine del 2027 taglierà circa 8.000 posti di lavoro, sfruttando il turnover naturale del personale e un piano di uscite volontarie, principalmente nelle aree di produzione e amministrazione. Tra aprile e giugno il gruppo ha registrato un calo delle consegne globali del 4,9%, con un vero e proprio crollo in Cina, superiore al 30%, parzialmente compensato dalla crescita negli Stati Uniti e in Europa. Ad Ingolstadt le cose non vanno meglio: Audi ha comunicato un calo del 7% nelle consegne del primo semestre, penalizzata sia dal mercato cinese sia dai dazi statunitensi, che nel solo 2025 le sono costati oltre un miliardo di euro. Mercedes, dal canto suo, sta intensificando le misure di riduzione dei costi, tra delocalizzazioni produttive e la proposta, molto discussa tra i sindacati, di tornare alla settimana lavorativa di 40 ore a parità di stipendio. Il tutto in un contesto in cui la concorrenza cinese ha scatenato una guerra dei prezzi senza precedenti proprio nel mercato che per anni ha rappresentato la miniera d’oro dei costruttori premium tedeschi.

Saranno necessari sacrifici

A fotografare la situazione ci ha pensato Ola Källenius, amministratore delegato di Mercedes-Benz e presidente dell’Associazione europea dei costruttori di automobili, secondo cui l’industria tedesca, e quella continentale in generale, si trova a un vero bivio: servono sacrifici concreti per tornare competitivi sul mercato globale. Una linea che però non convince tutti. I lavoratori Mercedes sono già scesi in piazza contro il management, e il presidente del consiglio di fabbrica del gruppo, Ergun Lümali, ha fatto sapere che la disponibilità dei dipendenti a contribuire al rilancio passa da un confronto reale con l’azienda, non da tagli calati dall’alto. Per il sindacato la vera competitività non si recupera solo aumentando le ore di lavoro o comprimendo i costi del personale, ma soprattutto con prodotti migliori e una strategia industriale più efficace, che coinvolga anche il management nei sacrifici richiesti.

Da dove parte la rinascita

Le strade per uscire dalla crisi, in realtà, sembrano già tracciate, anche se richiederanno tempo. Da un lato c’è la necessità di diversificare la gamma, mantenendo motori a combustione e ibridi ad alte prestazioni accanto all’elettrico, dopo che la scommessa del solo elettrico si è rivelata più complicata del previsto. Dall’altro, i costruttori tedeschi stanno puntando su modelli ultra-lusso, un segmento in cui i marchi cinesi faticano ancora a competere per tradizione e prestigio, e su una delocalizzazione mirata della produzione per aggirare i dazi imposti da Stati Uniti e Unione Europea. Volkswagen, nel frattempo, ha già dato un primo segnale positivo: nei primi mesi del 2026 ha riconquistato il primo posto per vendite in Cina, superando proprio BYD, complice anche l’attenuarsi dei sussidi statali ai veicoli elettrici nel Paese. Segnali incoraggianti, certo, ma non ancora sufficienti a dire che la crisi sia alle spalle.

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