Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera a quella che è stata definita dal Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, come una “svolta storica”: la riforma della rete di distribuzione dei carburanti. Inserito nel disegno di legge annuale per la Concorrenza 2026, il provvedimento punta a trasformare radicalmente il volto dei distributori italiani, accompagnandoli verso un futuro multimodale e meno dipendente dai combustibili fossili.
Razionalizzazione e riconversione
Il fulcro della riforma risiede nella razionalizzazione della rete, che oggi conta troppi punti vendita spesso inefficienti o tecnologicamente superati. L’obiettivo dichiarato è favorire la chiusura o la riconversione degli impianti obsoleti e a basso erogato, spingendoli verso nuove forme di energia come i biocarburanti e la ricarica elettrica.
Una delle novità più incisive riguarda il futuro delle autorizzazioni: dal 2028, per ottenere una nuova licenza, i titolari degli impianti dovranno obbligatoriamente offrire almeno una soluzione di alimentazione alternativa ai carburanti tradizionali, che si tratti di elettricità, biocarburanti o idrogeno. Per i distributori attuali, questo significa dover pianificare per tempo una trasformazione strutturale della propria offerta commerciale.
Supporto economico e incentivi
Per non lasciare solo il settore in questo passaggio delicato, la riforma istituisce un fondo da 120 milioni di euro per il triennio 2028-2030, con una dotazione di 40 milioni all’anno. Questo pacchetto finanziario è destinato a due scopi principali:
contributi alla riconversione: i titolari possono ricevere un contributo fino a 60.000 euro (nel limite del 50% delle spese sostenute) per trasformare il punto vendita in una stazione di ricarica elettrica o per la produzione di biocarburanti;
indennizzi per la cessazione: per i gestori che scelgono di non proseguire l’attività nell’impianto convertito, è previsto un ulteriore indennizzo non superiore a 20.000 euro.
Procedure semplificate
La riforma non tocca solo l’aspetto energetico, ma interviene pesantemente sulla tutela dei gestori e sulla stabilità dei loro rapporti con le grandi compagnie petrolifere. Vengono introdotte regole chiare per rendere i contratti più stabili e trasparenti, con garanzie minime e sanzioni severe per chi utilizza forme contrattuali non conformi.
Dal punto di vista tecnico, il provvedimento semplifica le procedure di dismissione. Per i distributori che chiudono, sono previste modalità precise per la messa in sicurezza: dalla rimozione delle infrastrutture fuori terra all’inertizzazione dei serbatoi interrati e delle condotte, garantendo l’isolamento delle matrici ambientali e il recupero dei residui di prodotto.
Nuovi obblighi di informazione al consumatore
Infine, la riforma cambia anche il rapporto visivo con l’utente finale. I titolari degli impianti avranno l’obbligo di fornire un’adeguata informazione ai consumatori sulla disponibilità di prodotti a basso impatto ambientale. Sarà necessario segnalare chiaramente la presenza di biocarburanti in purezza, biometano, idrogeno ed e-fuel.
La riforma non è solo un piano di ammodernamento, ma un processo governato verso la decarbonizzazione che mira a salvaguardare la continuità del servizio anche nelle aree interne e nelle isole minori, garantendo al contempo che la trasformazione del trasporto stradale sia “sostenibile e innovativa”. Vedremo se tutto ciò darà una spinta al rinnovamento di tutto il settore, che inevitabilmente dovrà guardare al domani con un occhio differente.