AGI – “Con quel Dna abbiamo fatto riaprire l’indagine ma sapevo che con quel Dna non si sarebbe messo in galera nessuno perché è parziale e ha tutti i limiti che la genetista Denise Albani ha poi sottolineato nella sua perizia. Ora con la discovery e la conoscenza di tutte le carte vediamo un quadro investigativo molto ampio e anche inquietante in cui le prove tecniche hanno un ruolo rafforzativo”. Il genetista toscano Ugo Ricci è all’origine dell’inchiesta sul delitto di Garlasco assieme all’esperto tedesco Lutz Roewer col quale ha firmato la consulenza della difesa di Alberto Stasi che ha individuato il dna compatibile col ramo paterno di Andrea Sempio sulle unghie di Chiara Poggi.
A proposito del collega tedesco Ricci svela in un’intervista all’AGI perché Rower sia rimasto nell’ombra in tutti questi mesi: “Lui è un luminare in pensione, massimo esperto di ‘cromosoma y’ nel mondo. L’ho contattato in modo anonimo, senza fare nessun riferimento al caso di Garlasco e non ho indicato i nomi di Alberto Stasi e Andrea Sempio qualificandoli solo come ‘soggetto a’ e ‘soggetto b’. Lui voleva mandarmi il report molto dettagliato gratuitamente, poi gli è stato pagato 600 euro. Il fatto che non gli avessi accennato nulla sul caso dà ancora più forza alle sue conclusioni. Ora lo sa? Non lo so, si sta godendo serenamente la sua pensione”.
I due grimaldelli per riaprire il caso e le critiche ai Ris
Ricci definisce il Dna sulle unghie e l’impronta 33 sul muro della scala che porta alla cantina attribuita a Stasi dalla Procura di Pavia “i due grimaldelli per riaprire la vicenda” ma, assicura, “della ricostruzione dell’accusa e delle indagini svolte contenute in ben 79 faldoni noi non sapevamo proprio nulla e credo che ancora non sappiamo tutto, verra’ fuori altro”. Per Ricci “i pm non si sono mossi per mere evidenze scientifiche ma adesso il Dna e l’analisi sulle impronte in un quadro generale assumeranno una valenza molto forte”. Lo studioso ritiene che quanto emerso “è inquietante” ed “è raccapricciante paragonare l’esiguità degli elementi coi quali si è arrivati alla condanna di Stasi a quelli emersi ora per Sempio”.
Evidenzia un punto di svolta nella prima indagine che potrebbe avere portato ‘fuori strada’ la Procura all’epoca della prima inchiesta: “Fu quando il gip annullò il fermo di Stasi per la presunta presenza di tracce di dna della vittima sui pedali della bicicletta ricondotta a Stasi. I Ris sbagliarono, ovviamente in modo colposo, e non fecero una bella figura. Da quel momento a livello psicologico e, forse in modo inconsapevole, hanno continuato a indagare su Stasi, andando in un’unica direzione. Ci sono voluti 11 anni per ribaltare la perizia De Stefano sul Dna nell’appello-bis”.