• 14 Maggio 2026 21:14

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Immersioni, l’esperto: “La profondità è un fattore chiave”

Mag 14, 2026

AGI – Non sono ancora chiare le cause della morte dei cinque sub alle Maldive ma secondo i media locali, a causarne il decesso sarebbe stata “la tossicità dell’ossigeno”. “È un fenomeno che può succedere quando si scende molto in profondità”, spiega all’AGI l’esperto Maurizio Uras dive master di lungo corso e titolare del dive center ‘L’Argonauta’ in Sardegna, a Cala Gonone. “Se la miscela della bombola non è adeguata, l’ossigeno a certe profondità diventa tossico” afferma Uras.

Ogni 10 metri aumenta la percentuale di ossigeno che si respira tramite l’erogatore

“Normalmente le immersioni vengono fatte con le bombole e 1,4-1,6 bar, ossia con precise percentuali di ossigeno – continua – e ciò significa che se si scende molto oltre il limite dei 18 metri, che sarebbe quello previsto per chi consegue il brevetto di primo livello, la percentuale di ossigeno contenuta nella bombola deve essere ridotta. Normalmente le bombole sono caricate con aria compressa che ha ossigeno al 21%. Quindi, se si eccedono i 70 m di profondità si respira o ossigeno oltre gli 1,4 bar e comincia ad essere tossico”. A quel punto, bisognerebbe diminuire la percentuale nella bombola di ossigeno e di azoto e aumentare quella di un altro gas, come l’elio. “È un punto molto importante” in quanto il rischio di calarsi cosi’ in profondità con una miscela ‘sbagliata’ è quello di “avere crampi, e di mandare in sofferenza tutti i muscoli e quindi anche il cuore”.

Prima di immergersi, quindi, un sub esperto deve controllare con l’ossimetro la miscela contenuta nella bombola e ovviamente valutare prima la profondità che si vuole raggiungere. “Il fatto che mi stupisce – osserva Uras – è che si possano essere sentiti male tutti e cinque assieme nello stesso momento. Ma consideriamo anche che non sappiamo cosa sia successo. Certo, se erano esperti mi sembra strano che non si siano accertati prima di queste importanti variabili”. Poi c’è un altro fattore di rischio: “Le condizioni meteorologiche sono importanti e bisogna considerare anche che l’Oceano Indiano non è il Mediterraneo che tutto sommato è un mare tranquillo. Lì ci sono correnti fortissime che, immagino, possano tirare da una parte all’altra. Un vero pericolo”. 

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