MILANO – I mercati azionari tirano dritti sulla strada del rialzo, con i nuovi record di Wall Street e le azioni asiatiche che seguono a ruota. Anche i listini europei seguono il clima positivo, nonostante il petrolio stia perdendo colpi dopo il balzo nei giorni dell’accordo Opec sul taglio alla produzione. Calcola Bloomberg che il valore complessivo dei mercati è cresciuto di 1.500 miliardi di dollari nell’ultimo mese, sulla speculazione che la presidenza Trump possa spingere crescita e inflazione, per quanto non manchino gli scettici al riguardo. Tra gli investitori c’è poi la convinzione che la Bce rimarrà accomodante nei prossimi mesi: la risposta a questo dubbio arriverà dal Direttorio di domani, quando Mario Draghi potrebbe annunciare l’estensione del Quantitative easing oltre il marzo 2017. “Un po’ di stabilità in Europa e ulteriori stimoli dalla Bce darebbero una spinta all’acquisto di azioni”, spiega l’analista James Woods all’agenzia Usa. “Ci aspettiamo come minimo un allungamento di sei mesi del piano di acquisto dei titoli” dell’Eurotower, aggiunge.

Milano tratta in crescita dello 0,9% nelle prime battute. Piazza Affari viaggia con la spada di Damocle del comparto bancario: si corre per puntellare il Monte dei Paschi, tra aumento di capitale di mercato sempre più difficile e intervento dello Stato pronto dietro l’angolo. Le notizie di un Tesoro ormai pronto al passo del salvataggio mettono benzina al titolo in Borsa, in attesa del cda che farà il punto della situazione. Unicredit, ricostruisce invece Repubblica in edicola, viaggia spedita verso un aumento da 13 miliardi. Positive anche le altre Borse europee: Parigi e Francoforte salgono dell’1,1%, Londra dello 0,7%.

Lo spread tra Btp e Bund beneficia di questo clima, nonostante la crisi di governo generata dal referendum: il differenziale di rendimento è sceso verso 150 punti base e il decennale italiano rende l’1,9% sul mercato secondario. L’euro è stabile sopra quota 1,07 dollari, in attesa della riunione della Bce di domani: la moneta europea passa mano a 1,0719 dollari a accelera un pò sull yen a 122,46. Dall’elezione di Donald Trump negli Usa il biglietto ha messo il turbo ma l’effetto Trump comincia ad affievolirsi. Crolla invece il dollaro australiano dopo il -0,5% del Pil ne terzo trimestre.

Torna intanto a crescere la produzione industriale tedesca a ottobre: secondo quanto comunicato dall’ufficio federale di statistica destatis, il dato congiunturale provvisorio, aggiustato tenendo conto degli effetti stagionali e dei giorni lavorati, è di +0,3 per cento. Un aumento meno marcato rispetto alle attese ma un dato decisamente migliore rispetto al -1,6% di settembre (corretto rispetto alla prima stima di -1,8%). Si attendono poi i dati sulla produzione industriale del Regno Unito e sul mercato del lavoro italiano da Istat. Negli Usa, occhi sui posti di lavoro vacanti, sul credito al conusmo e sulle scorte di petrolio. Come accennato, il greggio resta sotto quota 51 dollari dopo la frenata vista martedì. Le prospettive di un aumento della produzione negli Stati Uniti quest’anno e il prossimo, frenano gli effetti del taglio che i paesi membri dell’Opec e altri “esterni” decideranno formalmente sabato. Il greggio Wti viene scambiato così a 50,7 dollari al barile (-0,2%) mentre il Brent arretra a 53,7 dollari. Continua anche il calo del prezzo dell’oro sui mercati. Il metallo con consegna immediata cede lo 0,2% a 1167 dollari l’oncia.

In mattianta, la Borsa di Tokyo ha chiuso in rialzo: Nikkei su dello 0,74% a 18.513,12 punti, non lontano dal top dell’anno. La conglomerata SoftBank è finita sotto i riflettori (+6,19%), dopo l’annuncio dei massicci investimenti negli Usa. Ieri sera, proprio negli Stati Uniti, Wall Street ha stampato un nuovo record con il Dow Jones in crescita dello 0,18%.