Secondo e sesto posto, ma il potenziale era da doppio podio. L’amarezza della Ferrari a Singapore nasce proprio da qui: l’errore strategico sulla vettura di Lewis vanifica un risultato ben più pesante. Il rammarico resta evidente poiché, con ogni probabilità, Marina Bay rappresentava il tracciato più affine alle caratteristiche tecniche della monoposto italiana.
Ferrari parte forte, poi Verstappen se ne va
Il bagliore dei riflettori di Marina Bay accende le speranze della Scuderia Ferrari, pronta a sfidare l’egemonia di Max Verstappen in un intricato gioco di scacchi ad altissima velocità. Sulla griglia di partenza, il calore e l’umidità asfissiante trasformano la pista in un inferno di asfalto. Il muretto di Maranello svela le proprie carte tattiche con una mossa tecnica.
Si tratta di differenziare il piano di attacco. Gomme Soft per Charles Leclerc, pronte a mordere da subito l’asfalto per cercare lo scatto vincente, e mescole Medium per Lewis Hamilton, destinate a una gara di pura pazienza e gestione termica. L’obiettivo appare cristallino alle menti degli ingegneri: stringere la formidabile Red Bull numero 1 in una morsa tattica insidiosa.
Una teoria valida, sempre che l’olandese non abbia un passo nettamente superiore. Allo spegnimento dei semafori, lo stacco frizione della vettura numero 16 -26 è ottimo: Leclerc scatta co ferocia inaudita, affianca la monoposto rivale e fiuta il colpo a sorpresa. Max, però, conosce a memoria l’arte della difesa spietata, piazza una staccata chirurgica all’interno di curva 1 e chiude la porta.
Alle loro spalle, Hamilton conserva la posizione. Verstappen ha disinnescato subito la minaccia più grande. La sua vettura vanta un’efficienza aerodinamica e una capacità di scaricare l’energia ibrida a terra fuori dal comune, dettagli tecnici in grado di rendere i tentativi di sorpasso in pista una vera e propria chimera. I primissimi giri raccontano l’illusione di una Ferrari in forma smagliante.
Le immagini dall’abitacolo mostrano una vettura docile, pulita nelle traiettorie, perfettamente bilanciata anche con il peso extra del serbatoio a pieno carico. Un’oasi di serenità apparente che però non basterà per la lotta alla prima posizione. Al settimo passaggio, l’olandese decide di rompere gli indugi. Il cronometro si illumina di fucsia, sigla il giro veloce e scava un solco incolmabile a suon di decimi.
La gestione gomme della Ferrari non è buona come quella Red bull
Leclerc prova a resistere, si aggrappa a tutto il suo talento per restare in scia, mentre Hamilton, più attardato, concentra i suoi sforzi sulla rigorosa salvaguardia delle coperture Pirelli a banda gialla. La corsa subisce una prima violenta scossa al giro nove, a causa dell’esposizione della Virtual Safety Car. Il muretto ordina ai piloti di mantenere la posizione in pista.
Serve un occhio di riguardo vitale alle temperature degli pneumatici per evitare crolli improvvisi di aderenza. Alla ripartenza, le dinamiche di gara cambiano volto. Lewis si ritrova privo della potenza extra per attaccare il compagno e deve guardarsi le spalle da un arrembante Kimi Antonelli. Il giovane talento della Mercedes ha fame di gloria e mette nel mirino il sette volte iridato.
Dal box Ferrari piovono indicazioni frenetiche: traiettorie da ricalibrare d’urgenza, velocità di percorrenza da elevare per affrontare curva nove, mappature da aggiornare sui comandi al volante per addolcire la rotazione della vettura in ingresso. Il degrado termico come previsto incombe. Il primo valzer dei pit-stop rimescola l’ordine prestabilito dai giri iniziali.
Hamilton inaugura la girandola delle soste e passa alle coperture Soft, accompagnate da un doppio click di carico aerodinamico sull’ala anteriore per favorire l’inserimento. Una mossa eseguita alla perfezione. L’inglese rientra in pista senza traffico davanti a sé, libero di imporre il proprio ritmo e sfruttare l’aria pulita. La mescola più morbida esalta il potenziale e i tempi gli danno ragione.
Lewis anticipa la sosta
Quando Leclerc e Antonelli rientrano ai box nel passaggio successivo, la trappola strategica della Ferrari scatta con estrema precisione. Charles monta le Medium e conserva la posizione sul compagno, mentre il giovane alfiere Mercedes scivola a tre secondi di distanza. Tuttavia, il delicato equilibrio interno del Cavallino Rampante inizia presto a scricchiolare.
Le mescole Medium di Leclerc faticano a entrare nella giusta finestra di utilizzo. Lewis Hamilton, forte di un ritmo superiore, avverte la netta sensazione di essere bloccato e lo comunica in modo inequivocabile alla squadra. Dal box chiedono pazienza all’inglese, invitano alla calma e alla massima gestione delle coperture, ma la tensione sale vertiginosamente.
Pochi minuti dopo, il monegasco zittisce le polemiche via radio con un giro magistrale in grado di regalargli il record provvisorio della corsa, ristabilendo le gerarchie e le distanze. L’armonia nel box resta però appesa a un filo sottilissimo. L’inglese prosegue la sua gara alla perenne ricerca di riscontri cronometrici e garanzie sulla tenuta effettiva delle sue gomme per l’infuocato finale.
L’errore fatale di Lewis, i problemi di Leclerc
Il drammatico colpo di scena si materializza con l’ingresso della seconda Virtual Safety Car. Le strategie del muretto si dividono in modo definitivo. Leclerc si tuffa nella corsia box per montare un treno di gomme Soft nuove, pronto per l’assalto a Max Verstappen, scivolando in terza posizione. Lewis, al contrario, resta in pista con le stesse coperture.
Da questo preciso momento, il buio cala inesorabile sulla corsa dell’inglese che sceglie personalmente la sua tattica. Il britannico va in totale confusione tattica e psicologica, sente la vettura sfuggirgli di mano. In quel frangente, dopo il regime di doppia bandiera gialla, realizzare una sosta significherebbe cedere due posizioni a vantaggio degli inseguitori. Ma nel mentre succede altro.
Le difficoltà tecniche colpiscono l’altra metà del box. Sull’auto di Leclerc compare all’improvviso un errore di sistema imprevisto. I tecnici lavorano da remoto, analizzano i dati e impongono un reset attraverso un comando dal volante per aggirare il problema. Risolto la questione, Charles si lancia in un furioso inseguimento, ma il divario dal vertice resta una voragine incolmabile. Il passo imposto dalla Red Bull si conferma appartenere a un’altra categoria di competizione.
Debacle finale per Lewis
Il finale di gara si trasforma in un autentico incubo sportivo per Lewis Hamilton. Le sue gomme crollano sotto il peso della fatica. Prima lo passa Kimi Antonelli, poi Lando Norris Antonelli. Negli ultimi, interminabili passaggi della corsa, anche Piastri si unisce alla festa, costringe alla resa il britannico della Rossa e lo relega a una dolorosa sesta posizione finale.
Singapore consegna alla Ferrari un verdetto agrodolce da digerire. Il tracciato cittadino di Marina Bay, sulla carta terreno di caccia ideale per esaltare le caratteristiche della SF-26, si rivela un contesto molto positivo, ma pure un’occasione mancata per fare più punti. Se la vittoria di Max non era in discussione, il doppio podio era assolutamente alla portata del team.
La scelta di Lewis condanna la sua vettura, mentre Charles porta a casa un secondo posto. Pensando alla qualifica, si poteva fare meglio. Arriva la sosta, tempo per riflettere e ripresentarsi ad Austin nel migliore dei modi. A quanto pare, la Rossa lo farà con un nuovo pacchetto di aggiornamenti, l’ultimo della stagione, con la speranza di realizzare uno step competitivo verso l’alto.
GP Singapore, classifica finale:
NO.
DRIVER
TEAM
LAPS
TIME / RETIRED
PTS
1
3
Max Verstappen
Red Bull Racing
62
1:42:00.785
25
2
16
Charles Leclerc
Ferrari
62
+7.335s
18
3
12
Kimi Antonelli
Mercedes
62
+24.573s
15
4
1
Lando Norris
McLaren
62
+40.506s
12
5
81
Oscar Piastri
McLaren
62
+49.644s
10
6
44
Lewis Hamilton
Ferrari
62
+53.188s
8
7
30
Liam Lawson
Racing Bulls
62
+81.666s
6
8
27
Nico Hulkenberg
Audi
62
+83.386s
4
9
63
George Russell
Mercedes
62
+84.677s
2
10
6
Isack Hadjar
Red Bull Racing
62
+90.862s
1
11
10
Pierre Gasly
Alpine
61
+1 lap
0
12
87
Oliver Bearman
Haas F1 Team
61
+1 lap
0
13
31
Esteban Ocon
Haas F1 Team
61
+1 lap
0
14
55
Carlos Sainz
Williams
61
+1 lap
0
15
41
Arvid Lindblad
Racing Bulls
61
+1 lap
0
16
14
Fernando Alonso
Aston Martin
61
+1 lap
0
17
11
Sergio Perez
Cadillac
60
+2 laps
0
18
23
Alexander Albon
Williams
59
DNF
0
19
77
Valtteri Bottas
Cadillac
59
+3 laps
0
NC
18
Lance Stroll
Aston Martin
36
DNF
0
NC
43
Franco Colapinto
Alpine
29
DNF
0
NC
5
Gabriel Bortoleto
Audi
7
DNF
0