• 23 Giugno 2021 23:51

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Brutti segnali dal manifatturiero italiano alla vigilia della revisione sul Pil

Set 1, 2016

MILANO – L’Italia si avvia all’attesa revisione del Pil del secondo trimestre dell’anno con un amaro antipasto: l’indicatore Pmi sul settore manifatturiero è sceso come non accadeva dall’inizio del 2015 e – quel che pesa di più – è retrocesso nella fascia di “contrazione” dell’economia. Quello elaborato da Markit Economics è considerato uno degli indici più attendibili per anticipare le tendenze del settore privato: viene costruito inviando questionari ai responsabili degli acquisti delle aziende, che più di altri hanno il polso dell’economia reale.

Nella rilevazione relativa ad agosto, l’indice Pmi italiano è scivolato ai minimi da venti mesi a quota 49,8 punti dai 51,2 precedenti. Nella nota mattutina, gli analisti di Intesa Sanpaolo si aspettavano un dato migliore con un calo solo marginale a 51 punti. Si tratta di decimali importanti, perché sotto la soglia di 50 punti significa entrare in una fase di regressione dell’economia. E sui decimali si gioca di questi tempi la speranza di Palazzo Chigi di spuntare ogni minima forma di crescita. A inizio agosto, infatti, l’Istat ha consegnato una previsione di “crescita zero” nel secondo periodo dell’anno (quello che va da aprile a giugno, quindi antecedente alla rilevazione sul Pmi).

Brutti segnali dal manifatturiero italiano alla vigilia della revisione sul Pil

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Una gelata che mette a repentaglio gli obiettivi di espansione economica indicati nel Def di aprile. Nei giorni scorsi, una buona dinamica del fatturato dei servizi ha diffuso la speranza che domani – alla revisione definitiva dei dati Istat – il saldo del periodo aprile-giugno possa esser migliorato a una crescita di uno o due decimi di punto percentuale. Il governo spera di così riuscire a raggiungere la cifra tonda del +1% sull’intero 2016, una revisione solo minima dal +1,2% ad ora indicato, in modo da non peggiorare eccessivamente i saldi cruciali su deficit e debito.

Brutti segnali dal manifatturiero italiano alla vigilia della revisione sul Pil

La stima preliminare del Pil italiano del secondo trimestre, diffusa il 12 agosto dall’Istat, indicava una “crescita zero”. Venerdì 2 settembre si attende una revisione al rialzo

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Tornando invece al materiale diffuso da Markit, le cose si fanno meno ottimistiche. “Considerando che la riduzione delle nuove commesse ha determinato una crescita più debole sia in termini di produzione che di occupazione, il settore manifatturiero italiano di agosto ha mostrato un rallentamento di fondo”, si legge nel rapporto. “I prezzi di vendita, nel frattempo, sono diminuiti a un ritmo più rapido con aziende campione che hanno menzionato forti pressioni competitive e un leggero calo dei costi di produzione”. A preoccupare le aziende italiane è dunque il calo dei nuovi ordini, che non si vedeva da un anno e mezzo e che combina la debolezza della domanda sia sul mercato interno che su quello estero. La produzione ha tenuto, ma solo grazie alle commesse giacenti che dovevano essere esaurite, mentre l’occupazione ad agosto ha continuato a crescere (20 mesi di espansione degli organici”, ma “il tasso di crescita delle assunzioni è rallentato, segnando ritmi modesti”.

Il male italiano è in parte condiviso a livello di Eurozona, considerando che ad Agosto la crescita del settore manifatturiero nell’area con la moneta unica è sceso a 51,7 punti dai 52 del mese precedente. Solo la Francia, però, ha fatto peggio del Belpaese.

Classifica PMI Manifatturiero per Paese: agosto
Germania 53.6 (flash 53.6) minimo su 3 mesi
Paesi Bassi 53.5 massimo su 5 mesi
Austria 52.1 minimo su 3 mesi
Irlanda 51.7 massimo su 2 mesi
Spagna 51.0 invariato
Grecia 50.4 massimo su 2 mesi
Italia 49.8 minimo su 20 mesi
Francia 48.3 (flash 48.5) minimo su 2 mesi

Fonte: IHS Markit

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