• 5 Giugno 2026 15:08

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Hantavirus: lo studio ISS‑FBK conferma la bassa capacità epidemica

Giu 5, 2026

AGI – Il virus Andes, il ceppo di Hantavirus responsabile dell’epidemia registrata nelle scorse settimane a bordo di una nave da crociera, difficilmente è in grado di provocare grandi focolai epidemici anche in popolazioni completamente suscettibili. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Eurosurveillance da ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità e della Fondazione Bruno Kessler, basato su simulazioni matematiche della diffusione del virus.

Gli autori hanno modellizzato diversi scenari epidemiologici partendo dall’introduzione di un singolo caso indice all’interno di una popolazione generica, valutando l’effetto di differenti livelli di isolamento dei casi positivi. Secondo i risultati, anche dopo quattro mesi dall’inizio dei sintomi del primo caso, il numero totale di infezioni difficilmente supererebbe i 50 casi, soprattutto se almeno metà dei pazienti venisse isolata rapidamente.

“I risultati delle analisi mostrano un’alta probabilità di estinzione spontanea della trasmissione”, spiegano gli autori, sottolineando però che la tempestività dell’identificazione dei casi resta decisiva.

Le differenze biologiche rispetto al SARS-CoV-2

Il virus Andes appartiene alla famiglia degli Hantavirus ed è uno dei pochi ceppi noti in grado di trasmettersi da persona a persona. Tuttavia, rispetto a virus respiratori come SARS-CoV-2, presenta caratteristiche epidemiologiche molto differenti. Le infezioni risultano infatti nella maggior parte dei casi sintomatiche e severe, mentre il lungo periodo di incubazione e il tempo relativamente ampio tra il contagio di un caso primario e quello secondario consentono alle autorità sanitarie di tracciare i contatti e intervenire prima che i soggetti esposti diventino contagiosi.

Secondo i ricercatori, proprio queste caratteristiche biologiche rendono il virus molto meno efficiente nella diffusione su larga scala rispetto ad altri patogeni respiratori.

I limiti dello studio e le raccomandazioni cliniche

Gli autori evidenziano comunque alcuni limiti dello studio. Le simulazioni si basano infatti su parametri epidemiologici ricavati da un singolo focolaio documentato e potrebbero quindi non riflettere perfettamente altri contesti geografici o epidemiologici. Nonostante questo, le conclusioni confermano le valutazioni delle principali autorità sanitarie internazionali, che classificano il rischio di diffusione del virus nella popolazione generale come basso o molto basso.

Lo studio sottolinea però che la limitata capacità epidemica del virus non deve portare a sottovalutare il problema. L’infezione da virus Andes è infatti associata a una mortalità elevata e richiede quindi l’applicazione delle massime misure di precauzione. “Una diagnosi tempestiva e l’isolamento dei casi rappresentano strumenti chiave per interrompere la trasmissione”, concludono gli autori.

La stessa rivista Eurosurveillance ha pubblicato anche un secondo lavoro dedicato al confronto tra Hantavirus e SARS-CoV-2, che giunge a conclusioni analoghe sulla bassa probabilità che il virus Andes possa generare epidemie estese nella popolazione generale.

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