Portimao e Istanbul Park sono ufficialmente tornati, entrambi i circuiti saranno presenti nel Mondiale 2027 di F1. Due ritorni diversi ma accomunati dalla stessa capacità di evocare una competizione più romantica, più fisica e forse più crudele. Quella nella quale una pista non era soltanto il luogo dove disputare un GP, ma poteva diventare protagonista della gara.
Il calendario 2027 prevede 24 appuntamenti in 5 continenti e 10 Sprint, il numero più alto mai raggiunto. Ma dentro questa F1 sempre più globale, organizzata e tecnologica, il ritorno di Portimao e Istanbul al posto di Zandvoort e Barcellona, sembra quasi una piccola dichiarazione d’amore per il passato. Il Portogallo tornerà il 20 giugno 2027, mentre la Turchia sarà protagonista il 3 ottobre 2027, nel mezzo del trittico che comprende Azerbaijan e Singapore. Due date diverse, due piste lontane, la stessa sensazione: finalmente si torna a correre su circuiti che chiedono qualcosa al pilota.
Portimao, la pista che sembra muoversi
L’Algarve International Circuit non è una pista che si limita a stare sotto le monoposto. È una pista che sembra muoversi insieme a loro. Portimao è lungo 4,6 chilometri e presenta continui cambi di pendenza, con salite e discese che modificano prospettive, punti di frenata e comportamento della vettura. La F1 lo ha scoperto nel 2020, quando il mondo del motorsport cercava disperatamente circuiti disponibili per costruire un campionato in una stagione sconvolta dalla pandemia. È tornato nel 2021 ma poi, il silenzio. Fino all’annuncio del ritorno per il 2027 e il 2028.
Uno di quei posti nei quali il pilota non può semplicemente affidarsi al simulatore e alla telemetria ma deve sentire la macchina. Deve anticipare quello che arriverà oltre una cresta, fidarsi di una traiettoria che per qualche istante gli nasconde il punto di corda. È questo che rende il circuito portoghese così affascinante, la pista non consegna tutto subito. In una F1 nella quale ogni centimetro è ormai studiato, analizzato e trasformato in un dato, non è una caratteristica da poco.
Dal dominio di Hamilton alla memoria dell’Estoril
La F1 tornerà dunque in Algarve con un accordo biennale. Non sarà soltanto un ritorno geografico, sarà il ritorno di una pista che, negli anni della pandemia, aveva conquistato improvvisamente un posto nel cuore degli appassionati. Nel biennio 2020-2021, il re fu Hamilton su Mercedes, capace di lasciare il segno in una delle parentesi più particolari della storia recente della F1. Ma prima che il Mondiale scoprisse le salite e le discese di Portimao, il GP del Portogallo aveva avuto un’altra casa: l’Estoril. Sul circuito alle porte di Lisbona si corse per dodici edizioni consecutive, dal 1984 al 1996 con vittorie di piloti del calibro di Prost, Senna, Patrese e Schumacher. L’ultima volta in Ferrari c’erano ancora Sainz e Binotto.
Istanbul, la curva che non finisce mai
Poi c’è Istanbul e qui la nostalgia diventa quasi cinematografica. Istanbul Park è entrato nel Mondiale nel 2005 e ha ospitato già 9 GP. La sua ultima apparizione risale al biennio 2020-2021, quando la F1 tornò in Turchia nel pieno dell’era Covid. Nel 2020, proprio su questa pista, Lewis Hamilton conquistò il settimo titolo mondiale, raggiungendo nelle statistiche Michael Schumacher.
Ma se si pronuncia Istanbul Park davanti a un appassionato di F1, probabilmente non sarà il settimo titolo di Hamilton la prima cosa che gli verrà in mente. Sarà la curva 8, quella lunga sinistra, una delle curve più celebri del Mondiale, nella quale il pilota deve avere coraggio, precisione e una macchina capace di sopportare un carico enorme per un tempo che sembra non finire mai. La FIA la descrive come un banco di prova straordinario per precisione e impegno del pilota. È una curva che ha costruito la reputazione del tracciato, molto più di qualsiasi slogan promozionale.
Dove Massa era di casa e Hamilton scrisse la storia
Un circuito tecnico, veloce ma difficile. Uno di quelli che possono ancora fare la differenza tra un pilota che guida bene e uno che, per qualche giro, sembra guidare oltre il limite. La Turchia ha firmato un accordo con la F1 fino al 2031. Non è dunque una comparsa nostalgica di una stagione, Istanbul Park torna per restare.
All’attivo 9 edizioni con Felipe Massa grande protagonista. Il brasiliano vinse per 3 volte consecutive, dal 2006 al 2008, trasformando quella pista in una sorta di territorio personale. Tre successi ottenuti con la Ferrari, un feeling particolare con un tracciato che sembrava esaltare il suo stile di guida. Ma la gara più indimenticabile resta forse quella del 2020 di Hamilton su Mercedes, con quel successo conquistò il suo settimo titolo mondiale, raggiungendo Schumacher nell’albo d’oro iridato.
Due ritorni controcorrente
La F1 del 2027 sarà un mondiale ancora più ricco di appuntamenti, con 24 GP e 10 Sprint continuerà il suo viaggio tra grandi città, mercati globali e destinazioni capaci di attirare pubblico da tutto il mondo. Dentro questa espansione, torna la pista. Non una città trasformata in circuito, non un evento costruito attorno allo spettacolo prima ancora che alla competizione ma due autodromi nei quali il tracciato ha ancora un peso enorme.
È quasi un paradosso, mentre la F1 diventa sempre più moderna e sceglie di recuperare due luoghi che appartengono alla sua memoria recente. Portimao e Istanbul non sono Spa, Monza o Silverstone. Non hanno il peso storico di quei monumenti ma hanno qualcosa di diverso, sono diventati storici in fretta.
La F1 che torna dove era stata bene
Con il ritorno del tracciato portoghese e di quello turco, la F1 non sta semplicemente aggiungendo due GP, sta tornando in due posti nei quali aveva lasciato un pezzo della propria identità. A Portimao ci sarà da affrontare un circuito di 4,6 chilometri costruito tra le colline dell’Algarve. A Istanbul si tornerà a cercare il coraggio dentro quella curva 8 che per anni ha rappresentato uno dei test più severi per i piloti. E già tutti si chiedono che cosa succederà quando le nuove generazioni della F1 arriveranno lì per la prima volta. Perché alcuni circuiti non hanno bisogno di spiegare la propria storia, la fanno vivere.
Magari sarà una qualifica al tramonto in Portogallo, oppure una macchina che perde il posteriore proprio mentre affronta la curva 8. Chissà, un sorpasso inatteso, una strategia sbagliata, un pilota che decide di tenere giù il piede quando tutti gli altri alzano. Sono queste le cose che fanno ancora innamorare della F1.
Bentornate
Il calendario 2027 sarà più lungo, più internazionale e ancora più ricco di Sprint. Ci saranno nuove combinazioni, trasferte e circuiti storici che cambieranno posto. Anche il calendario europeo sarà ridisegnato: Portogallo torna dopo Monaco, mentre Istanbul sarà inserita in autunno tra Baku e Singapore. Ma tra tutti i numeri e le strategie commerciali, oggi resta una fotografia molto più semplice. Una F1 che corre verso il futuro ha deciso di voltarsi per un momento, ha guardato indietro e ha ritrovato Portimao e Istanbul.
Due piste che non promettono soltanto velocità, ma chiedono coraggio. Due luoghi nei quali il pilota conta ancora qualcosa di più del semplice tempo sul giro. Due circuiti capaci di ricordarci che la F1, prima di essere una macchina perfetta che gira intorno a un tracciato, è ancora una sfida tra un uomo, il suo coraggio e una curva che arriva troppo veloce. Bentornate, allora. La F1 aveva ancora bisogno di voi.