• 2 Ottobre 2026 12:31

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Eccesso di velocità, le multe arrivano quasi 20 anni dopo

Ott 2, 2026

Un automobilista transalpino si è visto recapitare a casa, nel 2026, due verbali per eccesso di velocità relativi a infrazioni commesse quasi vent’anni prima, nel lontano 2007. Una vicenda che racconta episodi della burocrazia più assurda, sollevando non pochi dubbi sui tempi e sui meccanismi che regolano la gestione delle sanzioni stradali d’oltralpe.

Due infrazioni del 2007

Il fatto in sé, al netto del tempo trascorso, non ha nulla di particolarmente eclatante: due semplici superamenti dei limiti di velocità, il tipo di infrazione che capita ogni giorno a migliaia di automobilisti in tutta Europa. A colpire, però, è proprio il lasso temporale tra il momento in cui le violazioni sono state rilevate e quello in cui l’uomo ha effettivamente ricevuto le contravvenzioni.

Quasi vent’anni, un periodo lunghissimo durante il quale, normalmente, qualsiasi pratica amministrativa dovrebbe considerarsi archiviata o quantomeno prescritta. In Italia, come in molti altri Paesi europei, esistono infatti termini precisi entro cui una multa deve essere notificata al diretto interessato, proprio per evitare situazioni di questo tipo.

Che il sistema abbia lasciato scivolare per quasi due decenni due pratiche di questo genere racconta più di ogni altra cosa quanto, a volte, gli ingranaggi della burocrazia possano incepparsi in modi del tutto imprevedibili.

Sempre lo stesso incrocio

A rendere la vicenda ancora più singolare è un dettaglio che difficilmente può essere considerato una semplice coincidenza: entrambe le infrazioni risultano essere state rilevate nello stesso identico punto, un incrocio controllato da un dispositivo automatico di rilevamento della velocità.

Un indizio che lascia pensare a un problema più ampio e sistemico, piuttosto che a un singolo errore isolato: è plausibile che quel particolare apparecchio, o l’archivio digitale a esso collegato, abbia accumulato nel tempo un vero e proprio arretrato di pratiche mai elaborate, rimaste sepolte in qualche database per quasi vent’anni prima di essere riportate improvvisamente alla luce.

Nessun ricordo dell’accaduto

Inutile dire che l’automobilista coinvolto, di fronte alle due buste recapitate a distanza di quasi due decenni dai fatti, non avesse alcun ricordo di quelle giornate del 2007. Difficile biasimarlo: chiedere a chiunque di rievocare la propria velocità di marcia in un punto specifico di una strada, è difficile, vent’anni prima impossibile.

La vicenda apre quindi interrogativi non banali sul piano del diritto: può un cittadino essere chiamato a rispondere, e a pagare, per infrazioni di cui non ha più alcuna memoria concreta e che, secondo la normale prassi amministrativa, avrebbero dovuto cadere da tempo in prescrizione?

Casi come questo, per quanto rari, finiscono spesso per diventare un banco di prova importante per i tribunali, chiamati a bilanciare il legittimo interesse dello Stato a sanzionare le infrazioni stradali con il diritto altrettanto legittimo del cittadino a non vedersi recapitare, a distanza di una vita, conti rimasti sospesi per errori che non dipendono da lui. 

Una storia che, al di là del singolo caso, dovrebbe far riflettere su quanto sia importante, anche per le pubbliche amministrazioni, mantenere sotto controllo gli archivi digitali: un dato dimenticato in un sistema informatico, prima o poi, rischia sempre di tornare a bussare alla porta di qualcuno.

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