• 25 Agosto 2026 12:42

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Crollano gli incassi degli autovelox fino al 52%, ma davvero guidiamo più piano?

Ago 25, 2026

La risposta breve è no. Il calo delle entrate degli autovelox registrato nel 2025 non significa che gli automobilisti italiani abbiano improvvisamente deciso di rispettare i limiti di velocità con più rigore. La spiegazione è molto più burocratica di così.

Roma e Milano, incassi ridotti

Nel 2025 le principali città italiane hanno incassato complessivamente 56,5 milioni di euro grazie alle sanzioni rilevate dagli autovelox, con un calo dell’8,9% rispetto ai 62,1 milioni del 2024. Roma è la città con il crollo più netto: le entrate sono passate da 4,8 a 2,3 milioni di euro, un -52%. Milano segue con un -34,8%, scendendo da 10,6 a 6,9 milioni.

Firenze, invece, si conferma in controtendenza con 19,7 milioni di euro, primo posto in classifica. Al secondo posto Bologna con 9,2 milioni, scalzando Milano al terzo.

Sull’altro lato dello spettro c’è il caso paradossale di Colle Santa Lucia, in provincia di Belluno: poco più di 300 abitanti, ma con un autovelox installato nella zona delle Dolomiti ha incassato oltre 2 milioni di euro tra il 2021 e il 2025, una media di circa 5.989 euro per residente. Un numero che da solo dice molto su come certi dispositivi vengano usati più come strumento di entrata che come presidio di sicurezza.

Le norme del 2025, un anno buio per le entrate

Secondo il Codacons, non ci sono elementi per sostenere che gli italiani abbiano improvvisamente iniziato a rispettare maggiormente i limiti di velocità. La causa principale del calo va invece cercata nelle norme introdotte nel giugno 2025, che hanno stabilito criteri più rigorosi per l’installazione e l’utilizzo degli autovelox, costringendo diverse amministrazioni a rivedere il funzionamento delle postazioni esistenti.

A questo si è aggiunto un altro problema di natura giuridica. La distinzione tra autovelox approvati e omologati ha aperto la strada a migliaia di ricorsi da parte degli automobilisti, e in molti casi la multa è stata giudicata illegittima. La Cassazione aveva già chiarito nel 2024 che le sanzioni elevate da apparecchi approvati ma privi di omologazione erano da considerarsi nulle. Il risultato è stato un calo di entrate che non ha nulla a che fare con i comportamenti dei conducenti.

Spenti i dispositivi non omologati

La situazione è rimasta in stallo a lungo, con le amministrazioni comunali in una zona grigia normativa che rendeva incerta la validità di molte sanzioni. Con la pubblicazione del decreto del ministro Salvini in Gazzetta Ufficiale sono diventate operative le nuove norme sull’omologazione. Il risultato immediato: 850 dispositivi non conformi sono stati spenti, mentre 3.150 restano regolarmente in funzione.

Assoutenti ha sottolineato come questa paralisi amministrativa si trascinasse dall’aprile 2024, quando la Cassazione aveva dichiarato nulle le sanzioni elevate da apparecchi approvati ma privi di omologazione, mettendo potenzialmente fuori gioco il 71% dei dispositivi installati sul territorio nazionale.

Ora che il decreto è in vigore, il quadro dovrebbe stabilizzarsi. I Comuni sapranno quali apparecchi possono usare, gli automobilisti sapranno quali sono validi, e i tribunali avranno meno ricorsi da gestire. Le entrate torneranno a salire? Probabilmente sì, ma forse meno di quanto speravano le amministrazioni abituate a contare sugli autovelox come fonte di cassa. E forse, anche questo, è un risultato utile.

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