AGI – Il 74% degli studenti universitari dorme meno delle 8-9 ore raccomandate dall’Associazione mondiale di medicina del sonno e circa il 20% soffre di un vero disturbo del ritmo circadiano, caratterizzato dalla tendenza ad andare a letto e addormentarsi più tardi rispetto alle persone con un cronotipo normale o anticipato.
A richiamare l’attenzione sul fenomeno è il Centro di riferimento regionale di Medicina del sonno dell’ospedale Molinette della Città della Salute e della Scienza di Torino, diretto da Alessandro Cicolin, che ha messo a punto, insieme ai Dipartimenti di Neuroscienze e Psicologia dell’Università degli Studi di Torino, protocolli terapeutici individualizzati basati sul monitoraggio strumentale del ciclo sonno-veglia.
Il disturbo del ritmo circadiano
Le persone caratterizzate da questo disturbo, indicate anche come “gufi patologici“, hanno la necessità di prolungare il sonno nella prima parte della mattinata. Gli orari scolastici, universitari o lavorativi raramente consentono però di rispettare questo ritmo, determinando una riduzione del tempo disponibile per dormire. Si produce così una condizione di deprivazione di sonno definita “social jet lag“, nella quale l’orologio biologico individuale entra in conflitto con gli orari imposti dalle attività quotidiane.
Secondo quanto riportato dalla Città della Salute, questa situazione comporta un aumento dello stress percepito, dell’affaticamento diurno e della sonnolenza patologica e si associa a sintomi ansiosi e depressivi e a una riduzione del rendimento scolastico. Il disturbo viene indicato come largamente sottodiagnosticato e può essere confuso con l’insonnia, con il rischio di non essere trattato oppure di ricevere un trattamento inappropriato. La prevalenza stimata nella popolazione generale, e quindi non soltanto tra gli studenti, è compresa tra il 7 e il 16%, pari a circa 45.000 persone in Piemonte secondo i dati riportati nel materiale.
Le terapie disponibili contro il dormire poco
Per questi pazienti il Centro delle Molinette utilizza protocolli individualizzati costruiti sulla base del monitoraggio strumentale del ciclo sonno-veglia. I trattamenti comprendono tecniche prevalentemente non farmacologiche di tipo comportamentale, a partire dalla cronoterapia, che consiste nello spostamento sistematico del periodo dedicato al sonno fino alla sua normalizzazione. Alla cronoterapia possono essere associate la fotostimolazione, o “bright light therapy”, che prevede al risveglio l’esposizione a un dispositivo medico capace di emettere luce calibrata per intensità e temperatura di colore, e la melatonina.
Il sonno, sottolineano gli specialisti, è coinvolto nei processi che regolano attenzione, memoria ed emozioni, oltre che nella regolazione ormonale e nella funzione cardiovascolare. Nel materiale fornito viene inoltre richiamata l’esistenza di evidenze scientifiche che indicano le alterazioni della quantità o della qualità del sonno come fattore di rischio per infarto, ictus, diabete, obesità, cancro e demenza.
Lo studio del sonno
Il Centro di Medicina del sonno delle Molinette è stato fondato nel 1999 ed è riconosciuto dal 2003 come centro di riferimento regionale per i disturbi del sonno. Ha attualmente in carico oltre 9.000 pazienti con insonnie croniche complesse, disturbi motori e respiratori durante il sonno, sonnambulismo, epilessia nel sonno, narcolessia e disturbi del ritmo circadiano. L’attività diagnostica comprende monitoraggio del ciclo sonno-veglia, monitoraggio cardiorespiratorio con muscoli tibiali, polisonnografia ambulatoriale e in laboratorio e test di vigilanza. Sul versante terapeutico vengono utilizzati trattamenti farmacologici e non farmacologici e ventilazione non invasiva. Il Centro si avvale di infermieri, tecnici, psicologi e medici ed è riconosciuto come struttura multidisciplinare a indirizzo neuropsichiatrico e cardiorespiratorio dall’Accademia Italiana di Medicina del Sonno.
“E’ un argomento di cui si parla troppo poco e che viene sottovalutato, eppure i problemi legati al sonno sono in continuo aumento, soprattutto tra i nostri giovani”, ha dichiarato Livio Tranchida, direttore generale dell’AOU Città della Salute e della Scienza. “I dati del Centro di Medicina del sonno dell’ospedale Molinette lo confermano senza ombra di smentita”.
“Dormire bene non significa semplicemente riposare, ma prendersi cura della propria salute”, ha sottolineato Federico Riboldi, assessore alla Sanità della Regione Piemonte. “I dati sui giovani ci ricordano quanto sia importante aumentare la consapevolezza su disturbi ancora troppo spesso sottovalutati o confusi con l’insonnia, che possono avere conseguenze sul benessere fisico e psicologico, sulla capacità di concentrazione e sulla qualità della vita”.