• 15 Settembre 2026 17:36

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Emissioni, i camion chiedono tempo all’Europa: nuova proposta avanzata

Set 15, 2026

L’industria delle quattro ruote è in costante cambiamento e i costruttori europei si sono trovati a fronteggiare i tanti divieti che stanno impattando sugli investimenti futuri. I produttori di camion hanno chiesto all’Ue di posticipare di 3 anni l’entrata in vigore degli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 entro il 2030. I motivi? Le reti di ricarica risulterebbero insufficienti e con gli elevati costi energetici attuali i veicoli full electric non risulterebbero vantaggiosi per i clienti.

Spesso si fa riferimento alla crisi del mondo dell’Automotive a zero emissioni, tuttavia l’imposizione green rischia di avere un forte impatto anche in merito ai mezzi pesanti. I produttori europei sarebbero costretti, salvo passi indietro, a ridurre le emissioni di CO2 dei nuovi veicoli del 43% entro il 2030, rispetto ai livelli del 2025, del 64% entro il 2035 e del 90% entro il 2040, con eventuali sanzioni per chi non riuscirà ad avere la possibilità di ottenere crediti di emissione per il periodo dal 2025 al 2029.

Quadro critico

Al momento solo il 2,4% dei nuovi veicoli pesanti è a emissioni zero, un dato ben al sotto del livello richiesto per l’obiettivo del 2030, come ha sancito l’Associazione europea dei costruttori di automobili (ACEA). I major asiatici, tra cui BYD, stanno investendo sulla tecnologia elettrica nei veicoli commerciali, tuttavia nel Vecchio Continente la situazione è ancora molto incerta. Gli amministratori delegati dei 7 principali produttori europei di camion e autobus, tra cui DAF Trucks, Daimler Truck, Iveco e Scania, hanno annunciato in un comunicato che il raggiungimento dell’obiettivo del 2030 dovrebbe essere posticipato di 3 anni.

I politici dovranno offrire delle condizioni concrete per stimolare la crescita delle stazioni di ricarica, accelerare i collegamenti alla rete, ampliare i pedaggi stradali basati sulle emissioni di CO2 e reinvestire i proventi del commercio delle emissioni nelle infrastrutture e nella diffusione dei veicoli full electric. Ai piani alti si sta effettivamente valutando la possibilità di eliminare il divieto effettivo, in vigore nei 27 Stati membri dell’Ue, sulle nuove auto termiche a partire dal 2035, dopo le sollecitazioni dei principali player.

Cambiamenti in atto

La Commissione europea sarebbe pronta a una revisione per abolire il divieto di vendita di motori a combustione interna previsto tra 9 anni. Manfred Weber, membro del parlamento europeo, alla Bild ha spiegato:

“Per le nuove immatricolazioni di veicoli dal 2035 in poi sarà obbligatoria una riduzione del 90% delle emissioni di CO2 di flotta delle Case automobilistiche, non più del 100%. Inoltre non ci sarà più un obiettivo del 100% a partire dal 2040. Ciò significa che il divieto sui motori a combustione interna è da escludere. Tutti i motori attualmente costruiti in Germania potranno quindi continuare a essere prodotti e venduti. Così manteniamo le nostre due promesse più importanti: restiamo impegnati per la neutralità climatica. Ma garantiamo anche la neutralità tecnologica. Ciò invia un segnale importante all’intera industria automobilistica e garantisce decine di migliaia di posti di lavoro industriali”.

I costruttori dovranno compensare il restante 10% delle emissioni utilizzando acciaio a basso contenuto di carbonio prodotto nell’Ue o carburanti sostenibili come carburanti elettronici e biocarburanti. Ci sarà ancora spazio per la produzione di veicoli ibridi plug-in, range extender, mild hybrid e a combustione interna oltre il 2035.

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