Appendino: «Fa male»
Poco prima delle 8 il tetto della struttura storica è stato travolto dalle fiamme, sviluppatosi nelle Pagliere occupate dai centri socliali. Nel 2014 il precedente del Circolo dei Beni demaniali. Dalla cartolarizzazione mancata al progetto con la Cdp
21 ottobre 2019

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Ha preso fuoco la Cavallerizza Reale, storico complesso architettonico nel centro di Torino dichiarato patrimonio dell’Unesco dal 1997 assieme all’intero complesso delle residenze sabaude. L’incendio è scoppiato poco prima delle 8 di lunedì 21 ottobre e sta riguardando il tetto. Sul posto quattro squadre dei vigili del fuoco. Nessun ferito, in ogni caso, secondo quanto riferisce il 118.
Il fuoco nell’area occupata
Sono ancora sconosciute le cause del rogo ma, dalle prime ricostruzioni, si può dire che le fiamme hanno coinvolto le ex stalle della Cavallerizza, chiamate «Le Pagliere», dove ci sono i magazzini e dove viene accatastato materiale di risulta. L’area è occupata da tempo da collettivi di artisti e rider. «Il fuoco è divampato verso le 7.20. A quell’ora c’era già gente nei laboratori. C’erano anche persone che hanno passato lì la notte», racconta uno degli occupanti. Il rogo ha un precedente: nel 2014 le fiamme distrussero i magazzini del Circolo dei Beni demaniali. In quel caso si trattò di un incendio doloso, appiccato con cinque bottiglie di liquido infiammabile.

Appendino: «Fa male vedere la struttura così»
«L’incendio poteva generare molti più danni. Dobbiamo ringraziare l’impegno dei vigili del fuoco se Auditorium Rai e Archivio non stati intaccati dalle fiamme. È stato ridotto l’impatto e l’incendio è stato domato», ha commentato il sindaco di Torino Chiara Appendino dopo un sopralluogo. «Fa male vedere un edificio storico tra le fiamme. Ora è presto per fare altre valutazioni. Ci saranno accertamenti sulle cause. È evidente che la Cavallerizza così non può stare».

Il gioiello dell’architettura barocca
La Cavallerizza è uno dei gioielli architettonici meno noti di quella che fu la capitale del Regno Sabaudo e si trova situata nel bel mezzo del «quartiere di comando» cittadino. L’Unesco inserì l’intero complesso nel patrimonio mondiale dell’Umanità giudicando che offre «una panoramica completa dell’architettura monumentale europea nei secoli XVII e XVIII, utilizzando lo stile, le dimensioni e lo spazio per illustrare in modo eccezionale la dottrina prevalente della monarchia assoluta in termini materiali», si leggeva nelle motivazioni. Gioiello di architettura barocca, la sua realizzazione coinvolse alcuni tra i più importanti architetti di corte, come Amedeo di Castellamonte, Filippo Juvarra e Benedetto Alfieri.
La querelle sulla destinazione
Per anni ha ospitato il Teatro Stabile di Torino che aveva adibito i suoi locali a ribalta, magazzini e laboratori. Una riduzione delle produzioni portò lo Stabile alla restitizione della struttura al Comune che ne era il proprietario. Nel 2014 ci fu il tentativo di vendere a privati la struttura per la realizzazione di abitazioni di lusso, ma il progetto si fermò a distanza di un anno anche a causa della protesta crescente da parte della cittadinanza che portò all’occupazione dello stabile. A marzo del 2019 il comune di Torino ha siglato un accordo con Cassa depositi e prestiti per cercare partner privati che contribuissero alla ristrutturazione dell’intera struttura.